topolino

03 maggio 2012

Bulles en Drome

I Venerdì oramai spesso sono giorni idetificabili cone le partenze, la direzione questa volta è Eurre, un gruppetto di case sparse nel Drome, una zona della Francia a sud di Valence, orario di viaggio stimato di circa otto ore e mezzo.
A Parma carico l'amico Piero Ruggeri, per questa volta (ma non la sola) è lui il compagno di scorribande.
La stima sulla durata del viaggio è rigorosamente rispettata.


Ci aspettano Florent, Pascale, Patricia e Jean-Jacques, dei simpatici amici con i quali trascorreremo in compagnia l'intero week-end della manifestazione, non è la mia prima volta e quindi conosco la gentilezza , la disponibilità e l'estrema attenzione che hanno verso i loro ospiti che trattano come degli amici.



a) La sala delle feste gremita di pubblico e con le file per le dediche.
b) Il sottoscritto e Laurent galandon in dedica, in primo piano una copia francese di Digitus Dei.


Eurre è talmente piccolo come insediamento, che la prima volta che vi partecipai ebbi il dubbio che il Festival avrebbe avuto una quantita di visitatori insufficienti a riempire la sala delle feste, spazio pubblico imprescindibile per ogni raggruppamento di case francesi non inferiori alle dieci unità.  
Felicemente, mi sbagliai.
A pochi chilometri c'è Crest, una cittadina di media grandezza, sovrastata da un castello, che sarebbe più esatto definire un massiccio torrione, costruito a controllo della vallata e che abbiamo immaginato ben difficile da espugnare, viste le caratteristiche difensive della struttura.



c) Il torrione sovrastante la cittadina di Crest.


Sapevo che sarebbe venuto Laurent Galandon, il mio sceneggiatore francese (ed ottimo fotografo) con cui abbiamo realizzato il dittico "La Venus du Dahomey", e che avremmo parlato delle nostre cose, dei nuovi possibili progetti e di amenità editoriali, sempre interessanti quanto talvolta difficili da seguire nell'incedere veloci della dialettica locale.
Ho ritrovato dopo un po' di tempo l'amico Xavier Delaporte, conosciuto anni fa in un paio di occasioni a Grenoble, piacevole persona con la quale abbiamo condiviso punti di vista sulla nona arte, punti di vista assolutamente convergenti ed è simpatico riscontrarlo anche in un mercato con caratteristiche diverse dalle nostre.
Poi ancora autori come Houot, Nouriel, Lacaf, Efix, Ferra, Gigault, Rolland e molti altri.

Abbiamo scoperto che i francesi possono votare opere che vengono proposte su internet, oltre che contribuire alla realizzazione di album in base al gradimento che gli internauti gli tributano sul web e che, una volta raccolta la cifra che generosi mecenati versano on-line per la realizzazione dell'opera, questa alla fine si realizza con il patrocinio e l'impegno diretto di importanti case editrici, erano presenti quattro giovani autori che hanno  beneficiato di questa intelligente iniziativa.
Ora, ad onor del vero, mi è stato detto che anche in Italia c'è qualcosa del genere ma, perdonate la franchezza, non so perchè, ma non riesco ad essere ottimista sullo stesso tipo di risultato.... sarà forse perchè in questo paese come si riesce a mettere le mani su qualcosa che contenga denaro, difficilmente questo viene usato in modo filantropico?
Certo, non è edificante avere questi pensieri....


d) Una delle "costruzioni" di tartine che guarnivano il ricco buffet del pranzo inaugurale.


Sabato mattina breve giro nella parte vecchia antistante il castello di Crest, e poi via all'inaugurazione della manifestazione e delle mostre, poi un pranzo iniziato con l'augurio di un succulento ed originale buffet fatto di centinaia di tartine disposte a decoro di cotruzioni plastiche, e poi il poco salutare "salto della quaglia" dal tavolo da pranzo a quello delle dediche fino a sera....come si dice: se magna e se disegna....
La sera cena all'interno della "sala delle feste", debitamente sgomberata a tempo di record da stand e pareti mobili e prontamente vi è stato imbandito un enorme tavolo dove abbiamo presto posto autori, organizzatori e personalità locali, ero accanto al gigantesco quanto simpatico Jean-Luois e la moglie, Piero e con Xavier, la serata è scorsa tranquilla e veloce come le bottiglie di rosso Cote du Rhone che transitavano tra i commensali, tra una chiacchera e una risata.




e) In attesa che il salone delle feste fosse adibito a sala da pranzo per la cena del sabato sera, in amene discussioni con Xavier Delaporte ed i colleghi francesi.
f) La cena all'interno del salone, tolte le infrastrutture, gli organizzatori e gli ospiti si godono le ligabioni serali, alla mia sinistra il carissimo Jean-Louis.


