topolino

9 gennaio 2014

Arigato, un Natale in Giappone (1a parte)


Lo so, non ho perso tempo, ma credetemi, non è per smania di grandezza o impazienza da presenzialismo bensì la consapevolezza che certe cose o si fanno subito, a caldo, o perdono la loro fragranza, come fossero brioches, ed è per questo che sono già qui a proporvi le impressioni e la descrizione, come fosse un cahier de voyage, dell'esperienza giapponese.
Ecco, è così, diciamo che da buon pasticcere vorrei farvi assaggiare le mie specialità prima che vadano a male, si rinsecchiscano o diventino stantìe.

Dividerò queste mie impressioni in più parti per renderle digeribili, anche se vi anticipo che sono fatte con i migliori ingredienti, con passione e con qualche ora rubata al sonno al punto che, ancora adesso, me ne domando il perché.


20/21 Dicembre

Partenza da Firenze in perfetto orario, l'aeroporto del capoluogo toscano è meglio di come me lo aspettassi, in parte moderno e funzionale che fa belle figura in confronto ad altri, il traffico non è dei migliori e la pista piuttosto corta per colpa di una diatriba tra comuni che si spartiscono la paternità dell'impianto ed un parco protetto dagli ambientalisti.
La compagnia è quella prevista, i gemelli Chiarotti, Federica ed io, subito alle prese con la spartizione dei pesi da distribuire per i regali ed i libri da portare agli amici giapponesi, un calcolo fatto con un dinamometro pronto per l'uso e il tempo per chiamare un taxi che ci porti all'aeroporto, giusto per capire che, alla fine, il check-in on line serve a poco e tutto quello smanettare sul PC c'è lo saremmo potuto risparmiare.
La giornata è buona e mette al bello, il viaggio per Roma rapido ed indolore, come una puntura Pic, non ce ne accorgiamo neanche, il tempo tra il decollo e l'atterraggio è talmente ridotto che come intermezzo gli stewards passano con una bottiglia di acqua minerale in mano e con l'altra tenendo i bicchieri, il tempo è poco, è vero, ma lo spettacolo incute tristezza comunque.
Il Leonardo da Vinci è tutta un altra cosa, il caos e la grandezza dell'impianto ci catapulta immediatamente in una dimensione internazionale, facciamo una sosta a base di bresaola e speck e siamo pronti per l'imbarco. Il gate è il G 17, nella parte nuova, quella internazionale e per le lunghe tratte, ci arriviamo con un treno di superficie.
Sembra una cosa seria, e noi cominciamo a crederci.
L'aereo non è stracolmo e ci sono alcuni spazi vuoti, io e Carlo ci sediamo in uno spazio per tre, e si respira, a Luca a Federica viene lasciato lo spazio definito "confort" perché con maggiore spazio di fronte, ma alla fine si rivela troppo vicino ai wc e con troppo traffico intorno, alla fine concordiamo che l'unico spazio accettabile sarebbe la classe "magnifica" che prevede un box personale, lo slittamento della poltroncina a lettino e un habitat vivibile, ma temiamo che il costo equivalga all'intera vacanza e ci rilassiamo.
Il viaggio si presenta lungo, si parte alle 11,30 e l'atterraggio si prevede alle 16,30 ora di Tokyo, praticamente le 3,00 di notte in Italia. C'è poco tempo per dormire.
In compenso c'è un 'ottima scelta di film, e Alitalia ci permette la vista anche in lingua autoctona (unico caso, credo, tra tutte le altre compagnie di bandiera che invece se ne infischiano bellamente della nostra lingua), scegliamo "White House down" film d'azione senza pretese che ci garantisce un paio d'ore di latitanza cerebrale.
Poi tentiamo una dormita dopo il pasto dalla tipologia italiana ma dai sapori bah!... delle crêpes non male, ma forse era meglio sperimentare la soluzione nipponica, tanto per entrare nel mood. La proveremo al ritorno.
Ma si dorme poco, l'orario  non è confacente, e ci si muove cercando una posizione che non si trova mai.
Si preferisce scegliere  un altro film e rimandare la dormita, è "Lone Ranger", western atipico, l'eroe è un bambacione senza piglio, il co-protagoista è Jack Sparrow senza veliero, ma per noi che siamo abituati ai Clint Eastwood non è cosa, si dirà che non è quel tipo di western....vero, ma allora perché mettergli cappellone e cinturone con pistole, vabbè, non vediamo l'ora che finisca.
Arrivo a Tokyo Narita alle 16,30 ora locale, 40 minuti per arrivare al terminal e poi dentro la città dopo l'incontro con Takashi e Kaneko, autenticazione Japan Rail in tempo per evitare una fila che cresce a vista d'occhio e poi in albergo sulla metro incontriamo Yumi e Mata, la prima ha vissuto a Milano, ci parliamo e Takashi la invita la sera con noi a cena.





