topolino

6 novembre 2013

Lucca 2013

Nuovo record: superate le 200.000 presenze!





Già, immagino ci sia grande soddisfazione tra gli organizzatori della kermesse lucchese che ogni anno, numeri alla mano, stupisce tutti superando sé stessa come ci fosse un record olimpico da abbattere.
Ma andiamo con ordine.

Comincerò subito scusandomi con i molti amici e lettori che non mi hanno trovato, mi spiace davvero aver disatteso le loro aspettative ma le cose non sono andate (anche se un po' lo temevo) come immaginavo. 
Il mio dividermi tra lo stand dell'Accademia Nemo, quello del Grifo prima, Tunuè dopo e successivamente con quello dell'amico Carlo Bazan di Segni d'Autore, non poteva che aggiungere caos ad altro caos, sopratutto perché in queste manifestazioni non si riesce mai a gestire il tempo come dovremmo. Quando si ha una novità in promozione ad un unico stand e si segue soltanto quella è molto più facile, siamo facilmente rintracciabili come avessimo un GPS sulla fronte, ci sediamo allo stand dove abbiamo pubblicato il nostro ultimo lavoro e lì ci trovate.




Lo stand dell'Accademia Nemo al padiglione Games.


Lo stand dell'Accademia Nemo nel padiglione Games aveva un allestimento molto bello, devo dirlo con orgoglio di papà, anche se di mio non c'era niente, il merito della riuscita dello spazio va unicamente all'inventiva di Luca e agli sforzi di Lucone e Francesco mentre io, come la principessa sul pisello, non ho fatto una beneamata mazza, è vero che abito più lontano e la mia disponibilità è minore, ma è anche vero che questo non mi giustifica del tutto.
Non so come facciano a sopportarmi.
Comunque, quest'anno avevamo anche un gradito e famosissimo ospite: Stephen Silver, che qualche giorno prima aveva fatto un favoloso workshop agli studenti della scuola, e che in quell'occasione autografava il suo book e quello realizzato dalla Nemo. A splendida guisa dello spazio, avevamo due rosse da fare invidia ai festival americani sempre prodighi di belle donne, formose e scollacciate, con la differenza che le nostre Elena (una collaboratrice) ed Isabella (una nostra insegnante) sono belle sì, ma non volgari e tanto meno scollacciate.

Bene. Devo dire però che lo stand della Nemo è quello che alla fine ho sacrificato di più, la mia presenza è stata principalmente un'assenza, in quanto sono stato cooptato dagli stand ai Comics appena arrivato, avevo previsto il giovedì presso quello della mia scuola ma appena fermatomi a quello  de il Grifo, sono stato assalito fino alla sera da dediche e disegni sui portfolio "Western Dolls", di cui è stata esaurita quasi la tiratura, e mi sono liberato solo alla sera.




Dediche realizzate alla manifestazione, la cowgirl è stata realizzata sul portfolio "Western Dolls".


In dedica allo stand de il Grifo, accanto a me Mauro Cicarè.


Il giorno dopo, il venerdì, avevo un incontro presso la camera di commercio, un incontro organizzato dall'associazione Fratelli dell'Uomo che aveva promosso un concorso dal titolo "Risaliamo la china", che come argomento aveva il coinvolgimento del medium fumetto nel contesto dell'ambiente e del sociale, con me c'era Marco Bianchini della Scuola Internazionale di Comics e il direttore editoriale della Becco Giallo: Guido Ostanel.

Questi due giorni sono stati benedetti da un clima quasi primaverile, magliette a mezze maniche, caldo e sole che hanno alimentato un flusso di visitatori impressionante, la città era stracolma di gente festante, le strade piene di persone d'ogni tipo e una velocità di crociera negli spostamenti vicina alla paralisi, tanto per fare un esempio, per coprire i trecento metri da Corte Campana fino allo spazio Games mi ci è voluto quasi mezz'ora tra spintoni, ribaltamento di carrozzine, pestoni a destra e a manca e improperi coloriti. 
Ma su questo argomento ci ritorneremo.



