topolino

12 maggio 2014

Artist or artisan, this is the question...una risposta in ritardo



Scorrendo per caso l'intervista divisa in due parti (28 Febbraio e 10 Marzo ) uscita appunto alcuni mesi fa, mi sono accorto, e non so per quale ragione (quasi sicuramente perché ho preso il file di una versione incompleta), che mi è saltata una domanda dal leggero strascico polemico che mi era stata rivolta dal buon Luigi Marcianò (a dire la verità, fattami dopo che avevo già risposto alle domande di rito), per sondare le motivazioni di alcune mie affermazioni.

A questo proposito, vuoi per onestà di completezza, vuoi perché mi pareva giusto non rinunciare alla vis polemica (ma de che, poi?...), ho decisa di inserirla adesso, forse potrà sembrare fuori tempo massimo, o addirittura superflua, fatto sta che a me pareva giusto metterla anche se andrebbe contestualizzata all'interno della precedente intervista. 

La domanda comunque era stata messa quasi alla fine dell'intervista, a descrizione di alcune mie precedenti affermazioni.


D : Più volte nelle tue risposte ho notato un certo rifuggire nel riconoscere le tue stesse qualità artistiche. Ad esempio dici: "…ammesso che sia arrivato da qualche parte" oppure "…ed infatti io non lo sono (artista n.d.r)". Lo dici per modestia o perché ne sei veramente convinto?. In quest'ultimo caso mi sorprenderebbe non poco, visto che in giro ci sono tuoi colleghi che, pur avendo prodotto molto meno di te e di qualità sicuramente più bassa della tua, si atteggiano a veri artisti. Cosa mi dici?

R: Ti dico che questa tua domanda è birichina e so dove vorresti portarmi, ma non ci casco …. ma una risposta la meriti.
Io sono una bestiaccia polemica e perfino troppo diretta e forse nella mia mente c’è perfino un’idea stereotipata, banalotta e convenzionale di tutto questo, ne sono addirittura consapevole, tuttavia non riesco a distanziarmi da questa visione ed in questo rivendico la mia normalità, anche nella semplice concezione di un termine come “artista”, lo riconosco. Ma certe cose non le dico per falsa modestia ma perché credo di avere una equilibrata idea di ciò che faccio e di cosa sono, e proprio per questo faccio fatica a descrivermi come tale, perché per me il concetto di “artista” è un concetto molto particolare, a mio modo di vedere perfino “romantico”, ed è un qualcosa che si traduce in quello che si fa, in quello che si è e chi siamo, un modo totalizzante di vivere e di pensare e che si contraddistingue nella sostanza. Certo, si potrebbe provare anche qualcos’altro, ad esempio un’altra bellissima parola da usare potrebbe essere: “artigiano”, ma tutti la tengono a debita distanza quasi fosse un temine spregiativo, quando invece rappresentava una delle qualità del nostro paese, un’eccellenza da esportazione.
Evidentemente tutti aspirano a qualcosa di molto più elevato, a cosa non si sa bene.
Inoltre c’è anche da dire che il termine “artista” è stra-abusato al punto che si è anche indebolito a livello semantico, oggi chi non fa un lavoro impiegatizio, scriva due parole o scarabocchi qualcosa o che non rientri in standard normali è automaticamente un “artista”, basta un abbigliamento “figo” e un cappellino desueto ed il tutto condito con un po’ di originalità sparsa qua e là che sei già in odore di definizione, quando si dice che l’abito fa esattamente il “monaco”, ma non c’è da meravigliarsi in una società dove prima viene l’immagine e poi il contenuto. Ho lavorato nella moda, figurarsi se mi meraviglio…. e poi sai, ognuno si rapporta con quello che fa a modo suo, io ho fatto molti lavori e solo alla fine, dopo averne sperimentati diversi, sono approdato a quello che forse è l’unica cosa che so fare discretamente, ed è questa esperienza che mi fa vedere il mio lavoro da un punto di vista da una certa distanza, dandogli così una sana prospettiva.
Che ci sia qualche collega che si “atteggia” è anche probabile, ma sai, il nostro è un universo molto autoreferenziale, basta poco per gasarsi se anche sui social networks è pieno di ragazzini o neofiti che postano delle cose orripilanti e di cattivo gusto e che sono seguite dai vari: WOW!, Bellissimo, Figo! Geniale!… come fai a convincerli del contrario?
Finisce così che mancano dei riferimenti solidi e condivisibili, e tutto diventa opinabile o discutibile.
Quello che si è perso di vista non è “cosa” si fa, ma il “come” lo si fa, non basta disegnare o scrivere per essere definito un artista ci vuole ben altro, che poi qualcuno si incoroni da solo, bontà sua, ma la sostanza non cambia.

Sono stato esaustivo?

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