L'arrivo in Giappone si presenta così: migliaia di persone che affollano la metropolitana e le stazioni ferroviarie, traffico intenso oltre che insegne, neon e colori ovunque. Non c'è che dire, un bel colpo d'occhio.

Poi check-in all'albergo e via verso Nakano per visitare Mandarake un negozio di originali per Luca, di nuovo in albergo per incontrare Kotabe e poi a cena...ma si finisce in un ristorante italiano e viene ordinato un Le Macchiaiole, un rosso di Bolgheri che si produce a circa una decina di km da casa mia, siamo agli antipodi e beviamo un vino di casa, chi l'ha detto che il mondo è grande?



L'incontro nella hall del Southern Century Tower con il Maestro Kotabe e l'immancabile scambio di regali.

La zona di Shinjuku dove ha sede il nostro albergo, il Century Southern Tower è una delle più commerciali, qui conosciamo Azuka la ragazza di Takashi (ma scopriamo in seguito che in realtà è un suo sogno nel cassetto) è simpatica e disponibile e fraternizziamo subito, la zona è fantastica ed è una visione è alla Blade Runner esattamente come me la immaginavo, la folla frenetica ma ordinata e numerosa fino a tarda notte.
È notte e siamo stanchi, il sonno di fa sentire, rimandiamo a domani....adesso scrivo ma sono già oltre le una.

22 Dicembre

Colazione con paste Donoughts di matrice americana, poi verso Asakusa, un quartiere turistico dove c'è un antico tempio con una via di accesso costituita di negozi di souvenirs, può sembrare chip ma la merce venduta è talmente inusuale e carina che acquisteresti tutto, ed io sono uno a cui si attacca poco alle mani.





Asakusa con il suo tempio e i suoi negozietti di souvenir e giapponeserie, tutte molto carine ed inusuali, anche le cianfrusaglie, qui, hanno un loro stile al quale siamo poco abituati.

T-shirt, borsette, sandali di foggia giapponese eleganti e sobri, tutto diventa acquistabile perché esotico e sobrio al tempo stesso come solo certa tradizione giapponese può essere.
Qualche commerciante ci impedisce di fare delle foto, non so se sono gelosi della loro privacy o temono la concorrenza, neanche gli copiassimo i prodotti...senti chi parla.



Tra negozi che smerciano paccottiglia varia, specialità gastronomiche e varie curiosità, uno che vende katane.

Poi sosta al tempio dove con una monetina ci meritiamo un'indulgenza e la possibilità di esaudire un desiderio, una strusciata in un punto particolare di un Buddha la guarigione della parte toccata e l'aspergersi con il fumo di una specie di ara una buona dose di fortuna, dopo tutto questo ci dovremmo sentire meglio, ed invece ci ritroviamo piuttosto affamati.



Da oltre un anno Luca ha un dolore che gli parte dalla guancia destra, e per questo, toccando la stessa parte del Buddah si dice che i dolori passeranno....ognuno di noi ha snocciolato i propri problemi o malanni in molti luoghi sacri e templi che abbiamo visitato, non è per malafede, ma se tutto va come deve andare, abbiamo risolto diversi problemini...

Sosta in un ristorante locale a base di tempura e poi decisi verso Yokohama dove ci aspetta la visita ad una mostra di Meiko (la nostra amica e traduttrice di Firenze), in esposizione con dei suoi quadri, e poi la cena con il maestro Kotabe nel famoso quartiere cinese della città, unico insediamento importante del Giappone delle comunità cinesi, insieme a quello di Kobe.



L'ingresso del quartiere cinese di Yokohama, uno dei più grandi del Giappone.

