topolino

2 dicembre 2013

Trittico francese con neve

Giusto per non abbandonare questo spazio, e mantenere ciò che avevo promesso, eccoci qua a parlare del trittico novembrino, una sequenza di partecipazioni a festival francesi delle ultime tre settimane, degne di uno stakanovista della prima ora.
Ma visto che avevo trascurato il mercato francese durante tutto il 2013, mi sembrava giusto chiudere facendo visita a quei molti lettori, posso davvero dire così, che sono voluti venire a trovarmi in queste tre località.

Illzach è stata la prima sortita, il festival Bédéciné (che si chiama così perché in origine era una manifestazione a vocazione cinematografica) era la quarta volta che vedeva la mia presenza e, a dirla tutta, temevo anche un po' la mancanza dell'effetto novità, timore in realtà del tutto ingiustificato visto l'affluenza dei lettori, anche se in questi anni gli avevo già dedicato di tutto.
Nonostante il notevole pubblico, gli osservatori più attenti hanno notato un leggero calo, nei confronti dell'anno scorso, segno evidente che il "morso" della crisi si fa sentire anche a queste latitudini.








a) Il parterre dei premiati della manifestazione.
b) Un momento della manifestazione, che conta saltimbanchi, clown che si aggirano tra il pubblico, cantanti di strada e una band che allieta i convenuti a suon di marcette e fanfare.
c) Estelle, una lettrice, dopo avermelo chiesto, ha voluto una dedica con mio padre. Che scemo, mi son quasi commosso.



Come sempre grandissima affluenza di italiani, molti dei quali "non profeti in patria", visto che sono apprezzati oltralpe ma praticamente misconosciuti in Italia. Ingiusto, è vero, anche perché molti di loro sono dei talenti davvero notevoli ed è insano che non abbiano spazi a casa loro, ma il mercato nostrano è quello che è.




La dedica che ho fatto a Lionello sul portfolio "Western Dolls" che si è acquistato, contrariamente ai soggetti contenuti internamente, ha preteso una prattiana Bocca Dorata, e questa è. 


L'affluenza è garantita da Pierre Frigau, uno degli organizzatori del festival che conosci molti di noi e che non manca mai di portarsi una nutrita pattuglia di italiani, quest'anno oltre al sottoscritto c'erano anche: Matteo Alemanno, Davide Fabbri, Paolo Eleuteri Serpieri, Stefano Babini, Lele Vianello, Fabio Bono, Massimiliano Frezzato, Vanessa Cardinali, Fabio Ruotolo (accompagnato da Norina che ci ha deliziato con la sua voce e le canzoni suonate alla fisarmonica), Andrea Mutti,  Giuseppe Manunta che oramai si appresta a diventare citoyen francese, il quasi italiano Gradimir Smudja ed ho voluto l'onore di conoscere una leggenda del fumetto italiano: Stelio Fenzo.




Alcuni italiani presenti, ma non tutti, da sinistra Stefano Babini, io, Matteo Alemanno e Fabio Bono in piedi, seduto Stelio Fenzo e per ultimo Lele Vianello.

Ora, Stelio Fenzo merita un discorso a parte, intanto perché è un ultraottantenne dall'occhio vispo, l'incedere sicuro e la battuta veloce, ed è un personaggio del fumetto italiano che lo ha attraversato conoscendo tutto e tutti, per cui è un piacere sentirlo parlare, specialmente quando il contraltare è un Lele Vianello in giornata, due veneziani doc a confronto, da non perdere.
E poi perché mi ha parlato di un fumetto che ha avuto una vita di un solo numero ma che mi ricordo con indelebile precisione, e si trattava di Jnfernal.
Ora, dovete sapere che agli inizi degli anni '60, il successo di pubblico di Diabolik fu di tale proporzioni che, come ogni grande fenomeno, si trascinò dietro decine di epigoni dall'altalenante fortuna: Genius, Satanik, Kriminal, Demoniak, Sadik, Killing e chissà quanto altri me ne dimentico. 
Jnfernal me lo ricordo benissimo perché aveva una caratteristica particolare, al di là del bel disegno, particolareggiato e originale, portava i guanti, e intorno alla vita una solida cintura con tutto un arsenale di ammennicoli vari per operare bene nel mondo del crimine, non ultima una lunga frusta arrotolata. Ora, lo so bene che queste osservazioni vi appariranno puerili e perfino ridicole, ma in un bambino di quegli anni erano certi particolari a segnare l'immaginario, e quelli con cui Fenzo aveva fornito il suo eroe, mi avevano conquistato.