La domencia intensa sessione di dediche alla mattina e poi via nel luminoso dopo pranzo, dopo una scorpacciata di moules, due enormi porzioni di cozze che tutto ci saremmo immaginati meno che mangiarle nella profondo entroterra francese. 
Un breve saluto agli amici e via per un ritorno in Italia tra nuvole e raggi di sole in variabile alternanza, addirittura con un sacchetto con un paio di panini e generi di conforto preparato per l'occasione dai premurosi francesi, preoccupati per la nostra indigente disappetenza.

La prossima domenica loro votano per un probabile cambiamento di rotta .... noi no!







25 aprile 2012

Albissola Comics: buona la prima!

Albissola Comics si è dimostrata un successo.

Non sono mai euforico nelle mie constatazioni ma devo riconoscere che gli amici Stefano Grasso e Dario Isopo sono riusciti a realizzare una prima edizione, come si dice ed ho già letto: con il botto.
Complice una località balneare carina ed accogliente, un tempo generoso e moderatamente mite, la curiosità della "prima volta" e l'attitudine del luogo agli eventi culturali ed all'ospitalità, ed il tutto è riuscito a scorrere sui binari dell'ottima riuscita.
Solo la presenza degli autori è stata di per sè un successo, un record per una prima edizione, ben più di una ventina, oltre ai disegnatori del fumetto-on line Davvero di Paola Barbato, un'autentica tribù.

Devo dire che non avevo avuto molte titubanze quando mi venne proposta la partecipazione, già al momento in cui mi vennero descritte le caratteristiche della manifestazione mi sembrarono, al tempo, interessanti e a loro modo originali.
Una Galleria per autore (in alcuni casi due, rarmente tre), dove ognuno espone i propri originali ed ha lo spazio per promuovere le proprie produzioni oltre che a firmare le consuete illustrazioni messe gratuitamente a disposizione dell'organizzazione su un disegni reaizzati dagli autori per l'occasione.

Io ho avuto la fortuna di essere assegnato alla Galleria Savaia, centrale ed in ottima posizione, ma sopratutto gestita da Michela (con l'aiuto discreto e gentile della figlia Ida), una presenza tanto simpatica quanto disponibile, che mi ha confessato quanto in questo weekend fumettofilo gli si sia spalancato davanti agli occhi un mondo affascinante e interessante che non conosceva, oltre che avermi fatto nell'ordine da: supporter, assistente, promoter, venditrice e sponsor oltre ad avermi affiancato per tutti i giorni offrendomi caffè e bevande tra una firma ed un disegno.
Della serie: come trovare un'amica in un fine settimana.
Encomiabile ed incredibile.

Le cose si sa, sono tanto più belle quanto sono inattese, così come nuovi incontri, nuovi colleghi di cui approfondire l'amicizia (Alessia Martuscello, Alberto Pizzetti, Roberto Manzocco, Maurizio Dotti) o rafforzare le vecchie conoscenze (Pasquale Frisenda, Angelo Stano, Giancarlo Alessandrini con la moglie), o il semplice incontro con colleghi come Andreucci, Laurenti, Lola Airaghi, Chiaverotti e molti altri.







a) Il manifesto del Festival.
b) Uno dei vicoli centrali della cittadina.
c) L'ingresso della galleria Savaia, la galleria che mi era stata assegnata per l'esposizione delle tavole, la firma dei portfolio e per le dediche.
d) Il sottoscritto in dedica.
e) La cena del sabato sera al "Cambusiere", si intravede sulla destra Alberto Pizzetti, mentre accanto a me, alla mia sinistra, nell'ordine: Alessia Martuscello, Angelo Stano e Maurizio Dotti.
f) Il pranzo della domenica al Valadrillo con, da sinistra: Frisenda, Stano, Alessandrini e consorte.


Per la cronaca il fine settimana è iniziato con una cena all'Hotel Garden insieme a Paola Barbato e Matteo Bussola, Roberto Manzocco indetta dal Lyon's Club locale, cena all'interno della quale si è parlato del fumetto in genere, del comc-blog Davvero e sul libro di Manzocco sulle implicazioni filosofiche all'interno delle storie di Dylan Dog, e del mio Hasta la Victoria!
Devo dire che non mi aspettavo una platea così incuriosita ed interessata, del resto, il mondo del fumetto, a conoscerlo, è molto più dotto di quello che può sembrare, se solo se ne conoscessero le peculiarità.
Il sabato prende il via la manifestazione con l'inaugurazione dove, a sorpresa, si è visto Davide Bonelli che ha con breve commento a coronato la cerimonia inaugurale, ma i lettori erano già alla caccia degli autori per richiedere firme, disegni ed autografi sul portfolio realizzato dagli organizzatori.

I pranzi sono stai tutti all'altezza della cucina ligure, quella del sabato al "Familiare" con delle splendide trofie al pesto e quello della domenica al "Valadrillo" che con sorpresa ci ha servito una tanto inusuale quanto poco ligure cassoela. Perfino la cena del sabato sera al "Cambusiere" dove si contavano decine e decine tra organizzatori, autori, lettori, amici ed infiltrati vari è stata davvero ottima, nonostante la quantità di gente da servire.