Cena in un famoso ristorante cinese, molte scarpe restano fuori dalle deliziose stanze con separè di carta di riso, noi evidentemente ci meritiamo una sala destinata agli occidentali e manteniamo le nostre calzature ai piedi, con un sospiro di sollievo per tutti, ci siamo risparmiati afrori di ogni tipo, poi stanchi e già pieni di pacchi c'è ne torniamo alla nostra Century Southern Tower.
Una delle prime considerazioni fatte (e sempre sospettate) è quella che, nei ripetitivi paesi, i sapori dei piatti é completamente diverso dagli stessi mangiati sul territorio italiano, fatto che indica come ogni cucina si adatta (ovviamente) ai sapori del paese in cui viene ospitata e ne assume, per certi versi, delle connotazioni a sua volta particolari.

23 Dicembre

Mattinata libera, ci siamo concessi un po' più di sonno, ma sempre troppo poco, domani rimedieremo.
Colazione al Krispy Kreme Donoughts, catena americana ma comoda, vicina e a buon mercato, le ciambelle riscaldate poi, a parte la sostanziosa dose di burro, sono fantastiche, ogni tanto il fegato può sopportare stravizi.
Il gruppo per la mattina si divide, i Chiarotti Bros. ed il sottoscritto in direzione Nakano, per tornare verso Mandarake, il portentoso negozio di originali, comics gadget  se quant'altro attenga il manga, ho invidiato sinceramente gli appassionati, lo fossi stato anch'io sarei diventato pazzo, tanta era la scelta e l'imbarazzo stesso di selezionare.





L'ingresso del negozio Mandarake (ma è articolato in vari fondi tutti limitrofi che vendono tipologie merceologiche diverse tra loro ma sempre attinenti al manga, anime e toys di genere, al primo piano della galleria centrale) tra pupazzetti e abiti preconfezionati per cosplayers.

Una considerazione va fatta: frequentando il mercato francese, spesso mi soffermo a sottolinearne la maturità delle proposte, l'interesse e la considerazione mediatica che la cultura francese gli attribuisce, ma niente, e garantisco niente è minimamente confrontabile a quello giapponese, per quantità di proposte prodotte, varietà delle proposte stesse legate ad una suddivisione del mercato per fasce d'età, interesse e generi, per lo sfruttamento sistematico delle potenzialità di un personaggio in action-figure, film,  libri tematici, making, trasposizioni in giocattoli o in puzzle, e perdersi tra gli scaffali di una edicola /libreria non è affatto difficile vista la quantità di quello che è esposto, difficile davvero rendere l'idea.



Una veduta di uno dei tanti scaffali di fumetti.

Vi garantisco che non essendo interessato alla tipologia, è stato frustrante non avere il desiderio di soffermarsi per sfogliare, ed il perdersi questa opportunità di continui stimoli ed emozioni, credetemi, mi è dispiaciuto parecchio.
Poi a pranzo ci siamo trovati un ristorantino che ci convincesse, ed è andata bene. Dopo una ricerca tra le miriadi di localini infilati nei più reconditi angoli di vie e viuzze, ci siamo fermati in un localetto sulla via principale, le foto dei piatti ci hanno convinto ed abbiamo preso una specie di spaghetti affogati in una minestra di carne (ramen) e verdure piuttosto piccanti ed un piattino con sei agnellotti ripieni di verdure davvero buoni, perfino troppo abbondanti, solo io sono riuscito a terminare per intero la mia porzione.
Il pomeriggio incontro di nuovo con gli amici giapponesi per andare a vedere, in una sala dei Toho Cinema a Ginza, la parte commerciale e una delle più IN di Tokyo, l'ultimo film del regista Takahata da poco uscito nelle sale, regista che dovremmo incontrare nei prossimi giorni.




Ginza.