La fatidica copertina di Jnfernal, esattamente così, indelebile come me la ricordo, il web è magico per 'ste cose, trova tutto.

Ho scoperto che fu Barbieri, importante editore dei pocket scollacciati che tanto andavano in quegli anni a commissionargli il prodotto, che Fenzo si scrisse e disegnò da solo poi, chissà per quali meccanismi, ma è facile immaginare che venne fagocitato dai tanti prodotti simili che in quel periodo affollavano le edicole, scomparve immediatamente.
Affollavano le edicole....
Sì, ho scritto bene, sembra impossibile ma era così, i chioschi erano sommersi di prodotti editoriali e i fumetti la facevano da padrone, oggi sembra nostalgico farlo notare ma l'attesa consumata ad aspettare quel secondo numero che non arrivò mai, sembra impossibile da far comprendere.
Lasciamo perdere.











Alcune immagini del bellissimo quanto misterioso villaggio dove abbiamo cenato il sabato sera nei pressi di Illzach, ottimo i menù, molto bello il ristorante (il primo delle tre foto) conviviale il clima, perfetta l'organizzazione.

Illzach è sempre una festa, molti autori (sempre intorno all'ottantina), location per cene sempre originali e in posti bellissimi, dopo il museo dell'automobile di Mulhouse e quello dei treni quest'anno è toccato ad un ristorante in quello che è considerato il più bel paese di Francia...perdonate però perché non me ne ricordo il nome, nessuno è riuscito a ricordarselo, visto le difficoltà fonetiche di chiare origini tedesche. 
In questo festival ci sentiamo a casa nostra, parliamo poco francese e molto italiano, ma siamo sempre molto apprezzati e ci facciamo ben volere, le nostre dediche sono sempre molto richieste.

La settimana successiva in partenza per Bellegarde sur Valserine, località a pochi chilometri da Ginevra, anche qui a quota quattro presenze al festival Bd dans l'Ain, oramai Thierry Martinet, André Guimard e Michel Suro sono amici e ci sentiamo a casa nostra.
Uso il plurale perché il viaggio è stato in compagnia di Gradimir Smudja, l'amico serbo d'origine ma italiano d'adozione con cui ho condiviso viaggi e chiaccherate lungo chilometri di autostrade, avremmo dovuto accompagnare anche Federico Ferniani, un autore fiorentino che però è stato bloccato dall'influenza.
Siamo partiti con l'occhio al meteo, impauriti da una nevicata che aveva messo in crisi proprio quelle località il giorno prima, ma armati di coraggio, fiducia nelle informazioni raccolte e con quel pizzico di sana incoscienza (visto la mia esperienza dell'anno scorso nel medesimo periodo) di quando ti dici che ormai sei pronto e non hai voglia di tornare sui tuoi passi, siamo partiti.
Il viaggio per fortuna è stato splendido, privo di traffico, con il sole che ha benedetto perfino il passaggio del tunnel del Monte Bianco facendo risplendere la neve circostante, e siamo anche arrivati con largo anticipo sulla tabella di marcia.






Bellegarde sul Valserine, et voilà!

Quasi una ventina di autori e la solita calda accoglienza della ridente cittadina (si dice così, no?), l'inaugurazione della mostra quest'anno di Sérvais, la presentazione degli ospiti, il ricco buffet e poi la cena.
Qui ho ritrovato l'amico Serge Diantantu conosciuto all'Isola della Reunion, e conosciuto meglio Riccardo Federici e la simpatica compagna Giulia Pellegrini, un giovane autore che si sta facendo conoscere anche al grande pubblico italiano a suon di tavole bellissime e ricche di particolari e si sta meritando una sempre maggiore fama. E poi i colleghi francesi, il simpatico Thierry Giroud, disegnatore di Durango, Kaya, Ratté, Marin, il già citato Sérvais, e per la prima volta il cinese Zhang Xiaoyu.
Durante la cena del sabato la consueta consegna dei cadeaux che l'organizzazione regala generosamente ai suoi ospiti, quest'anno a rinfoltire la collezione (peraltro misera) delle mie sculture ho ricevuto dopo il bellissimo Blacksad, un altro personaggio della fortunata serie di Guarnido e Canales.
Da ricordare con legittimo orgoglio la vendita quasi totale (ne è rimasta solo una) di tutte le copie de "La Venus du Dahomey", segno evidente che il lavoro fatto con Laurent Galandon ha dato i suoi buon frutti.






