topolino

27 gennaio 2014

Ciao Alvaro

L'altro giorno è scomparso un personaggio al quale ero molto legato, da sempre, si può dire.

Abitava a pochi metri da casa mia, con sua nipote ci ho giocato insieme sotto il lampione al caldo delle sere d'estate: a Monopoli, a campana, a nascondino, a un, due, tre, stella...siamo stati bambini insieme.  
Faceva parte di una famiglia storica di Rosignano, non so neanche bene il perché nel definirla "storica", non c'era nessun blasone che la rappresentasse o gesta particolari che ne magnificassero la fama, ma quasi tutti la conoscevano, ed Alvaro, così si chiamava l'amico scomparso, aveva contribuito, negli anni, ad amplificarne la conoscenza.

Alvaro era un edicolante, lo so, sembra riduttivo detto così, ma i realtà non era un semplice gestore di rivendita di giornali, era: l'edicolante.




Per me, quella figura ieri, oggi e per sempre sarà incarnata da lui, perché nessuno come lui ha interpretato quel ruolo alla perfezione, trasformandola quasi in una maschera da commedia dell'arte, e facendola sua.
Del suo lavoro ne aveva fatta una ragione di vita, per anni l'ho visto nelle prime ore della mattina verso le 5,00 alla stazione a ritirare i pacchi che arrivavano con il treno, o sull'Aurelia per prendersi quelli scaricati dai vari corrieri, al cambio del turno all'entrata degli operai della Solvay per rifornirli dei quotidiani freschi di stampa, più tardi all'ospedale a portare i giornali ai malati corsia per corsia, e così tutti i giorni che Dio metteva in terra...proprio quel Dio in cui ha sempre creduto poco.

Non so da quanto la sua famiglia avesse l'edicola, per me da sempre, ma io l'ho conosciuta addirittura prima che si spostasse sul limitare di Piazza Monte alla Rena (dov'è tutt'ora), ed era accanto ad un bar sul lato opposto, un buchino ridicolmente piccolo (ma per l'epoca sufficiente) dal quale lui sbucava da una finestrella quasi fosse una colomba nella colombaia, con i giornali appesi tra loro con delle mollette per panni, in un orgia asimmetrica di equilibrismo, pile per terra ed espositori ovunque.

Nel suo tempio, mi perdevo nelle cataste (perché queste erano le quantità di giornali a disposizione all'epoca nelle edicole) dei fumetti, nelle mensole a disposizione delle produzioni bonelliane, in quel periodo fatte solo di Tex, Comandante Mark, Piccolo Ranger, Mister No e Zagor, nei capitali spesi nell'acquisto delle raccolte di figurine Panini o le decine di settimanali.
Un universo.
Per anni le mie giornate sono state scandite dalle visite che facevo alla sua edicola, per scuriosare, sapere se erano uscite le novità o se il mio giornaletto preferito era nel frattempo arrivato, in un periodo bellissimo dove l'edicola era, per me, un paradiso dove si trovavano tutte le meraviglie (e c'erano davvero), e lui il mio Lucignolo tentatore che mi proponeva le sue novità. 
Conosceva le mie passioni, le assecondava e spesso le intuiva avvisandomi di nuove uscite, io so che non lo faceva soltanto per il mero guadagno, la sua mi è sempre sembrata una sorta di missione, una vocazione a quel lavoro, un servizio dovuto ai suoi clienti, godeva nel vederli soddisfatti.
Era una presenza quasi imprescindibile della mia giornata nei miei pellegrinaggi continui e costanti.

Quando studiavo all'ISIA, mi occupavo di disegno industriale e i miei interessi orientavano intorno alla plasticità delle forme e alle nuove tendenze del design, mi capitò una volta di chiedergli se aveva la rivista "Modo", che si occupava, al tempo, di design.
Non ce l'aveva.
Il mese dopo la trovai appesa in bella mostra sopra la sua postazione, ora, sono sicuro che in quel periodo, io fossi l'unico consumatore di quella rivista e Rosignano non era certo Ulm o il Politecnico di Milano, inoltre in quel periodo e sopratutto in quella zona la diffusione di alcune testate non aveva una distribuzione capillare né quella provincia poteva essere considerata una zona d'interesse, ma di certo Alvaro si era segnato quella mia richiesta e da quel giorno, ogni mese successivo, io potei acquistarmi quella rivista così particolare.
Lui vendeva, è certo, ma io sono sicuro anche che l'aveva fatto per me.

Poi me ne sono andato a lavorare in altre città, sono andato a vivere altrove.
Ma le mie periodiche incursioni alla sua edicola non potevo fare a meno di farle, so anche che mi seguiva, perché spesso citava articoli che mi riguardavano o mie pubblicazioni che erano uscite, e lo faceva scambiando alcune battute veloci ma, in qualche modo, precise ed attente.


Poi è arrivato il tempo di cedere la ragione della sua vita, perché di questo si trattava, la sua amata edicola, ma questo amore ha continuato a manifestarsi facendolo orbitare sempre intorno ad essa, come fosse un cane affezionato che va a piangere sulla tomba del suo padroncino, e con la scusa di aiutare i nuovi possessori nell'avviamento di un lavoro che lui conosceva così bene, faceva tenerezza in questo suo attaccamento.
Riuscivo a capirlo perché sapevo come e con quanta dedizione si era dedicato alla sua edicola.

Negli ultimi mesi deambulava appoggiato alla sua sedia a rotelle, sapevo che non stava bene, lo si vedeva, ma nelle mie sparute visite a Rosignano sempre veloci e con l'occhio al'orologio, non mi è mai capitato di incontrarlo in modo tale da potergli dire:- "Come va, Alvaro? Tutto bene?" e adesso me ne pento.
Si fa sempre così in questi casi.

Se n'è andato un pezzo della Rosignano che mi ha cresciuto e che mi ha fatto diventare quello che sono, una di quelle figure come non ce ne sono più, perché questa società non è più in grado di produrle, con un'omologazione sempre più clonatrice di tutto, costumi, usi e mode e perché no, anche di persone.
Immagino che, non avendo più la sua edicola come punto centrale e di riferimento della sua vita, avesse cominciato a morire a poco a poco già da un po' di tempo, e forse in un mondo dove tutto si sta spostando su tablet e video digitali a discapito della carta stampata, la tua scomparsa diventa un paradigma di un mondo che sta lentamente trasformandosi.

Ciao amico, e grazie per tutto quello che hai fatto per me, non so quanto tu te ne possa essere reso conto, ma quel che sono lo devo anche a tutto quello che mi hai venduto.
















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