Il film narra di una antica leggenda giapponese, di una ragazza che nasce da una canna di bambù e che viene trovata da un tagliatore di queste piante, e che una volta diventato ricco gli si presenta il problema di dare il sposa la ragazza, e dopo una educazione appropriata questa deve trovare il marito che ne rinforzi la dote, o che comunque porti lustro alla famiglia, ma che pur essendo innamorata di un ragazzo con cui è cresciuta e che nel tempo ormai si è sposato, alla fine termina in modo mistico essendo chiamata "nei cieli" dal Buddha, accompagnato da una specie di orchestrina parcheggiata su una nuvola e proveniente dalla luna che, anche se riprende la classica visione della divinità, a me non è piaciuta, l'ho trovata poco mistica e poco evocativa. Ma non conosco le dinamiche religiose per cui sospendo il mio senso critico e mi adeguo.
Lo temevamo ed è successo, con la stanchezza incipiente e accumulata nelle gambe per le grandi camminate e l'orario critico, i primi minuti della proiezione sono stati galeotti, la lotta impari e selvaggia con la  fatica non è stata sempre vinta. Ed infatti dopo avere più volte richiamato la testa ciondolante per i colpi di sonno, ho sentito un grugnito possente come se provenisse da coguaro che si è alzato nella sala, ammutolendola....Carlo aveva colpito, una russata stratosferica lo ha risvegliato dal sonno assassino che vigliaccamente lo aveva colpito....ha fischiettato facendo finta di niente, ma il colpevole è lui. Lo so, io c'ero.
Tuttavia la pellicola è molto struggente, romantica e triste, ed è disegnata in un modo molto "schizzato" quasi fosse un rough, con una matita grassa che da senso e spessore alla trama, una colorazione con toni tenui ed un background realizzato con un delicato acquerello.
Usciti, avendo a malapena espresso il desiderio di poter vedere uno spettacoli o di teatro tradizionale giapponese, il kabuki, mi sono trovato immediatamente accontentato da Takashi che ne aveva acquistati due biglietti al vicino teatro. Da qui la massima che ci siamo preposti da quel momento, e cioè quella di NON esprimere un desiderio per non obbligare i nostri amici ad esaudirlo.




Il teatro Kabukiza, uno dei più importanti del Giappone, a Ginza dove siamo andati a vedere uno spettacolo kabuki.

Prima dell'ingresso a teatro, una frugale e veloce cena in un ristorante indiano mangiando un pollo al curry e birra indiana, di trascurabile valore.
Con Luca ce ne siamo visto uno spezzone, sufficiente per farci un'idea ed apprezzarlo, ma anche sufficientemente corto per goderne senza che ci venisse a noia, visto l'impossibilità di capire il significato della performance, nell'accentuata espressività e caratterizzazione della recitazione in giapponese (la mimica sopra le righe ricorda molto la nostra commedia dell'arte nella forzata recitazione delle maschere) e nei continui e gutturali mugolii che non capivamo.
Poi di nuovo rotta per Shinjuku in direzione stanza 3170, al 31imo piano del Century.
Cominciamo sempre di più apprendere possesso della città nonostante la continua presenza degli amici giapponesi che ci guidano e l'intricata rete di treni, metropolitane, taxi e mezzi di trasporto pubblici che fanno di una metropoli enorme e popolosa come Tokyo una città dove il traffico scorre regolare e le auto sembrano scomparire inghiottite dalla stessa città, segno di un ordine ed una organizzazione efficiente e inevitabile.

24 Dicembre

Vigilia con mattinata free, nel senso che gli amici giapponesi ci hanno concesso l'autonomia, sono fin troppo gentili a seguirci come bimbi, è anche giusto sbagliare da soli.
Mattinata in direzione Harajuku, altra zona commerciale con viette caratteristiche piene di negozi di oggettistica, abiti, curiosità e ristorantini, file interminabili di ragazzi di fronte a baretti evidentemente alla "moda" (almeno questa è l'unica risposta che siamo riusciti a darci, ieri ne abbiamo incontrata una per una band di giovanotti scapigliati, roba da fare invidia agli One Direction).






Per le strade e stradine del quartiere di Harakuju.

