topolino

10 dicembre 2012

Grenoble e l'odissea bianca

Come saldi di fine stagione, in questo periodo si consumano gli ultimi festival dell'anno in corso.

Les 5 Jours de la BD di Grenoble, a causa dell'eliminazione nel calendario delle manifestazioni grenobloise della Foire de Primetemps dove era collocata originariamente, a causa dell'annullamento di quest'ultima, il festival è slittato perciò all'interno di Artisa (una specie di fiera dell'artigianato spicciolo), altra manifestazione dei primi di Dicembre e concomitante con le festività natalizie.

A dire la verità fin dall'inizio il tutto non era cominciato benissimo, preludio di un momento non proprio felice che si protrarrà anche nei giorni successivi e fino al fine settimana seguente infatti, a causa di uno sciopero delle ferrovie, avevamo già dovuto cambiare rotta per andare a prendere quello che sarebbe stato il mio compagno di viaggio e di "sventure" di quel weekend a Vercelli, invece di attenderlo direttamente ad Alessandria dove avevamo convenuto, il simpatico Paolo Bacilieri.
Paolo è una persona davvero piacevole, nelle poche occasioni in cui l'avevo incontrato mi ero fatto l'idea che fosse abbastanza schivo e non amasse troppo le chiacchere, ed invece ho conosciuto uno splendido compagno di viaggio, simpatico e disponibile ed abbiamo avuto diverse occasioni per farci delle grasse risate, riguardo alla viabilità del "tramvai!", lo so, non potrete mai capire, ma non posso entrare nei dettagli.





Eccoli qua, belli come il sole, Paolo ed il sottoscritto.

Il Festival aveva quest'anno il clou nella numerosa compagine di autori cinesi che Mosquito, nella figura di Michel Jans, aveva fatto arrivare anche per merito dei suoi ultimi viaggi in Cina dove ha preso accordi con le autorità locali per future collaborazioni. Poi la solita schiera di autori francesi oltre all'amico Hanno Lukkarinen e l'italiano Beniamino Del Vecchio con una schiera di produzioni proprie da far impallidire chiunque.




Sessione di dediche, in primo piano Beniamino Del Vecchio.

Che dire, le solite dediche, la fila di lettori sempre desiderosi di dédicacés (talvolta anche piuttosto complicate), i lauti pranzi ed il poco tempo disponibile, oramai a Grenoble sono ospite da sette od otto anni ed oltre a conoscere tutto i volontari della manifestazione si può dire che sono di casa, e di grande sorprese non ne ho più.
C'è venuto a fare visita l'amico Antonio Anastasi, manager in "esilio" domiciliato in Svizzera, grande appassionato di fumetti e amante di dèdicaces che ho conosciuto anni fa in occasioni del genere e che spesso rivedo con immenso piacere. Grande conoscitore dell'universo BD è appassionato ed appassionante ascoltarlo per le innumerevoli considerazioni, la profonda conoscenza del settore e dell'aneddotica, è diventato un amico con il quale è piacevole rimanere a chiacchera. 




L'aperitivo in apertura della cena del sabato sera, io e Paolo a conversazione con Christian Lax, grande autore francese.



Lo spettacolo della domenica mattina, la neve che imbianca l'albergo, il palazzo del ghiaccio e s'intravede in fondo la struttura dell'Alpexpo, dove si tiene mostra e festival.

Ma la sorprese sono arrivate tutte di Domenica.

La prima in mattinata, con il buongiorno che ci ha dato una nevicata che ha ammantato tutto di bianco (ma va?), ma che ha destato anche le prime preoccupazioni, rimesso in dubbio gli orari di partenza e  addirittura la partenza stessa, ma tutto invece è avvenuto con regolarità.
La seconda, ben più amara, è stato lo scherzetto che mi ha fatto la macchina in serata, dopo essere già in territorio italiano, proprio di fronte alla stazione di Vercelli, dove stavo accompagnando Paolo per il suo rientro a Milano. 
Sì è fermata e non ha avuto più intenzione di ripartire.
Era saltato l'alternatore, ha dichiarato l'elettrauto che per la mezza giornata successiva si è accaldato a rimettermela in sesto, per cui ho dovuto pernottare nella ridente cittadina piemontese, e ripartire il giorno successivo introno alle 16,00 quando la vettura mi è stata riconsegnata.

Per quanto non la conoscessi, c'è da dire che Vercelli adesso per me non ha più segreti.

Il giorno successivo a Firenze all'Accademia Nemo fino al mercoledì, con una previsione di partenza per il successivo festival il venerdì....direzione Valence, un'ottantina di km. a sud di Grenoble, stessa direzione, stessa strada, stesso itinerario.