Insomma, Albissola Comics è stata un'occasione nella quale si è visto come l'inesperienza di una organizzazione neonata, e perfino con relative risorse economiche, ma aiutata da tante energia, entusiasmo e buone idee che hanno unito originalità a scelte strategiche funzionali hanno prodotto una manifestazione che, se riuscirà a mantenere la semplicità e la genuinità di questa sua prima esperienza, c'è da immaginarsi che diventerà un appuntamento ed un momento di incontro tra lettori ed autori anche per i prossimi anni.

Personalmente, glielo auguro.

17 aprile 2012

Di altre storie e di altri eroi...





Si riparte.

Dopo una lunga pausa nella quale mi ero immerso nelle atmosfere della Parigi di fine secolo (quello precedente, intendiamoci), da oggi ci tuffiamo in altri mari e da altri lidi.

Stamani abbiamo aperto ufficialmente le danze sulla realizzazione della mia nuova storia a fumetti, quella che definirei una "graphic novel" perchè, almeno nell'accezione odierna è la definizione che più si avvicina al fumetto che vado a cominciare.
E' stata scritta un paio di anni fa ma poi, per impellenze, impegni e varie priorità è rimasta nel cassetto in attesa di trovare il tempo per realizzarla....tempo che, anche adesso, sembra tuttavia scarseggiare, perchè mi piacerebbe che fosse pronta per Lucca, ma Lucca in fondo è soltanto dopodomani.

Non aspettatevi niente di ciò che avete visto fino ad ora, perchè sarà qualcosa di diverso da quello che ho sempre fatto, nella forma e nei contenuti, niente personaggi in tute attillate e pronti all'azione o eroi disincantati al centro di rivoluzioni, ma un racconto che ha qualcosa di autobiografico e che sostanzialmente è costituito da personaggi ed episodi che hanno abitato la mia vita e che fanno parte di essa.
Un racconto scritto più come un'esigenza personale che legato a strategie professionali, avulso da ogni congettura editoriale ma che ha sentito il bisogno di emergere dalla memoria per essere impresso sulla carta, voleva vivere autonomamente come fosse animato di vita propria, ed io mi sono quasi sentito obbligato a dargli corpo.

Nella vita arriva un momento in cui ci si propongono delle domande alle quali ci sentiamo obbligati a trovare delle risposte e, nell'incapacità di farlo, si prova in mille modi a cercare le ragioni di ciò che siamo, qualcuno si lascia sopraffare e rinuncia, molti fanno finta di non capire, altri tentano scompostamente di trovare un modo per farlo insomma, ci provano ... altra cosa è riuscirci.

Fatto sta che è tutta una ricerca, e non si sa bene di che cosa.

Io intanto scrivo, disegno e coloro ... del resto, non so fare altro.

13 aprile 2012

Report da Bourgoin Jailleu







1-Il manifesto del Festival realizzato da Houot.

2-I tre compari "baciati" dal sole.
3-La vetrina di una delle librerie con l'esposizione di alcuni albi del sottoscritto.
4-Il centralissimo "mercato coperto", sede della manifestazione.
5-La cena del venerdì sera con organizzatori ed alcuni autori.

In tremendo ritardo, non che la cosa cada in prescrizione o qualcuno ne rivendichi la scadenza, ma per dovere di cronaca dovevo scrivere due righe su Bourgoin Jailleu, l'ultimo Festival al quale ho partecipato, oramai più di quindici giorni fa.

Una discriminante dei festival è la partecipazione o meno di italiani, non che i francesi non siano simpatici, tutt'altro, ne conosco molti oramai e sono un grande incentivo al miglioramento della lingua. Ma per lo stesso motivo, la presenza di connazionali rende tutto più caciaresco e familiare.
Questa volta in viaggio eravamo in quattro, Piero Ruggeri, Gradimir Smudja e la moglie Zorica.
Tutto più facile.

Niente da dire sull'organizzazione, Stéphane Della Coletta & C. sono stati all'altezza della situazione, ospitali, gentili e molto disponibili, come sempre.
Il Festival organizzato in uno splendido spazio che un tempo era il "mercato coperto" della cittadina, oggi splendidamente ristrutturato per manifestazione del genere, oltre che centralissimo e comodo, illuminato dallo splendido sole che ha accompagnato la manifestazione è stato ancora più accogliente.
Unico dato dolente è stata l'affluenza del pubblico, non trascendentale, forse proprio a causa del bel tempo (quasi primaverile) che ha indotto i molti a più divertenti alternative, tuttavia io ed i miei "compari" non ne abbiamo risentito, visti che siamo stati impegnati con le nostre dedicaces dall'inizio alla fine degli orari disponibili.

Curiosa la cena del sabato sera alla Gendarmerie, un ristorante gestito dal corpo di Polizia ma aperto a tutti, una simpatica consuetudine che si perpetua ogni anno diventando così una curiosa caratteristica del festival, c'è da dire però che il "corpo di Polizia" in questione non è equivalente al nostro ed ha mansioni diverse, appartenente all'esercito e come tale esplica attività militari come, ad esempio, un'attiva presenza in Afghanistan.

