topolino

15 dicembre 2014

BD'Art - Festival BD Rive de Gier.


Questo è il secondo ed ultimo festival al quale parteciperò quest'anno, non avendo novità, ho preferito risparmiare  la mia presenza per l'anno prossimo, dove invece dovrò promuovere la nuova storia di Nero Maccanti, il personaggio di Hasta la Victoria!, questa volta protagonista ad altre latitudini ed in altri contesti.

A Rive de Gier in realtà ero già stato invitato anni fa, ma poi all'ultimo momento un impegno improvviso mi aveva fatto rimandare la partecipazione, non so se gli organizzatori se lo ricorderanno, io non farò niente per farlo.
Dalla consultazione di OpaleBD (il sito di informazione su tutti i festival di fumetto francesi) e dalla anticipazioni che Roger Lipani (il direttore della manifestazione) ero venuto a conoscenza del fatto che la nutrita pattuglia di italiani presenti, variabile ad ogni manifestazione, era molto nutrita, anche perché l'argomento trainante della manifestazione era, appunto: l'Italia.
Ne avevo contati oltre una quindicina.
Non ci saremmo annoiati.




Il manifesto della manifestazione realizzato da Alessio Lapo.

Essendo oramai un capitano di lungo corso devo dire che di colleghi ne conosco moltissimi, ma nonostante tutto sempre più spesso mi capita di conoscerne di nuovi, di bravi ma che, per il fatto di pubblicare solo in Francia, sono pressoché sconosciuti al grande pubblico nostrano e, in taluni casi, anche al sottoscritto, e dalle informazioni su Opale BD appunto, ne avevo scoperti di nuovi che avrebbero partecipato ed ero incuriosito dal fatto di conoscerli.
In questi casi si rinuncia al fatto di mettere alla prova il nostro francese, ma se ne acquista in sana caciara!

La prenotazione del biglietto di aereo mi mette a conoscenza di un volo diretto Firenze-Lione che mi sarà utile anche in futuro e di cui non ne conoscevo l'esistenza, ma vista la mia partecipazione settimanale alla mia scuola, l'Accademia Nemo, mi pianifico una settimana in modo da non perdere il mio ciclo di lezioni e allo stesso tempo sfruttare la mia permanenza nel capoluogo toscano anche per il giorno della partenza, finendo così per rimanere fuori di casa ben cinque giorni.




Peretola, ora della siesta, evidentemente.

Partenza in orario tranquillo, tarda mattinata, sveglia di tutto comodo e senza affanni, Peretola è stato ristrutturato da poco ed è un aeroporto piccolo ma carino, anche se il Saint-Exupery di Lione è ben altra cosa, bello, moderno e funzionale, ma di infrastrutture e di confronti tra i due paesi e su grandi opere ne abbiamo già parlato, inutile rigirare il coltello nella piaga.
Il volo è tranquillo, la compagnia è una consociata Air France, si chiama Hop! Come se di un salto si trattasse, ed in effetti il volo è poco di più di questo, dura perfino meno dell'ora e mezza prevista, e con un ora ed un quarto c'è la caviamo.
All'aeroporto francese mi attende una simpatica signora di origine italiana che parla un italiano pacato ma cortese e corretto, siamo in attesa di altri due italiani in arrivo da Venezia ed un francese, uno lo conosco bene ed è Lele Vianello, amico oramai di molte campagne di dediche, anche perché insieme condividiamo lo stesso editore, l'altro è Gianluca Maconi, non lo conosco, il simpatico francese invece si chiama Simon Leturgié, e in più di un'occasione si troverà pur sul suolo patrio, in minoranza tra gli italiani, al loro arrivo ci presentiamo, ed insieme prendiamo la navetta che parte in direzione di Rive de Gier.





Da sx a destra, De Vincenzi, Lapo, Mogavino, Luppatelli, Tenuta, Serpieri, Vianello, il sottoscritto, Maconi, Sicomoro.


Il gruppo degli italiani alla presentazione, alla parola Michel Jans, il mio editore francese...sì, ma che parla molto bene l'italiano.