Nella via principale i soliti marchi noti: Emporio Armani, Luis Vuitton, Dior, Ralph Lauren, Dolce&Gabbana e molti altri, un po' di Ferrari e BMV mai viste, e la solita fiumana di gente ininterrotta, per lo più giovane e ben vestita (ma questa è una costante), gente che sembra attiva solo ad uso commerciale, poi inaspettatamente un tempio (chiuso) con annesso cimitero, annegato tra case popolari.
Si dice che il Giappone sia in recessione da circa sette anni, ma dal movimento e la quantità di persone nei negozi non si direbbe, specialmente se paragonata alla miseria e alla latitanza dell'utente medio italiano che invece pare impegnato nell'improba lotta quotidiana di mettere insieme il pranzo con la cena. Insomma, il paragone con noi è improponibile, da noi serrande abbassate e negozi vuoti, qui centinaia di negozi annegati di luce e colmi di clienti.
Pomeriggio in cerca di bookstore e art center, per misurare la proposta commerciale di questi due reparti che ci interessano personalmente.
La libreria la troviamo praticamente di fronte all'hotel, sei piani di libri di vari  formati, la parte fumetto riempie praticamente un piano, sono incellofanati e non si possono sfogliare, la parte "Illustrations and making" lascia un po' a desiderare, riusciamo a trovare un paio di libri ma niente di più, alcuni americani preferiamo acquistarli su amazon,  e notiamo la presenza di qualche Fumettaro francese, Schuiten su tutti, De Crécy, Bilal, un Delisle...a tenere alta la bandiera italiana trovo il mai compianto Sergio Toppi, ma per merito della Mosquito francese, perché se aspettiamo gli italiani...
Durante la nostra ricerca, mettiamo a dura prova la conoscenza dell'inglese della popolazione nipponica, almeno di quella da noi testata (il livello era scarsino, che detto da noi, non proprio seguaci del grande Bardo, è tutto dire), e abbiamo capito che, nella loro costante ricerca di aiutarci quando si toccano il naso e cominciano a tentennare, è il segnale che non hanno capito una beneamata mazza...ci provano, perché la ricerca della soddisfazione dell'ospite e la loro innata gentilezza glielo impone, ma state certi che non sanno che pesci prendere.
Poco distante dall'albergo, sempre a Shinjuku troviamo anche l'art center, Sekada, anche qui sei piani di penne, colori, fogli, cavalletti fino alle cornici, sono sei piani pure questo edificio, in Giappone non si va a reparti, ma a piani: me ne esco con un pennarello.



Federica Fabbri, Takashi Namiki, Yoichi Kotabe ed il sottoscritto per le strade di Ginza.

Poi incontriamo gli amici giapponesi, Kotabe, Namiki e Kaneko insieme ad un animatore di Takahata, andiamo ad un ristorante giapponese dove ci offrono le tagliatelle nipponiche, sono degli enormi pici bolliti insieme a verdure, carne, pesce e insaporite con delle salsine, io mi schiaccio un dito in una sedia e la prima parte della serata la trascorro con il ghiaccio sull'anulare e imprecando tra me è me mentre faccio finta di gustare la cena. La cena, ben poco goduta, è stata contraddistinta dal pulsare del dito e dal vapore che saliva dalle scodelle di alluminio dove venivano fatti bollire gli alimenti, appannando i vetri, riscaldando l'ambiente, accecandoci con gli effluvi ed aprendoci i pori della pelle tanto da suggerirci una immediata pulizia del viso dai punti neri, ma abbiamo desistito preferendo occuparci delle "prelibatezze" offerteci.



Nonostante il mio sorriso d'ordinanza, quella sera ho sofferto...ho sofferto molto, ve lo giuro, il dito che mi è rimasto incastrato nella seduta di una sedia difettosa mi ha fatto male, ma molto, accidenti a lei! Alla fine non ci sono state conseguenze e, ad ogni modo, fingo bene: ammettetelo.

Poi andiamo a letto, la mattina dopo abbiamo una levataccia, lasciamo il Century per cambiare albergo, ed inoltre andiamo in visita al famoso studio di animazione Toei, giusto in tempo prima della chiusura per le vacanze natalizie.

25 Dicembre Natale

Cambio di hotel, dal bel Century Southern Tower al più umile Tokyu Inn in tutt'altra zona, e di tutt'altro stampo: Kichijoji.



Il Natale mi ha svegliato con uno spettacolo simile, un'alba dorata bellissima che si staglia contro un cielo azzurro di una giornata straordinaria, il tutto visibile dal 31imo piano del Century.