Per le prossime settimane una breve pausa in Italia e poi di nuovo Francia ...speriamo sempre con il bel tempo.

13 marzo 2012

Addio Moebius! Quando muoiono i nostri sogni








a) Jean Giraud - Moebius 1938- 2012
b) La dedicaces di Bueberry, che custodisco gelosamente, ricordo di un momento indimenticabile, un pennarello e una semplice matita grassa, non aveva bisogno di molto altro.

c) Angouleme 2007, stand Editions Mosquito, mentre sta guardando gli albi della casa editrice (in realtà era venuto per Toppi), in primo piano la mia splendida nuca.
d) Lugano, Inova Fumetto '92, in primo piano Moebius in dedica e sullo sfondo il sottoscritto, a destra si scorge Alessandro Pastore, ospite per l'occasione ed editore italiano di Moebius.
e) Ancora Inova Fumetto, di fronte ai magazzini Innovazione, una parte del gruppo degli autori di Nathan Never, Claudio Castellini con ragazza, il sottoscritto, Olivia, Maura, Lucia e Michele Medda con folto crine.
f) La biografia di Jean Giraud-Moebius "Il mio doppio io" con prefazione di Ferruccio Giromini edita dalla casa editrice Derive Approdi.


E' morto Moebius.

Con lui scompare una parte del mio universo, dei miei sogni, e di tutto quello che per me, da sempre, ha costituito l'idea di fumetto.

Pochi personaggi hanno influenzato con il loro lavoro l'immaginario collettivo, sia del settore specifico in cui operavano che quello culturale in genere, contamindandolo in modo definitivo, Moebius l'ha fatto con il suo disegno e con la sua fantasia regalando un tocco personale e riconoscibile alla sua visione del fumetto e delle arti grafiche.
E' stato lui, con una nuova intepretazione dell'universo fantastico ad aprirmi le porte della fantascienza, proprio io che sempre con lui, nelle vesti di Jean Giraud (il suo vero nome), ero dedito all'avventura ed al western, e non amavo per niente quel mondo che fino allora era concepito con astronauti in tutine di carta stagnola e missili simili a supposte, reinventando astronavi e costumi con una fantasia ed disegnando tutto con l'assenza dei neri ma inserendo una fitta trama di linee che determinavano volumi e forme, lo schiudersi di un nuovo modo di disegnare, un flash induttivo che ha condizionato e ancora condiziona generazioni di disegnatori.
Detto questo, che si unirà agli innumerevoli peana che di lui il mondo intero gli dedicherà, non mi resta che ricordarlo attraverso quelle volte che l'ho incrociato.

Era il Maggio del 1992 e in occasione di Inova Fumetto, una manifestazione organizzata da Antonio Carboni presso il centro commerciale di Innovazione a Lugano, avendo come tema della manifestazione la "fantascienza ed il fantastico", vennero riuniti per l'occasione tutti gli autori ed i disegnatori del neonato Nathan Never, per la prima volta tutti insieme, e come ulteriori ospiti a guisa dell'argomento trattato, i due autori francesi Jean Giraud/Moebius e Philippe Caza, due autentiche celebrità.
Fu un'occasione indimenticabile, un po' perchè nessuno di noi disegnatori si conosceva personalmente, perchè splendette un sole che rese Lugano bellissima e fu un'occasione divertente, ma sopratutto perchè accanto a noi c'erano autori di sì fatta fama che si cimentavano insieme a noi in firme e dedicaces, facendoci sentire parte di un ambiente a cui solo pochi mesi prima, almeno per me, sognavo di appartenere.

Tuttavia ho soltanto una fotografia che mi ritrae insieme a Moebius, ed è anche un po' sfocata, all'epoca non c'era la possibilità di smitragliare in serie decine di foto digitali, c'era ancora la pellicola, ed oltre alla qualità inferiore dell'immagine, c'era anche una sudditanza verso l'ottimizzazione degli scatti, fatto sta che la foto resta sfocata.
Io, e ne sono consapevole, sono fatto di una pasta un po' particolare, fuori commercio, ho delle sinapsi tutte mie che si attivano con procedure non standard, questo per dire che non sono mai stato nè un cacciatore di autografi nè un ricercatore di foto con personaggi famosi, convinto nel mio modo contorto di vedere le cose, che ogni volta che sono ritratto con qualcuno, specialmente se famoso, questa non deve essere un "occasionale passaggio" senza coinvolgimenti personali, ma la testimonianza di un momento autentico che deve essere anche condiviso e diretto. All'epoca mi sentivo inadatto e impreparato anche semlicemente ad affiancarmi a lui per una semplice foto, tanto mi sentivo piccolo e misero, che volete che vi dica, sono fatto così, per cui è stato sufficiente avere una foto che mi ritraeva insieme a lui ma a distanza e accumunati dalla medesima azione, per me era già molto, la foto, nella sua forma aveva anche una sua sostanza, rappresentava qualcosa di autentico.
Siete liberi di pensare quello che volete.