Il "bottino" lucchese, poca roba in realtà. 
Alcuni volumi di "Mara Brizo" il mio arbook, il magazine dell'ANAFI "il Fumetto" con intervista al sottoscritto inclusa, il libro di Cosimo Miorelli "Trentaduedentirotti", il "Fumetto digitale" di Marco Feo edito da Tunuè, gentile regalo dell'autore, il libro "How to draw" di Scott Robertson concept designer presente alla mostra e che è anche venuto a fare un incontro/workshop presso l'Accademia Nemo.
Pass e astuccio contenente materiali per dediche e poi un inaspettato regalo dei miei due soci, un rough originale del mai dimenticato ed amico Sergio Toppi.


La pacchia è finita proprio il giorno dopo, già nella mattinata di sabato ci sono stati problemi nel raggiungere il centro città -quest'anno ero alloggiato all'hotel Gran Guinigi, poco fuori le mura- e avevamo bisogno della navetta messa a disposizione dell'hotel, ma dopo oltre quaranta minuti di attesa (la colonna di auto che procedeva di fronte all'albergo in direzione centro città, era incessante), in più ci si è messa la pioggia, prima timidamente poi con violenti scrosci che hanno complicato la già congestionata viabilità.
Arrivato in ritardo allo stand di Segni d'Autore ho fatto la mia sessione di firme e dediche su portfolio prodotto dall'amico Bazan "Uomini di ventura, dame e cavalieri", incontrando anche qui, amici e colleghi.
Il pomeriggio ancora alla camera di commercio per un incontro sui 35 anni di "Fumo di China", la famosa rivista fondata da Franco Spiritelli e che ha dato al fumetto italiano non solo anni di attenta critica e valutazione dei prodotti, ma tra le fila dei suoi collaboratori ha annoverato personaggi che prima hanno iniziato la loro carriera come critici, ma che per merito della loro passione non solo hanno cambiato la loro vita, ma oggi hanno raggiunto posizioni di rilievo e siedono sulle più importanti poltrone delle case editrici italiane.
Oltre al moderatore Loris Cantarelli (attuale collaboratore della rivista) c'erano infatti Mauro Marcheselli, Marco Marcello Lupoi, Franco Busatta, Franco Spiritelli, Michele Masiero, Marcello Toninelli, Fabio Licari si è aggiunto anche Sergio Rossi e, dulcis in fundo il sottoscritto.
Ora, sinceramente non ho potuto evitare di sottolineare che io, all'interno di quella simpatica congrega, non c'entravo niente ma, e per fortuna, qualcuno si è premunito di dirmi che ero presente a rappresentanza di tutti quegli autori che hanno visto pubblicate le loro opere su quella rivista, in quel breve periodo nel quale Fumo di China aveva pubblicato in effetti alcune storie.
Era vero.
Con una precisa aggiunta poi, Marcello Toninelli (fondatore con me e Di Pietrantonio delle Edizioni 50) ha anche sottolineato che senza quella casa editrice, della quale anch'io avevo fatto parte, non ci sarebbero mai state le successive Ned 50 (nuove appunto, perché rinnovate dall'assenza del sottoscritto con l'aggiunta di ulteriori soci) che ereditarono la rivista da Alessandro Pastore che all'epoca la pubblicava e distribuiva, trasformandola in quella che è adesso.