Due dediche realizzate a Bellegarde, tratte da "La venus du Dahomey".


Rientro tranquillo con un Gradimir in grande spolvero, che non ha mai abbandonato la sua posizione di fido navigatore, parlando senza interruzione dall'inizio fino alla fine del viaggio ha evitato cali di tensione, sviste alla guida e pericolosi abbiocchi pomeridiani, purtroppo però non ha impedito l'investimento di uno splendido esemplare di volpe che ha colpito la parte destra del mio parafango causando un danno non indifferente, pur non compromettendo né guida e né rientro.

Ieri infine, rientro da Grenoble per l'ennesima 5 Jours de la BD, e questa volta davvero non mi ricordo il numero delle partecipazioni, tante sono state ed essendo, questo festival, quello organizzato da Michel Jans della Mosquito Editions, l'editore per la quale ho prodotto innumerevoli albi.

Organizzata presso l'Alpexpo (centro espositivo della città francese) e contenuta all'interno della manifestazione Artisa, una specie di fiera dell'artigianato, con l'esposizione e la vendita di oggetti artistici, mobili, complementi d'arredo, servizi, prodotti tipici locali, è una specie di enorme fiera paesana, ma fatta in grande stile (anche se quest'anno mi sembrava ulteriormente ridotta nei partecipanti).
Anche qui, nonostante la temperatura assolutamente invernale il viaggio, questa volta in solitario, è stato controllato da uno splendido sole che mi ha accompagnato fino a destinazione.



Cena del sabato sera a Grenoble, con lele Vianello e Josephine, la molgie di michel Jans, simpatica e cordiale commensale.

Pattuglia ridotta di italiani, a tenere duro io, Lele Vianello, e Ciro Tota (autore che però vive in Francia da sempre e in visita solo per la giornata di venerdì) per il resto Fabien Lacaf, Kaya e Giroud, Le Hir, Martinet, Zhang Xiaoyu, Boudoin, Durand e Turrel, Jouvray, Marcele, l'amico Xavier Delaporte, il popolare J.F. Charles con la moglie, in mostra con innumerevoli e splendide tavole, e molti altri.
Inaugurato il sabato con una bellissima nevicata che ha imbiancato l'intera città, ma che alla fine della giornata era tornata al solito aspetto, per il resto poco da annotare, se non il grande successo dei Mara Brizo personalizzati, quelli a tiratura limitata in 40 copie, raccolta d ulteriori richieste e poi il caloroso abbraccio del pubblico che ogni volta simpaticamente si mette in fila per osservare le dediche che gli realizzi.




L'ultima dedica fatta a Grenoble, poi di corsa a raggiungere gli altri al ristorante per essere pronti sui blocchi di partenza per il rientro. Spesso vanno all'interno dei volumi, si scelgono una vignetta e ti dicono che vorrebbero quella come dedica...come la vedete voi, 'sta cosa?


Partenza dopo un pranzo a base di cibi esotici in un ristorante etnico interno alla manifestazione, a base di cuscus, riso e salse locali, poi un viaggio all'insegna della tranquillità con un traffico che sembra sopito fino al traforo del Frejus e che sembra rianimarsi appena rientrati in territorio italiano, con flussi di macchine che se ne infischiano dei limiti di velocità, cariche di sci e che fanno a gara a superarsi, e con una differenza sostanziale, e cioè quella che fa sembrare il numero dei veicoli sul nostro territorio dieci volte superiore a quello francese ... e in tutto questo: cos'è che mi sfugge?






1 commento:

  1. E sempre un bel leggere quello dei tuoi resoconti. Grazie di condividere questi tuoi ricordi, queste tue impressioni.
    Il bel paese dal nome dimenticato si chiama Eguisheim. :-)

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