Non sono neanche un lettore di biografie, anche in questo caso preferisco lasciare a certi personaggi quelle umane debolezze che conoscendole li mortificherebbero ridimensionandoli, piuttosto che sapere che libri anno letto, se odiavano la madre fin dalla tenera età ed hanno avuto un turbinoso battesimo del sesso, ma la sua autobiografia "Il mio doppio io" l'ho letta senza indugi e, per fortuna, non ha scalfito minimamente il personaggio immaginato.

Pur non avendolo incrociato a nessun festival ahimè!, l'ho visto in altre occasioni, credo più o meno in varie Angouleme, ed ogni volta, personaggio riconosciuto da tutti, si muoveva con una leggerezza inconsapevole, accompagnato da un alone mistico tutto attorno, un aurea particolare fatta dello stesso mito che lo componeva, una fama planetaria ed universalmente riconosciuta e mai messa in discussione da nessuno. Sono pochi oggi, i personaggi che godono di sì tanto riconoscimento, almeno io, non saprei fare altri nomi, al momento.

Nel 2007 ad Angouleme venne allo stand delle Editions Mosquito, ed anche qui ho una foto che mi ritrae di nuca (quando si dice la fotogenìa), ma che almeno ha il merito di inquadrare Moebius in modo nitido nel suo pastrano e cappello nero che lo facevano assomigliare ad un pistolero western che avrebbe potuto tranquillamente animare un'avventura del tenente Blueberry. Nella foto sta guardando i nostri album dispensando gentili complimenti a tutti, ma in realtà era venuto per ossequiare il riconosciuto quanto apprezzato maestro italiano: Sergio Toppi che insieme a noi era impegnato nelle consuete dedicaces.
Una circostanza unica, due pezzi del fumetto e della sua storia che si complimentavano reciprocamente.

Moebius mi ha fatto amare la fantascienza, ma del suo doppio, Giraud in arte GIR, ho amato soprattutto e senza limiti Mike Steve Blueberry, il rissoso ed indisciplinato tenente della cavalleria americana, meraviglioso personaggio western che ha attraversato tutta la mia vita, prima come lettore affamato e curioso e poi come autore e professionista, un western insuperabile e tuttavia reso credibile e magistralmente coinvolgente dal suo ineguagliabile talento grafico che si trasformava quando dal fantastico passava al realistico, inserendo neri e contrasti decisi, lezione imparata dal suo primo maestro Jijé, ma reinterpretata e personalizzata nel suo inconfondibile stile.

Potrei scrivere per ore, tanti sono i riferimenti, le emozioni e le cose che ho apprezzato del suo lavoro e del suo inimitabile disegno, ma non riuscirò mai ad essere originale nel ricordarlo, poichè tutte queste emozioni sono sicuro di condividerle con migliaia, milioni di persone e l'originalità, quando si parla di un personaggio del genere, si ritrova soltanto in ciò che ha fatto e non in ciò che, con inutili sforzi, si può dire di lui.
Così come potrei usare decine e decine di aggettivi ognuno nella propria forma iperbolica, e non riuscirò ugualmente a rendere merito a ciò che è stato, ne userò soltanto due: inimitabile e grandioso.
Nessun altro sarà mai come lui.

Quando ci incontreremo di nuovo, ci faremo una foto come Dio comanda ... garantito.



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02 marzo 2012

Le grige brume della Manica





a) A cena insieme a Marc Wasterlain e la moglie Oriana (anche lei di origine italiana), Jean Marc e Christine amici della Mosquito.
b)L'interno de la Calquella, lo spazio nel quale era organizzato il Festival.
c) Esterno del complesso la Calquella, che comprende anche un auditorium ed altri spazi di condivisione.
d) Le falaises e la spiaggia antistante, viste da Cap Blanc Nez. Le spiaggie hanno la stessa morfologia di quelle di Saint Malo ed evidentemente dell'Oceano Atlantico, sottoposte a rapidi ed improvvisi innalzamenti della maree.

Coquelles è nelle vicinanze di Calais, non lo sapevo, ma da qui parte il tunnel che attraversa la Manica, da qui nascono e partono i treni che attraversano i 35 Km. che dividono la Francia dall'Inghilterra, trait d'union tra due stati che non si sono mai amati, e che hanno sempre preteso di mettere i puntini sulle "i" delle loro differenze.

Siamo ai confini con il Belgio, terra di miniere e di grande immigrazione italiana, di brume e cieli grigi e piogge, di casette con mattoni a vista e buona birra.

Il venerdì al nostro arrivo, siamo ospiti a casa di uno degli organizzatori, Bruno, che mette a disposizione il suo appartamento per un vernissage a base di tartine e bocconcini assortiti, in una sala piena di librerie cariche di BD, un vero appassionato ...tra i vari libri anche una buona parte della collezione 2 heures et 1/2 dela Glenat che anni fa pubblicò in questa collana opere della Sergio Bonelli Editore (Martin Mistère, Dylan Dog e Nathan Never), tra cui spiccava un Nathan Never con tre storie realizzate dal sottoscritto (ogni album contemplava tre storie per personaggio).