All'arrivo alla Sala delle Feste locale, area di esposizione comune che pare ogni località francese disponga e luogo stesso dell'evento, ci aspettano già alcuni italiani arrivati prima di noi e, come di consuetudine, li troviamo seduti ad una tavola intenti a consumare il pasto preparato per gli invitati che sarebbero arrivati in un orario critico, e cioè tra il pranzo e merenda e gli organizzatori, con la loro gentile premura, avevano previsto un intermezzo alimentare, pensando come in effetti era avvenuto per tutti, che non avessimo mangiato.
Tra gli italiani già presenti Paolo Eleuteri Serpieri, Eugenio Sicomoro, Diego Poggioni, Francesco Muciacito, Alessia De Vincenzi, Carita Luppatelli e Saverio Tenuta, e la coppia Lapo-Mogavino, invitati d'onore.
Ci presentiamo/salutiamo tra di noi, tenete presente che a parte Serpieri e Saverio Tenuta di fatto, Sicomoro e la coppia Lapo-Mogavino di nome (e nella virtualità di Facebook), gli altri per me erano dei perfetti sconosciuti, anche perché giovanissimi ed ad inizio carriera.
Si sono scoperti tutti molto simpatici, la comunità degli autori che si ritrova all'estero oltre che  animata da interessi comuni trova anche una sua compattezza nazionalistica che in altri contesti è meno sentita, e la conversazione ed i legami si creano con estrema facilità.
Poi, c'è da dire che con la quieta simpatia di Alessio Lapo e la prorompente energia di Simona Mogavino che vuoi per essere già stati ospiti del festival, vuoi perché invitati d'onore, vestivano benissimo i panni di anfitrioni della manifestazione, mettendo tutti a loro agio e creando un trait-d'union con la stessa organizzazione e facendo da vivaci catalizzatori.

Il pomeriggio trascorre così, fraternizzando tra noi fra una chiacchiera e l'altra, in attesa degli ultimi arrivi e del vernissage di inizio festival, poi a mano a mano, altri autori francesi arrivano e anche l'ultimo italiano, Mario Alberti, si unisce a tutti noi, e andiamo così a prendere possesso del nostro hotel.

Non ricordo bene perché non l'avevamo notato prima (forse addirittura non c'era ed è stato portato successivamente), ma al nostro ritorno dall'albergo al centro della sala si vede  troneggiare un enorme ripiano che disegna l'italico stivale nella suddivisione delle sue regioni, contraddistinte non solo dai rispettivi confini, ma dalla fattura diversa delle tartine che le ricoprono, differenti per ogni regione: di fronte a noi, oltre al tema significante dell'intera manifestazione, in pratica vi si mostrava anche la nostra cena.
I soliti discorsi di rito fatti da direttore prima, dall'autorità politica dopo e la presentazione uno per uno degli ospiti, come ulteriore presentazione dell'argomento e come omaggio destinato agli italiani presenti, una compagnia danzante vestita con abiti tradizionali siciliani e composta, si presume, da francesi di origine italiana (come se ne trova praticamente ovunque-ma quanti siamo?-) danno inizio ad una tarantella.




Tarantella!

Ora, in questi casi le reazioni possono essere tra le più disparate, ma tra gli italiani quella che accomuna praticamente tutti è generalmente un leggero imbarazzo di fronte a performance che forse non solo non abbiamo mai visto dal vivo, ma che rifuggiamo come la peste, ed eloquente è lo sguardo in tralice che ci siamo scambiati tra noi. Del resto, certe manifestazioni sembrano sempre un po' fuori luogo e lo spirito patriottico-nazionalista noi italiani lo manifestiamo in poche occasioni, una di queste è davanti alla nazionale di calcio, al momento dell'inno, e probabilmente solo quando si gioca la Finale dei campionato del mondo, tanto siamo sportivi, oltre a questa specifica situazione, emerge il nostro spirito campanilistico e ci azzanniamo tra pisani e livornesi, senesi e fiorentini, guelfi e ghibellini, nei secoli non ci siamo mossi da lì. C'è poco da fare.
Figuriamoci l'effetto di una tarantella.
C'è da dire però che dopo questa prima reazione posizionata tra il cinismo e la stronzaggine, alla fine mi è sembrato di scorgere tra tutti la consapevolezza che, per molti italiani che vivono all'estero, l'Italia è anche quella di una tarantella, il ricordo del loro paese di origine passa sì attraverso lo stereotipo di una danza folkloristica, ma rappresenta comunque un sentimento di affetto, di sana nostalgia che non solo va apprezzato ma che fa anche tenerezza, ed il tutto è condito con un sentimento di amore sincero che traspare attraverso la serenità e la soddisfazione di questi simpatici "anziani" che ballano con pencolante sincronia una danza del loro paese sognato.




L'Italia realizzata a suon di tartine, una diversa per ogni regione ... qui non ci sono stati campanilismi, ogni regione ha goduto del suo momento di gloria.

