topolino

26 settembre 2011

L'addio di Bonelli


Oggi è morto il mio editore.
Sergio Bonelli se n'è andato stamani all'età di 79 anni.

Una telefonata inaspettata, un cugino che mi avvisa della notizia appresa per radio, poi successive chiamate di conferma, richieste, curiosità, informazioni....succede sempre così, quando la scomparsa di qualcuno ci colpisce all'improvviso, per compensare il nostro sbigottimento, la nostra incredulità, cominciamo a guardarci attorno facendo domande banali e consuete.

Ora ci sarà la liturgia dei coccodrilli, le sue foto, i commenti, il circolo mediatico si metterà la veste a lutto e comincerà a descriverne i pregi e le qualità talvolta in modo stucchevole, specialmente per chi lo conosceva bene e sa che certe cose magari non gli sarebbero piaciute, lui che aveva un atteggiamento understatement e talvolta un po' burbero che, ad ogni modo, era una sua simpatica caratteristica.

Potrei iniziare dicendo che era "la storia del fumetto italiano", che è la cosa più giusta da dire ma anche la più banale, e cominciare così a scrivere di questo come staranno facendo tutti, perciò non lo farò.

Al di là del dispiacere di perdere un personaggio di tale spessore, quello che mi sconvolge di più è la velocità con cui il tempo e la frenesia della notizia fagocita tutto e tutti.
Sull'home page di Repubblica.it, con piccoli scatti, una notizia fa spazio all'altra spingendola sempre più in basso in ordine cronologico, lutti e scioperi, corrotti e corruttori, finanziarie e sportivi slittano come un tapis roulant fino a scomparire del tutto, rendendoti consapevole di quanto tutto sia effimero e transitorio, per cui insieme alla morte di Bonelli ci viene annunciata anche quella del premio Nobel Wangari Muta Maathai e poco più in bassa quella di Mirigliani, l'inventore di Miss Italia ....

E mentre la notizia ora dopo ora sembra sbiadirsi nel suo allontanarsi, il dolore di chi invece è coinvolto rimane, le assenze diventano sempre più pesanti, lo stupore lascia posto allo sgomento, e tutti ci sentiamo più orfani.

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