Sabato completo di dedicaces, constellato di appassionati arrivati da oltre 300 Km. per conoscerci e per farci firmare ogni cosa firmabile, non essendo mai sato ospite di un festival belga, questo situato nelle vicinanze, rappresentava un'occasione facilmente raggiungibile.
Moltissimi francesi di origine italiana, come anticipato, questa è terra di immigrati, anche se gli italiani sono distibuiti con generosità un po' a tutte le latitudini (ma quanti siamo?).
Tra tutte Virginia, la responsabile della libreria che, accortasi del mio francese con forte accento italico, ci tiene a farmi sapere le sue origini, che ha studiato letteratura italiana e che adora la Sicilia da cui proviene, una ragazza davvero carina e simpatica, con la quale è gradevole fare conversazione.
Cena ad un ristorante nelle vicinanze di Calais, a base di pesce, con una entrée a base di Saint Jacque, mitile di cui avevo già apprezzato il sapore nel precedente viaggio a Saint Malo.

La mattina della Domenica, Bruno ha la brillante idea di coinvolgerci in una gita sulla costa, per farci vedere le falaises, le corrispondenti francesi delle coste inglesi di Dover, le loro esatte dirimpettaie.
Arriviamo così sulla costa e ci avventuriamo verso Cap Blanc Nez, un punto di avvistamento dove sorge un obelisco in memoria della II Guerra Mondiale.
Qui il passaggio della guerra è ancora visibile e ne sono testimonianza le centinaia di casematte erette dai tedeschi a protezione della costa e ancora lì a guardia di un nemico che le avrebbe definitivamente sconfitte aggirandole e, in molti casi, sancendone la totale inutilità, fortini con pareti di oltre un metro di cemento e impossibili da distruggere, monumenti ad un esercito che su queste coste aveva modo di osservare il nemico con il binocolo.

La domenica scorre tranquilla, perfino troppo, i visitatori sono davvero pochi anche se io non mi fermo mai un minuto e non riesco ad alzarmi dalla mia postazione, tutto intorno è un deserto di solitudine, gli stand non vendono e gli autori impegnati sono pochi.
Gli organizzatori annunicano ad occhio la metà dei visitatori dell'anno prima, non un gran che comunque...peccato. Anche se personalmente non posso lamentarmi.

La sera partenza per Parigi, pernottamento a Marcussis a casa Chaussy, il giorno dopo RER ed arrivo ad Orly, volo Easyjet per Pisa ed arrivo sopra un mare splendido nella sua calma ed illuminato da un fantastico sole primaverile.

Sì, siamo tornati a casa.

01 marzo 2012

Ciao Lucio...


La realtà sa manifestarsi in tutta la sua crudezza quando meno te l'aspetti, stai facendo altro, e qualcuno ti avvisa della scomparsa di un personaggio, ieri era Amy Winehouse o Withney Houston, oggi è Lucio Dalla.
L'inesorabile marcia del tempo trascina con sè di tutto, in un alternarsi di situazioni inevitabili, e se la scomparsa delle persone a te vicine fanno piangere, i personaggi famosi ti aprono a riflessioni di altro tipo, ma entrambi lasciano delle cavità profonde.

Se vado tra i miei raccoglitori di CD (o tra le musicassette, sì, ho ancora quelle) non riesco a trovare neanche un Cd di Lucio Dalla, e questo non vuol dire che non l'apprezzassi, anzi...
E' solo che non so spiegarmi bene il perchè di alcuni autori ho quasi tutto ciò che producono, mentre di altri, pur apprezzandoli, non posseggo neanche un singolo.
Non lo so.

Lo ricordo a San Remo del '71 con la canzone 4/3/1943, con l'accompagnamento del suono elegante e melodioso di un violino, brutto, antiestetico e inelegante con la camica bianca e l'immancabile coppola a coprirgli le calvizie, atipico per l'epoca, un brutto anatroccolo peloso, ma la canzone l'amai da subito e la cantai per anni. L'Italia la contò per anni.
Anidride Solforosa è uno degli LP che ricordo molto bene, tanto mi colpì, all'epoca, la scelta di quel titolo, lo trovai geniale nella sua originalità.
Tutte le altre canzoni, un successo dietro l'altro, le ho ascoltate e canticchiate, e le ho apprezzate nel loro concedersi cornice della mia esistenza.
In varie interviste, incontri o servizi giornalistici avevo avuto modo di apprezzarne l'intelligenza, la cultura e l'ironia, scolpendo un personaggio di una pienezza non comune, segno evidente che ciò che si produce come autore non può essere frutto di alchimie precostituite, bensì di profonde radici di conoscenza.

E' stupido stare qui a ricordare ciò che ha significato per noi un personaggio, in fondo a chi interessa il nostro coinvolgimento in tutto questo?
Ma se per ognuno di noi ha significato qualcosa di importante, trascurabile o il suo esatto contrario, il fatto stesso di starci a pensare ci illude di appropiarsi di qualcosa della sua storia e quella degli altri che l'hanno condivisa e tutto questo, anche lo stesso scriverne a riguardo, è per sentirci uniti in un momento dove la solitudine è l'unico sentimento comune, e fa paura.