Vista la stanchezza, i pochi giorni di risposo ed il viaggio di circa sette ore da fare tutto da solo, sarò sincero, avevo preso in considerazione l'idea di non andare, ma io sono uno a cui piace rispettare gli impegni, e poi avevo l'occasione di stare con Laurent Galandon, il mio sceneggiatore francese, e mi faceva piacere stare insieme a lui, per cui Venerdì mattina, nonostante fosse prevista una perturbazione a Nord di quelle tutta freddo e gelo, sono partito lo stesso.

Ora, in cuor mio, per mia indolenza e dabbenaggine non avevo comprato le "gomme invernali" che invece mi ero ripromesso di fare già settimane addietro, in occasione dell'arrivo della brutta stagione, inoltre, pur considerando di arrivare a Valence da Sud, e cioè dalla direttiva Ventimiglia-Marsiglia, i cento chilometri in più, e il fatto che in tutti questi anni non avevo mai trovato delle condizioni climatiche avverse, mi hanno fatto riprendere la strada della settimana prima: in direzione Frejus.

Partito con l'occhio alle nuvole e l'orecchio all'Onda Verde, il viaggio fino a Torino, se si esclude un po' d'acqua sull'appennino Ligure, era andato tutto bene anzi, ero partito neanche troppo presto perché le previsioni meteo davano un leggero miglioramento nel pomeriggio, per cui pensavo che evitando la prima mattina, avrei anche evitato il peggio...se il peggio doveva davvero arrivare.
Ma la settimana non era evidentemente di quelle nate sotto la migliore stella, ed il peggio in effetti: è arrivato.

Da dopo l'uscita di Susa, il primo nevischio ha cominciato a tempestare il lunotto, e ad ogni metro che facevo questo aumentava di intensità fino a diventare incessante, a vento, e tremendamente minaccioso, le auto si facevano più rare e marciavano a velocità sempre più ridotta, e solo pochi chilometri dopo maledicevo il fatto di non essere uscito alla prima neve, adesso mi aspettavano ben 22 chilometri prima della prossima uscita.
Velocità di crociera di circa 20 km/ora, tergicristalli che stavano cristallizzando la neve impedendo sempre di più la visibilità, tregua nella galleria, e poi ancora tempesta di neve...e dico tempesta.
In concomitanza della fine dell'autostrada decido di mettere le catene, esco dalla carreggiata, esco anche dall'auto ma appena aperto il coperchio della confezione mi accorgo che sono orribilmente intricate tra loro (così la prossima volta imparo ad essere più preciso), minuti per districarle tra loro e al momento di averle pronte mi accorgo di non avere più sensibilità alle dita.
Non so che fare, non ce la faccio a metterle, specialmente con quel vento, con la neve che mi sbatte in faccia e a quel freddo.
Passa in quel momento uno spazzaneve con dietro una fila di auto in lenta processione, decido in quel momento di accodarmi, rischiando di slittare ogni metro con le ruote normali, scodinzolando come un cocker ce la faccio a rientrare, esco dal casello.
Ancora pochi metri e c'è l'uscita Oulx.
Esco a velocità lentissima, l'uscita è in ripida discesa, in quei casi mai toccare il freno altrimenti si pattina come un giocatore di hockey, appena in fondo leggera curva ad U, pattinamento dell'auto che deve cambiare pendenza, nuovo scodinzolamento, faccio fatica a rientrare sui rari solchi lasciati da auto precedenti, poi un pezzo di strada riparato dal viadotto e quindi senza neve, accelero sull'asfalto grezzo e prendo velocità per non rischiare di slittare all'indietro e riesco a rimettermi sull'autostrada sovrastante.
Poi comincia un lento ritorno verso Torino, ma il più è fatto, mi fermo in galleria a togliere il ghiaccio dai tergicristalli e scendo, ogni chilometro che faccio diminuisce la neve e migliora la visibilità.





Due immagini di venerdì scorso, realizzate al solo scopo di testimonianza del mio viaggio, immortalata la squallida area di servizio di Villanova d'Alba, sulla strada del ritorno. Scusatemi, ma durante la tempesta di neve avevo ben altro a cui pensare, invece di scattare foto.

Credetemi, è stata peggiore di come ho tentato di descriverla.

Non ho visto Valence, non sono stato a cena con Laurent, mi sono scusato con gli organizzatori, mi sono girate le palle per i soldi spesi, il tempo perso ed i chilometri fatti inutilmente, ma no credo che dimenticherò facilmente quella giornata; in fondo per le scelte fatte ed il coraggio che mi son dimostrato, devo dire che tutto sommato ne è valsa quasi la pena.
Ma non lo rifarei.




Questa foto è di "repertorio", nel senso che sono andato a pescarla su internet per cercare di rendere l'idea in mezzo a cosa mi sono rirovato...ma la testimonianza non è comunque veritiera, era molto peggio di così!

A Valence, ci andrò il prossimo anno ... con le "gomme da neve". 
Ci potete giurare.


































1 commento:

  1. Sempre un gran piacere leggere questi tuoi resoconti, molto "coloriti"...

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