topolino

29 dicembre 2014

Inutili consuntivi

Me lo dico senza falsi pudori, questo 2014 non è stato gran che.

Non che vi avessi riposto chissà quali speranze anzi, proprio per questo, non avendo grandi progetti, ho finito per vivacchiarlo, cercando di prendere quello che mi poteva dare senza illusioni, che in realtà dovrebbe essere quello che ci accompagna nella vita, il modo più sensato, e cioè quello di viverla solo per il gusto di farlo.

Lo so che non è giusto affermare una cosa del genere, proprio io che ho terminato il precedente ed iniziato questo 2014 con un viaggio in Giappone oltre che inframezzarlo con un altro negli Stati Uniti...no, non è giusto, lo so.
Ma non posso farci niente, questi è come se fossero due episodi avulsi dal contesto, che non dipendono da me, che non mi hanno dato, nel senso più egoistico del termine, nessun riscontro personale, se non quello di avere avuto due belle esperienze di viaggio insieme a dei cari amici e colleghi.
Hai detto niente! E' vero, sembra ingiusto ma è così.

Non posso farci molto, ho dei parametri del tutto personali che difficilmente anzi, forse addirittura neanche potrei elencare, non ne sarei capace.
Diciamo che è solo alla fine di ogni anno che, nel suo complesso, riesco a definire ciò che ho trascorso dandogli un valore, per quanto inutile, di merito.

E quest'anno non è stato gran che.

Sarei tentato di finirla qui, perché trovo perfino imbarazzante proseguire su questi binari senza riuscire a dare un senso comprensibile (almeno per gli altri) di ciò che affermo, riconosco che mi affanno a dare delle spiegazioni incomprensibili e difficilmente condivisibili, ma questo spazio e mio e lo riempio anche di dubbi e spazi vuoti.

A dire la verità non mi pare di avere dei grandi progetti neanche per il prossimo anno, ma anche qui dovrei definire "grande" per dare un senso al tutto.
In realtà un'ideina di cosa fare ce l'avrei, è proprio che sono i progetti che mi sembra non abbiano, o non possano avere, il respiro che vorrei dargli, li penso, li faccio, ma poi accetto quello che viene con rassegnazione, senza aspettarmi troppo.

Quest'anno ho realizzato una storia di Nero Maccanti, realizzata in extremis, non ci avevo pensato, ma poi per un motivo o per l'altro l'ho fatta. 
Sono soddisfatto? non saprei, l'ho fatto ed adesso lo accompagnerò come faccio con ogni mia creatura.
Ad ogni modo meno male, almeno ho dato un senso a qualcosa.

Quest'anno vorrei cominciare un dittico sul '600, un'idea lasciata a sedimentare in attesa di momenti propizi (che non so bene se siano questi), una storia in costume fatta di spade, battaglie ed intrighi di palazzo, con personaggi che si muovono come in "Hasta la victoria!" tra paesaggi reali e condito di eventi storici realmente accaduti, insieme a personaggi, situazioni completamente di fantasia.

La domanda che mi pongo spesso però è: ma a qualcuno interesserà?

Lo so, un autore non dovrebbe porsi queste domande ma, scusate la mia pochezza, io non riesco a non farlo.
Poi faccio tutto lo stesso, perché il Committente di riferimento, cioè me stesso, alla fine fa sempre come vuole, fregandosene altamente di tutto il resto, ma la domanda, per retorica che sia, me la pongo lo stesso.

Nonostante tutto siamo qua, a  dire addio al vecchio anno, e salutando, ruffiani, il nuovo.

Tanto anche lui se ne fregherà di tutti i nostri sorrisi, delle nostre promesse e dei bene auguranti auspici, come sempre farà ciò che vuole, imperterrito ed implacabile stritolerà ogni nostro buon proposito portandoci il conto dopo 365 giorni.

Comunque sia, benvenuto.



Ecco qua, una vignetta enigmatica -così l'ho definita- del mio ultimo lavoro, un uomo ed una donna che, sfalsati, si guardano, e come sfondo il mare.
Il senso della staticità della situazione, del non detto e di ciò che potrebbe avvenire è, credo, quello che definisce la fine di ogni anno. 

L'attesa di qualcosa che non sapremo mai cosa sarà, e di cui solo vivendo giorno per giorno troveremo le risposte per definirla.



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