Terminato l'incontro, a pioggia defluita e strade bagnate ma almeno percorribili, mi sono diretto verso lo stand Sergio Bonelli Editore, il sabato, come da tradizione è dedicato alla cena della casa editrice di via Buonarroti e tutti i collaboratori, autori, sceneggiatori e disegnatori in loco si apprestano a dividersi i posti della Buca di San Giovanni che annualmente si vede investita da oltre un centinaio di fumettari che la invadono implacabilmente. Quest'anno la pletora di invitati era più numerosa del solito e, senza qualche malcelato mugugno, alcuni erano stati dirottati altrove.
Io mi son fatto aperitivo e cena in compagnia di Angelo Stano e Raffaele de Falco che non vedevo da anni e che quest'anno era presente anche per promuovere, lui dottore del 118 e grande amico di Sergio Bonelli, un suo volumone su Tex (la passione della vita) pubblicato da Nicola Pesce Editore.
La compagnia non poteva essere migliore.
Al nostro tavolo, in posizione strategicamente tranquilla e relativamente isolata, si sono aggiunti anche Raul Cestaro e la simpatica fidanzata, Andrea Venturi e la compagna Keiko Ichiguchi.
Eviterò di fare la solita sfilza dei presenti, mi dicono oltre i 145 invitati, me ne dimenticherei moltissimi e la cosa non servirebbe a molto, ricordo volentieri solo un caro saluto a Davide Bonelli, sempre carino e col sorriso sulle labbra, e una stretta di mano a molti se non a tutti.
Unica annotazione, in parte anche sconsolata, è il ricordo di quando a quella cena ero io a riconoscere quasi tutti mentre io ero sconosciuto ai più. Oggi succede il contrario, i giovani autori non li conosco e, forse, loro conoscono me.
Sono quasi sicuro che questa affermazione l'ho già fatta anche l'anno scorso, non ho controllato ma potrei giurarci, e 90 su 100 la farò anche l'anno prossimo, perciò rassegnatevi.

La domenica è stata molto moscia, il tempo ha risparmiato la manifestazione concedendo anche sprazzi di sole ma, almeno personalmente, ho notato una comoda viabilità tra gli stand, le strade erano particolarmente accessibili e ho constatato un certo distacco del pubblico verso le cose esposte, segno evidente che, come sempre, gli avventori della domenica sono più attratti dalla curiosità dell'evento che dall'interesse vero e proprio del materiale in vendita.
La mattina mi sono concesso, con un amica, il comodo ed usuale giro alle mostre di Palazzo Ducale, sempre ottimi gli allestimenti ed interessanti le locations, un tour che vale sempre la pena fare. Peccato non avere incontrato Giulio De Vita che aveva una magnifica esposizione, curioso, ci incontriamo più in Francia che in Italia.
Me ne sono andato molto presto, intenzionato com'ero a non perdermi la partita di volley di mia figlia.
Ci sono riuscito.



La folla in adorazione di un gigantesco martello di Thor, in relazione all'anteprima del film omonimo visibile alla mostra.

L'inevitabile conclusione di questi quattro giorni di full immersion fumettistica, al di là dei numeri a consuntivo, è la constatazione che Lucca è un fenomeno a sé, prescinde dal settore in cui si muove e ha dinamiche che, nel tempo, sono evidentemente diventate il DNA della manifestazione e che l'ha trasformata in un evento.
Quest'anno ci sono stati molti disagi, file di persone, strade congestionate, entrate inaccessibili, treni insufficienti.
Questo porta a innumerevoli considerazioni e svela anche un certo modo di pensare di noi italiani su cui dovremo anche un po' riflettere.
Ad esempio, il Corriere della Sera di sabato mattina aveva un intero articolo incentrato esclusivamente sulla delusione del giornalista di fronte alle inefficienze organizzative, gli spazi ridotti (anche se ampliati ulteriormente) e le manchevolezze che innegabilmente ci sono state, lui che c'era venuto in anni in cui la dimensione del festival era evidentemente più ridotta, tutto questo non esisteva, e di conseguenza se ne lamentava dalla prima all'ultima riga. 
Un qualsiasi lettore di quell'articolo, nel dubbio, avrebbe sicuramente evitato di venire alla manifestazione. 
Ma la domanda da farsi è: è giusto impostare un articolo di giornale solo sulla parte negativa di un evento complesso, che coinvolge interessi economici notevoli e che interessa moltitudini di persone ogni hanno sempre maggiori, ed è oggettivamente difficile da gestire? 
In altri paesi siamo sicuri che sarebbe stata apprezzata una impostazione del genere? Tutta al negativo?
Questa tendenza reiterata e continua a farsi del male ed impostata solo ed esclusivamente alla critica, fa davvero bene a Lucca e in generale a questo paese?
E di costruttivo, scusate, mai niente? 
Le risposte trovatevele da soli.
Questo, intendiamoci, senza voler negare l'evidenza dei fatti, le complicazioni, i problemi e i disservizi né il diritto giusto e sacrosanto di criticare quello che peraltro effettivamente c'è stato.