Direzione Toei Animation Studio dove incontriamo un luminare dell'animazione giapponese (vi scriverei anche il nome se riuscissi a tradurlo dal bigliettino da visita), che ci accompagna all'interno del museo dandoci spiegazioni che Luca, amante delle Anime ed intenditore com'è, va in sollucchero.
Io un po' meno, invidio il suo entusiasmo e la sua incontenibile gioia, lo invidio davvero nel senso migliore del termine, vedo trasudare entusiasmo da ogni poro ed ogni disegno, poster e pazzo gli ricorda l'infanzia con i suoi momenti migliori. Io sono cresciuto con altre cose,altri disegni ed altri riferimenti, ma lo accompagno volentieri facendomi dare tutte le spiegazioni del caso.
Il museo è piuttosto minimale, ha poche stanze e una delle cose che mi ha colpito, oltre che alla sua longevità, un grafico in cui si accavallano le produzioni con le esperienze di chi ci ha lavorato, creando una sorta di albero genealogico che permette la durata delle collaborazioni.
Poi direzione Ghibli Museum, realizzato intorno alle creazioni di Hayao Miyazaki, che come il nostro accompagnatore , il maestro Kotabe nasce all'interno della Toei Animation per poi staccarsene per costruire la sua casa di produzione, e trasformandola in una delle più importanti e più premiate al mondo. Il museo ha un impronta didattica e divulgativa, niente a che vedere con i parchi tematici Disney, il bambino non è un consumatore, ma lo si prende per mano e gli spiega i misteri e i criteri dell'animazione, gli si svelano alcuni trucchi e attraverso la ricostruzione dello studio del Maestro ne capisce anche il percorso creativo, ci sono i disegni preparatori, background e mille fonti di ispirazione con libri, e fotografie. Poi spazi per bambini ma non con forzature atte a strabiliarlo ma per aumentarne la socialità, come un grande insetto-bus di panno dove i bambini saltano e giocano, una sala di proiezione, shopping e ristorante, il tutto all'interno ad una originale costruzione architettonica dai curiosi riferimenti stilistici, ricordanti vagamente l'"art nouveau".




Gli studi della storica Toei Animation e uno scorcio del Museo Ghibli.

Serata all'insegna della fraternità tra l'Italia ed il Giappone con gli amici di sempre ed una tavolata di artisti tra i più famosi nel mondo dell'animazione, con cui ci siamo scambiati molteplici brindisi a base di Guinness nera e rossa, perché sì, eravamo in un Irish Pub, ed abbiamo mangiato würstel, patate fritte e frittura mista, sembrava di essere nei sobborghi di Belfast piuttosto che nel centro di Tokyo.



La festa in nostro onore realizzata in questo Irish Pub con molti dei più importanti animatori giapponesi, cena dai vaghi sapori europei e bagnata con birra irlandese...dicono.

Serata terminata con il karaoke, non guardatemi così, io non volevo esserci, anche perché ascoltare cantate le sigle dei cartoni animati giapponesi in giapponese, credetemi, é un supplizio che auguro a pochi. Anche qui ho fatto la figura dell'abulico, perdonatemi, ma non riesco a coinvolgermi in cose che non mi coinvolgono, karaoke a parte, se fosse stato Gino Paoli (per dirne uno) magari mi divertivo pure.
Buon Natale a tutti!

26 Dicembre Santo Stefano

...che ormai è un giorno che mi ricordano gli altri, e grazie a chi se lo è ricordato anche quest'anno.
Giornata all'insegna del tour di alcuni degli studi di animazione nipponici più famosi, se ieri era stata una giornata dedicata ai musei, oggi cercheremo di capire come funzione la produzione e l'organizzazione di uno studio di animazione, e tutto questo alla vigilia della loro chiusura per le vacanze dell'ultimo dell'anno che per loro è il reale motivo delle feste di questo periodo.
Il primo studio è il TMS, all'ingresso campeggia una grande "scultura" in cartone raffigurante Lupin III, qui ci accoglie il direttore dell'animazione e ci fa vedere tutti i reparti, ci permette di fare domande ed interloquire con qualche dipendente, l'ambiente è rilassato ma non si sente volare una mosca, tutti sono chini a lavorare sui tavoli e le rare voci con toni bassissimi. Io cerco di imparare i rudimenti ascoltando e cercando di starmene zitto, per non dimostrare le mie enormi lacune, ma che dico enormi....di più.



Foto di gruppo con il maestro Tomonaghe mentre siamo in visita al TMS Studio.