E' morto a Montreaux, sede di uno dei più importanti festival Jazz del mondo, jazz che era il primo e mai dimenticato amore, ed è morto nel mese di Marzo, tre giorni prima il suo compleanno che è anche il titolo della canzone che lo rese popolare, il destino di una vita in un mese.

Adesso usciranno CD di raccolte delle sue canzoni, lo so che è ingiusto, ma sarà il momento che le comprerò ... scusami se non l'ho fatto prima.

21 febbraio 2012

Festival Opale BD


Escludendo Angouleme, che sta diventando, come Lucca, quasi una tappa imprescindibile del mio percorso annuale, riprendo da questo fine settimana il mio peregrinare in giro per festivals.

Il 2012 si apre perciò con il Festival Opale BD di Coquelles, una cittadina nelle vicinanze di Calais, partenza Venerdì prossimo e ritorno il Lunedì.

La pagina ufficiale del festival annuncia la presenza di 36 autori, di cui ne conosco si e no un paio, incrociati in altri festival e di altri due ne rammento le facce anche se non so bene dove collocarli nella memoria (per loro sarà lo stesso, se non peggio) ... comunque sia si riparte|!

13 febbraio 2012

All at once...


Sono andato a riprenderla, nascosta tra i contenitori delle cassette audio, obsolete machine music che non si usano più, anche perchè mangianastri non se ne producono, per cui anche volendo...

Avevo bisogno di ricordare:

You give good love
Thinking about you
Someone for me
Saving all my love for you
Nobody loves me like you do
How will I know
All at once
Take good care of my heart
Greatest love of all
Hold me

In copertina una giovane e bellissima nera con i capelli tirati all'indietro, con l'austerita e la fierezza di una principessa amazzone (e ne so qualcosa, visto quello che sto disegnando da mesi), come titolo soltanto il suo nome.
Era del tutto sufficiente.
L'album era uno di quelli che non ti fanno rimpiangere neanche la plastica della confezione, tutte le canzoni erano bellissime, scritte e realizzate per quella voce nuova, limpida e cristallina, si diceva cresciuta nelle atmosfere dei cori gospel e di nobili origini musicali.

Lavoravo nello studio di uno stilista di moda in via Bigli, nel così detto quadrilatero della moda milanese, quello che un tempo era lo spazio all'interno del quale si pensava, creava e vendeva la moda di grido italiana. Un tempo lontano, fatto di yuppies, benessere di ritorno e rampantismi che avrebbero cominciato a fare i primi guasti e che avremmo scontato negli anni a seguire, ma era comunque un bel vivere.
Era appena l'inizio.
Cominciavo ad avere sempre di più le idee chiare, anche se il panorama non era del tutto nitido.
Ma avrei capito più tardi.

Le musiche erano quelle dei Phil Collins, Eurythmics, Brian Ferry, Al Jarreau, Joe Cocker e lei, che con la sua voce abbagliò chi la ascoltava, e per quel lungo periodo fu la colonna sonora della mia vita.
Indimenticabile.

La musica non è fatta solo di note ed arrangiamenti, ma si ritaglia con le sue atmosfere un pezzo delle nostre vite, ci si incunea e ne diventa la padrona assoluta, e al richiamo di un ritmo non senti soltanto le note rimbalzare, ma sono i tuoi ricordi che si svegliano dal torpore e come novelli teatranti ti fanno rivivere quei momenti, i profumi e le emozioni come se tutto fosse accaduto ieri.

All at once è stato un periodo della mia vita, bello ed entusiasmante perchè immaginavi un futuro che speravi pieno di aspettative e di sogni da realizzare e Withney Houston è stata la madrina che ha accompagnato quei momenti con l'armonia della sua musica e la melodia della sua voce.

Il bello è che da lì, da quel pezzo di vita, non se ne andrà mai.

01 febbraio 2012

Retour da Angouleme







a) Il manifesto di Angouleme 2012, realizzato dal presidente della manifestazione, l'americano Art Spiegelman.

b) Il palazzotto dove eravamo alloggiati con Vianello e il finnico Lukkarinen e consorte, un palazzotto del seicento con l'accenno ad un fossato perimetrale difensivo e parco annesso, tutto davvero curioso.
c) Le pubblicità delle uscite delle Editions Mosquito sulla rivista gratuita Zoo e sul magazine informativo Canal BD.
d) La copertina della versione francese di Digitus Dei.

Siamo tornati da Angouleme, quest'anno stranamente temperata, o almeno meno fredda del solito. Il freddo invece lo abbiamo trovato al nostri ritorno in Italia e adesso ne stiamo patendo le conseguenze con le strade innevate, l'elettricità balzellante e senza una goccia d'acqua da ore.
Un bel ritorno, non c'è che dire.