La folla oceanica, costante e continua che orbitava intorno al padiglione dei games.


Per finire, voglio anche far notare però, che ad Angouleme (i più grande festival di fumetti europeo), che da anni veleggia sulle cifre anche superiori a Lucca e cioè si oscilla tra le 220.000 e le 240.000 presenze di visitatori, in una città dalle stesse caratteristiche di quella italiana (con la medesima dislocazione dei padiglioni in punti strategici e distanziati, strade strette perché situate nel centro storico della cittadina francese), il flusso di persone, la viabilità cittadina, le code e i punti di rallentamento non esistono o, almeno NON come a Lucca, al punto che a dover fare un confronto, a Lucca sembrerebbe ci fosse oltre il doppio delle presenze della gemella città francese.
Questo cosa significa? 
O almeno cosa potrebbe significare, al di là del fatto che nella cittadina francese non esiste praticamente la presenza dei cosplayers?
Può voler dire che a Lucca esiste una folla di persone che non figurano come possessori di biglietti ma sono presenti in città, si godono lo spettacolo della confusione, del colore dei costumi e del contesto della festa vivendo e scattando foto e mettendosi in posa accanto a ragazzotti in costume ma che poi, alla fine, non acquistano il biglietto, non gli interessa un fico secco di quello che ci stiamo a fare e sono lì soltanto per gustarsi questo gran Carnevale fuori stagione.
Perché a Lucca per le strade e in città ci sono almeno altre 200.000 persone in più non contabilizzate dall'emissione di un biglietto.
Quella che era nata come una festa del Fumetto si è trasformata in un'enorme fiera di paese dove tutti sono lì a fare qualcosa di diverso dalle ragioni stesse nella manifestazione per cui, al di là dei dati alla mano, la situazione del medium fumetto differisce dagli entusiastici risultati della manifestazione.
E di fronte a questa moltitudine di persone difficilmente quantificabili ma che ingolfano il passaggio delle strade, creano caos e non aiutano il regolare svolgimento della mostra, alla fine il numero interessa soltanto i commercianti che bene o male gli vendono un panino imbottito o un piatto di pasta ma che col fumetto hanno poco a che fare.
O almeno non si traducono, nel prosieguo dell'anno, in effettivi lettori o consumatori (sui giochi mi astengo) per questo, nonostante gli anni che passano e la fatica di esserci e pur amando da sempre questa manifestazione, alla fine sono costretto ad ammettere che, nello sfavillare delle sue luci e nel suo mostrare con fierezza la grandezza dei numeri, almeno per quello che riguarda il fumetto, è una manifestazione a suo modo un po' bugiarda.

Comunque, aspettiamo la prossima...







6 commenti:

  1. Ciao Stefano non entro nel merito sulle considerazioni della fiera, direi che da quando è stata trasferita in centro di problemi ce ne sono stati in ogni edizione, ma ti ringrazio ancora per il Che che mi hai disegnato e la dedica su Mara Brizo, ci si rivede il prossimo anno!

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  2. Grazie a te, ma sembra quasi che tu NON voglia dire alcune cose, dille pure in libertà.

    Comunque, immagino ci siano stati problemi anche gli anni passati, è solo che io quest'anno non avendo uno stand fisso dove dedicare i miei lavori, ma girovagando da uno stand all'altro per impegni diversi, evidentemente me ne sono accorto di più.
    Tuttavia non voglio minimizzare problemi che inevitabilmente ci sono anche perché, se tutti gli anni si superano le cifre di affluenza dell'anno precedente, pur non volendo essere una giustificazione alle inefficienze, mi sembra anche normale avere delle difficoltà nel marcare il passo con l'evoluzione della situazione.

    Ti aspetto l'anno prossimo.