Dopo di loro il diluvio...l'orda dei visigoti che scende dalle Alpi e che devastano il nostro paese razziandolo, è quello che succede agli ospiti che con stentata pazienza hanno atteso la fine delle danze per gettarsi sulle tartine che, tra Molise e Puglia, Toscana e Liguria ci stavano osservando dal perimetro di un'Italia abbozzata e che non desiderava altro che di essere mangiate.
Dopo una mezz'ora il loro segreto desiderio è stato esaudito e dell'Italia non c'era più traccia. Né più e né meno di quello che sta succedendo nel nostro paese in mano a politici ed amministratori, che lo stanno razziando sotto i nostri occhi, compiendosi una sorta di presagio sotto forma di devastazione alimentare, terrificante anticipazione di quello che invece succederà a livello economico.
Per fortuna non ce ne siamo resi conto, perché a pancia piena si ragiona sempre meglio, e quando i bisogni primari vengono soddisfatti, tutto il resto diventa relativo.

Le chiacchiere sono rimandate all'albergo.

Così, ad ora tarda ed intorno ad un tavolinetto seduti in ordine sparso sulle poltrone della hall, abbiamo dato sfogo agli argomenti usuali di queste occasioni: il lavoro, la professione e i futuri e possibili sviluppi di questa...risultato, è emerso la vis polemico-apocalittica del sottoscritto che oramai mi dipinge come una cassandra alla quale stare alla larga, ma della quale non posso non argomentare le mie ragioni, ragioni che però questa volta erano totalmente appoggiate da Sicomoro, che devo ringraziare per non avermi lasciato solo di fronte alle mie tesi, condividendole in pieno e non lasciandomi solo insieme alle mie ahimè, convinzioni.

Ma non entrerò nel merito.


Il resto della manifestazione poi, è corso sui binari consueti di queste occasioni, gli orari sono quelli canonici: 10-12 e 15-19, dediche a go-go, e chi più ne ha più ne fa.
Stretto tra Lele Vianello e Paolo Eleuteri Serpieri, del quale Mosquito, la mia casa editrice francese, ha realizzato alcuni albi del suo West: abbiamo dato inizio alle danze.
Paolo era da tempo che non presidiava festival e dediche, ed aveva una fila stratosferica, questo però non ha impedito a noi di procedere tranquillamente per la nostra strada, personalmente sono rimasto soddisfatto oltre ogni più rosea aspettativa, non avendo una novità praticamente da due anni, riscontrare ancora un notevole interesse su albi oramai datati ed avere praticamente un fila costante di dediche da fare, mi ha confortato.




Con Lele Vianello di dedica.

Pranzo in struttura periferica gestita come da catering, ma che disponeva di un "apparato" di piastre per la brace costruite utilizzando vecchi serbatoi di acciaio riadattati, curiosi ma, devo dire, efficaci.

Degna di nota, come sempre, la cena del sabato sera, in una struttura surreale in una costruzione d'epoca, su più piani e con arredamenti in stile, ma disseminata di sculture moderne e quadri improponibili, spesso realizzati con materiali di scarto, scarpe e bambole assemblate con meccanismi di movimento dall'aspetto equivoco ed inquietante.
Un altro personaggio da segnalare: il maître, oltre che proprietario del locale, che sembrava uscito da un film dell'orrore e che indossava una impossibile camicia a quadrettini verdi unta e bisunta che lasciava perplessi, oltre avere un ghigno 
che lasciare presagire qualsiasi cosa, dipinto sul volto incorniciato da una pessima rasatura ...ma la cena è stata ottima, salvo un disguido iniziale dovuto ad un conteggio sbagliato, le portate sono state degne di questo nome, di qualità e con sapori particolari.



Una delle tante dediche realizzate al Festival di Rive de Gier.

Domenica mattina fitta di dediche e poi via insieme a Mario Alberti, con cui ho condiviso chiacchiere e navetta per il rientro all'aeroporto, e con cui condividevamo anche l'orario di partenza dei voli pur se per destinazioni diverse.

All'arrivo a Firenze l'impatto con il Natale nelle sue forme più consumistiche, una folla di persone assediava ogni spazio vitale di Santa Maria Novella, riesco a prendere il treno delle 17,30 aprendomi la strada come un rompighiaccio al Polo Nord e mi ritrovo stretto come sardine in una scatola d'alluminio.
Accaldato e stanco per la rincorsa, un po' ingenuamente chiedo, appena salito sul vagone stipato all'inverosimile, se sono incappato in uno sciopero, la signora mi guarda stupita - Ma no, la gente è qui per i mercatini...- già che idiota che sono, i mercatini, è Natale!

Speriamo, che sia Natale!

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