Viaggio con i Paganelli (Il Grifo Editore), Max Frezzato e Nadia, un'amica. Le solite 13 ore di strada che va dal valico del Frejus fino al Cognac, con sosta a Saulce d'Oux alla solita "Ristorante da Cecilia", da buoni italiani non rinunciamo mai alle specialità del luogo, specialmente se si viaggia con Mauro.

Digitus Dei ha avuto una bella accoglienza, abbiamo fatto la solita incessanti sessioni di dedicaces a ritmi serrati, cioè non risparmiandoci su niente, le cene a l'Esperance con lo staff Mosquito, am sopratutto la conoscenza di Lele Vianello, storico collaboratore ed amico di Hugo Pratt, con il quale ha condiviso la realizzazione delle sue maggiori opere.

Lele è un veneziano doc, un pacioso signore sincero e gioviale che ti sa accompagnare cortesemente ed allegramente nelle girate intorno agli stand, pronto alla battuta o all'osservazione intelligente e magari per l'occasione snocciolandoti un aneddoto condiviso con il Maestro di Malamocco, ma senza proposopopea, semplicemente perchè lui c'era e perchè si diverte a dirlo. Piccole perle di un personaggio che non c'è più, che ha fatto la storia del fumetto e che con lui a condiviso esperienze, bevute, viaggi, amici, insomma una bel pezzo della sua vita.
E' stato un privilegio conoscerlo ed un grande piacere stare insieme a lui per quasi tutti i giorni della manifestazione, tra l'altro condividevamo due camere attigue in un singolare palazzotto vicino al centro, una magione sviluppata in verticale e piena di stanze arredate con gusto bizzarro, di proprietà di una curiosa signora e del suo uggioso cagnolino.

Ho avuto alcuni incontri, piacevoli conferme e inusitate proposte.

Con grande piacere ho incontrato gli autori conosciuti alla Rèunion (tra i quali il massiccio e simpatico Diantantu) che inaspettatamente erano ospitati allo stand Les Bulles de l'Ocean, gestito dall'amico Jean Luc Schneider e dalla splendida moglie Reina, un tanto improvviso quanto gradito incontro.

Il sabato sera cena all'Hotel Mercure in casa Dargaud (in contemporanea c'era quella di Delcourt e, forse, di altre case editrici). Condividevo la mia italianità unicamente con Claudio Curcio l'organizzatore del Comicon napoletano, seduto ad un altro tavolo, per il resto ero l'unico autore di casa nostra, ero seduto al tavolo con Christel (la direttrice editoriale) ed Eve una sua collaboratrice, Morja (un giovane talentuoso autore della sezione jeunesse) uno dei fratelli Bonneau (il disegnatore, l'altro, lo sceneggiatore era in viaggio nel Sudamerica), il critico Olivier Boissy ed altri autori dei quali mi sfugge il nome.
Cena ottima, ottimo vino e buona conversazione, considerata la confusione e la condivisione degli argomenti...Christel è stata un'ottima coordinatrice del tutto.


Il dopo appartiene ad uno di quegli eventi ai quali non si può rinunciare oh, là là... ed è la kermesse del sabato sera al Mercure, punto cruciale della mondanità del Festival, un avvenimento al quale non si può dire di non avervi partecipato, pena il pubblico ludibrio dell'ambiente, mancanza che è sopratutto capace di rendere perfino inutile la partecipazione alla mostra.
Infatti, dopo che le cene sono terminate, i commensali usano riversarsi nella hall dell'albergo che si gremisce così di addetti ai lavori, autori, critici, editor, direttori, sfaccendati, curiosi presenzialisti e aspiranti autori in una bolgia di chiacchiericcio ed incontri degna del Peter Sellers di Hollywwod Party, in questo spazio fitto di persone fino all'inverosimile ci si deve muovere rigorosamente muniti di bicchiere al seguito, con una charmante nonchalance (notare il profluvio di française) muoversi con disinvoltura tra persone che ci ignorano tranquillamente ma facendo finta di conoscere tutti ed essere lì per caso, perchè ci hanno fortemente voluto anche se noi saremmo stati volentieri altrove.
Con nonchalance, appunto ... uno spettacolo, garantisco: imperdibile.

Poi la domenica comincia con quel senso di smobilitazione inevitabile dopo sei giorni di tour de force, pieni di canard, entrecote e ile flottante.
Alle 16,30 sono stati diramati i bollettini ufficiali dei vincitorie dei Fauves (i premi assegnati alle varie categorie), noi non li ricorderemo mai, anche perchè spesso sono di autori che non conosciamo, alle 18,30 si sale tutti sul furgone, sappiamo già dove fermarsi, l'anno scorso siamo stati bene e faremo tappa nel solito ristorante, come vi dicevo, è sempre una questione di specialità locali che noi sappiamo apprezzare al meglio.

Pernottamento a St Etienne già sotto la neve che non ci abbandonerà più fino al giorno dopo a Genova.

Adesso siamo qui, senz'acqua, aspettando di fare una doccia calda da più di cinque ore e come non agognavamo da anni....viene perfino la nostalgia dell'ile flottante che, per la cronaca, è un dolce.

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