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  3. Ciao Stefano sempre interessante il tuo report. Per la cronaca il ristorante della cena Bonelli credo non possa essere che la Buca S. Antonio (non esiste Buca San Giovanni!!!). Grazie come al solito per la tua gentilezza ed i tuoi schizzi, non ti dico la faccia di Federico, il più piccolo dei miei tre figli quando ha visto il tuo Batman sul volume Mara Brizo. Sulle tue considerazioni che dire? Risposta non c'è. I cosplayer? Bisogna ammettere che hanno dato un tocco diverso, che non chiamerei carnevalesco, che spesso è eleganza, colore e che richiamano indubbiamente anche le famiglie lucchesi disinteressate forse ai Comics. E probabilmente è vero, numeri alla mano, incidono sulla viabilità pedonale e non solo! Ma che fare? Riportare i comics nel centro è stato un colpo di genio, se non fosse stato che lo ha fatto un commissario (purtroppo la politica è da anni incapace di ragionale anche sul più importante evento lucchese dell'anno, di pensare, di progettare, al massimo si limita alla polemica sul pratino dei games....giustamente dalle altre città sorridono....). Che fare? Autolimitarsi? Io direi proprio di no, sarebbe più intelligente programmare fin d'ora, integrare il Museo del Fumetto con la manifestazione (sembra il luogo più triste e solitario della città in quei giorni), magari utilizzare anche altri luoghi del centro, non so, certamente non riparlarne solo tra 45-50 settimane da oggi. Ciao. Massimiliano

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  4. Ciao Massimiliano,

    Giovanni, Antonio? hai ragione tu, non ho mai avuto dimestichezza con i santi...

    Per quanto riguarda il caos lucchese la mia era una doverosa segnalazione, sono da sempre stato un sostenitore dell'idea di riportare la mostra in centro per cui non mi smentirò certamente adesso, così come anche l'anno scorso avevo plaudito al colore e all'aria festosa dei cosplayer come nota gioiosa e divertente alla kermesse.
    Ma i disagi sono stati molti e se il trend è di 20.000 presenze in più all'anno non si può certo aspettare di arrivare al collasso prima di porvi rimedio.
    Certo è che le soluzioni non sono né comode né facili, sicuramente va ripensato un'ampliamento delle strutture e l'uso massiccio dei prati antistanti alla recinzione muraria, raddoppiando gli spazi, sia tra gli stand che tra le vie d'accesso e lasciare al centro solo esposizioni e padiglioni meno ingolfanti, probabilmente aumentare le carrozze dei treni i arrivo e in partenza per la città, del resto quei quattro/cinque giorni la cittadina lucchese è presa d'assalto.
    Nessuna limitazione o ridimensionamento, del resto come pretendere di ridurre un successo che porta risorse così importanti nelle casse della città? Ma una programmazione che pensi a numeri che oramai si aggirano intorno alle 400.000 presenze in pochissimo tempo, senza dover attendere che, per un qualsiasi banale incidente e per l'eccessiva quantità di persone non si rischi qualcosa di più grave. Dopo ci pentiremmo.

    Lucca è e rimane un momento importante e direi perfino fondamentale del"settore fumetto", perfino troppo, direi. tutti sembrano fare affari d'oro e le vendite valgono i sacrifici e le spese di quei giorni quasi per tutti ma, lo ripeto, è e rimane un momento isolato che NON rappresenta al meglio l'andamento del "mercato fumetto" che vede solo in quei giorni spararsi quasi la totalità delle novità editoriali dell'anno. Segno evidente che qualcosa che non funziona c'è.

    Poi, come affermato da un lettore alla manifestazione, alla fine quello che conta per chi viene a Lucca è trovare quello che cerca e avvalorare così la propria presenza, vale poco dipingere oscuri scenari e pessimistiche previsioni, fino a che gli albi sono in edicola e sugli scaffali delle librerie tutto sembra andare bene.

    E allora che così sia.


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  5. Risposte
    1. Grazie per la conferma, ma non l'avevamo già dichiarato?

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