Pranzo ad un ristorante di cucina "francese" dove oltre al l'ottimo pranzo, che definirei probabilmente il migliore), dove comprendiamo il perché di questo saltabeccare da un ristorante all'altro, i giapponesi si annoiano frequentemente di ciò che mangiano (io avrei anche una constatazione diversa, ma lasciamo perdere) ed io aggiungo che amano anche mangiare fuori, e lo dimostrano della quantità esorbitante di ristoranti di ogni genere distribuiti in qualsiasi posto abbiamo perlustrato, per questo cercano ogni giorno di proporci cucine diverse.
Il pomeriggio visita allo Studio Ghibli, uno dei più importanti del mondo, lo studio fondato dal pluripremiato Hasao Miyazaki, dove veniamo a sapere che è rarissimo poterlo visitare, probabilmente siamo gli unici italiani fino a questo momento, e questo per merito del maestro Kotabe che ci accompagna assiduamente ed è grande amico di Miyazaki avendoci lavorato insieme.
L'atmosfera è simile a quella che si respirava al museo, c'è aria di creatività, anche nell'arredamento e nei dettagli, un aria di chi ha capito di quanto sia stimolante e costruttivo lavorare in un ambiente non solo carino ed accogliente ma che rispecchia perfino gli universi fantastici che vi si creano, ad uso e misura di chi lo vive, ed anche da questo si capisce il perché di certe cose e di una particolare sensibilità, i capolavori non nascono mai a caso.
Non è un posto di lavoro, ma uno studio dove si pensa e si costruiscono isole di fantasia.



Schierati come in una parata ufficiale, la foto è scattata nel bar dello studio Ghibli, a sedere l'Accademia Nemo quasi al gran completo in piedi da sx: Kaneko (il fotografo ufficiale della spedizione, attendo da lui tonnellate di fotografie, scattava ovunque),Kotabe e figlio, Takashi e Meiko, accompagnatrice per l'occasione.

Qui conosciamo un po' tutti, dal direttore degli studi al responsabile commerciale dei diritti, il direttore dei background e il realizzatore dei fondali dell'ultimo film prodotto dallo Studio Ghibli, quello realizzato da Takahata, visto tre giorni fa, e l'editore del libro del making del film.
Intravediamo anche Miyazaki, ma non ci permettiamo di disturbarlo, consapevoli di essere anche troppo fortunati ad essere lì.
L'ultima sosta è per lo Studio 4C, uno studio che ha realizzato filmati di ogni genere con,si capisce, una preferenza alle tematiche fantascientifiche, e se nello Studio Ghibli respiravamo poesia e leggerezza, qui l'approccio è più moderno e volitivo, i titoli sono d'effetto e sincopati, la tecnica veloce e modaiola, l'ambiente di lavoro più moderno.
Lo short release (ben poco short, in realtà) è avvincente, i film mostrati molto interessanti (uno di questi era "Memories" di Otomo Katsuhiro, il papà di Akira), diversi come stile tra di loro e dal montaggio psichedelico, tanto al punto che più di una volta mi è venuto un preoccupante abbiocco, preoccupante perché lo spettacolo mi interessava e non capivo il perché della sonnolenza, ma alla fine della proiezione ho capito che il montaggio era troppo veloce e lo stesso effetto lo aveva fatto anche agli altri, evidentemente il cervello, o almeno il mio, ha bisogno di ritmi più lenti per potersi permettere anche dei momenti di risposo.
È incredibile vedere quanti film non solo non vediamo, ma di cui non ci immaginiamo neanche l'esistenza, delle potenzialità di un mercato per noi praticamente vergine, e della possibilità di posti di lavoro per i giovani (la maggior parte dei dipendenti degli studi non superano i 40) che non vengono sfruttati.
Lo so, sono inutili speculazioni ma a volte vale la pena farle.
Cena insieme agli amici Kotabe, Namiki e Kaneko, sempre pronto a scattare con la sua Nikon, sushi i e sashimi in un piccolo locale vicino all'albergo e dopo, giusto per non farci mancare niente, un piatto di ramen, evidentemente i nostri amici non riescono ad immaginarci sazi senza qualcosa che si avvicini ad i nostri "spaghetti", ma devo dire che erano davvero buoni, ed il posto per loro, nonostante la buona cena, alla fine c'era davvero.
Che avessero ragione loro?

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