topolino

16 novembre 2015

Lucca 2015

Il tempo intercorso dalla manifestazione al mio report, è indicativo del periodo che sto attraversando.
Anzi, diciamo pure che non vedo l'ora di attraversarlo.
Purtroppo non è solo dovuto a intasamenti di lavoro, quelli ci sono e sapevamo che ci sarebbero stati, il fatto è che è subentrato un fatto personale di estrema gravità (ma che si sta per fortuna risolvendo), che stava per compromettere la mia partecipazione a Lucca 2015. Non che il mondo si sarebbe accorto della mia assenza, per carità, siamo talmente transitori e degni di così relativa importanza che, nel marasma generale, tra strombazzamenti di annunci, proclami, promozioni, novità editoriali e non, presenzialismi al limite della tolleranza e gigionamenti vari, la mia assenza avrebbe avuto la stessa rilevanza di uno spermatozoo rimbalzato sull'ovulo.
Detto questo, nonostante avessi già preventivato di rinunciare al giovedì dei quattro previsti per la manifestazione, per guadagnarlo di lavoro, ho dovuto, per subentrate circostanze, rinunciare anche alla domenica.
Poco male, mi ero visto di rinunciare del tutto, il bicchiere alla fine è risultato mezzo pieno.





Il manifesto di Lucca Comics&Games.

Impossibilitato di usufruire del parcheggio al quale mi ero abituato e viziato, mi sono dovuto andare a cercarmene uno in una zona che conoscevo, ma dalla parte opposta al centro, obbligandomi così ad una forzata passeggiata, per quanto camminare per Lucca sia sempre un bel camminare.
La giornata del venerdì è stata meravigliosa, come sarebbero state anche le successive, calda, di un caldo inusuale per Novembre (e lo è ancora) e carica di tutte quelle promesse che tutti sono lì proprio per vederle mantenute.

Già da quei primi passi dentro le mura c'era il preludio, almeno per quel poco che può contare la mia esperienza, del successo e dei motivi dello stesso, di questa edizione. Ovvero gli spazi espositivi e commerciali erano talmente distribuiti per tutto il perimetro della città che, evidentemente, ha facilitato la circolazione dei presenti evitando ingorghi congestionanti e collassi improbabili che avevano costituito, in modo allarmante, l'edizione precedente. Inoltre quest'anno era stata prevista una riduzione progressiva del prezzo del biglietto d'ingresso per i giorni più lontani al fine settimana, per invogliare ulteriormente a non concentrarsi solo tra il sabato e la domenica, veri giorni clou della manifestazione. Oltre a questo era stata limitata la vendita dei biglietti a 80.000 per la giornata del sabato (l'anno precedente, pare ne avessero strappati 120.000,almeno così ho sentito dire), ed effettivamente, almeno per i due giorni in cui sono rimasto nella città, i risultati si sono visti. Molta gente, molto di tutto, ma sempre compatibile con la circolazione delle persone, la visione degli stand e quella delle manifestazioni sparse per la città, in una festa, come dovrebbe essere, che accontenta tutti.
Queste le mie impressioni, molto parziali, del tutto personali e anche prive di ogni riscontro visto che, per i vari motivi sopra citati, non ho letto una riga che sia una sulla manifestazione, sui consuntivi e sulle relative considerazioni.




Il motivo principale della mia venuta a Lucca, il nuovo racconto di Nero Maccanti "Voodoo Serenade".


Personalmente ero lì per promuovere il mio Voodoo Serenade, seconda avventura del marinaio italiano Nero Maccanti, dopo quella sviluppatasi in quattro volumi nella saga di Hasta la Victoria! ed il mio portfolio Nero Maccanti, del quale Mauro Paganelli aveva portato così pochi esemplari da farmi dubitare seriamente sulla volontà di volerli vendere.
Dopo essere transitato per lo stand della mia scuola: l'Accademia Nemo, presso lo spazio Games, come di consueto è giusto il tempo di salutare John Nevarez, character designer e storyboarder americano di cui abbiamo realizzato un volume ed organizzato workshop per i nostri studenti (e con il quale ho cenato il venerdì sera), mi sono diretto verso piazza Napoleone in direzione Il Grifo Editore, dove avrei dedicato i miei libri, seppur prodotti dalla mia scuola, presso lo stand di Mauro.
Il mio percorso, nei due giorni, alla fine è stato questo, niente di entusiasmante certo, ma mi sono allontanato per 48 ore dai problemi che mi ero lasciati, irrisolti e molto gravi alle spalle, ed alla fine sono stati utili per questo, ma sinceramente, e me ne scuso, non potrò apportare niente di significativo, perché ho fatto ben poco, né di colorato, visto che i miei panorami, in quel momento preciso, riuscivo a vederli solo con le tonalità del grigio.




Un simpatico affezionato lettore che, beccandomi allo stand Nemo, si è fatto ritrarre con il sottoscritto, un entusiasmo appagante e contagioso, in certi momenti ce n'è bisogno. 

Prima di iniziare a fare dediche, mi aspettava la presentazione in anteprima di "Non smettere di disegnare", il documentario di Giacomo Becherini sugli autori e disegnatori toscani della zona limitrofa a Livorno &C. 25 minuti di interventi di: Maddalena Carrai, Cristina Gardumi, Tuono Pettinato, Daniele Caluri, Francesco Ripoli, Giovanni Timpano, Alberto Pagliaro ed il sottoscritto.
Il filmato composito ed animato, per sua stessa ammissione del regista, dalla passione e dall'apprezzamento verso il mestiere del disegno, piuttosto che la volontà di "spiegare" un ambiente ed il suo lavoro, fa trasparire, oltre che la bravura del regista, dei contenuti non legati da contesti precisi o fedeli ad una grammatica del settore, ma un collage di esperienze, punti di vista ed osservazioni che danno al documentario un sapore genuino, informale ed emotivamente pregnante, oltre che esteticamente apprezzabile.




Il promo del documentario "Non smettere di disegnare", di Giacomo Becherini.

Allo stand de Il Grifo, ho condiviso lo spazio con colleghi illustri come Vittorio Giardino e Jordi Bernet, che non conoscevo e che erano anni che non veniva in Italia, due presenze illustri con cui mi sono sentito onorato di dividere lettori ed appassionati, tuttavia è con amarezza che  devo constatare che, per quanto illustri, alla fine non è che ci fosse quella ressa che in altri periodo ed in altri anni si sarebbe verificata alla presenza di due personaggi di questo calibro.
Hanno lavorato molto e con intensità, ma io che provengo da altri periodi e da altri contesti, so cosa sono e cosa hanno fatto e sopratutto so cosa ci sarebbe stato, questa assenza di presenze non è altro che la conferma di una latitanza, per non dire perdita definitiva di lettori, appassionati e cultori del fumetto che, in altri tempi avrebbero intasato lo spazio di fronte ai due autori.
Oggi le file si fanno altrove, per personaggi di altro genere, per autori con diverse caratteristiche o per youtuber e blogger, non è nostalgia, è una constatazione.
Ma Lucca è una festa e non vogliamo intristirci.


Per la prima volta in...bah, che dire 27/28 anni non sono stato presente alla usuale cena della Bonelli, per cui ho saltato a piè pari l'incontro di molti colleghi e collaboratori della casa editrice che spesso si vedono soltanto in quella occasione. In questo caso non so bene neanche cosa pensare, questa casuale quanto forzata assenza l'ho voluta leggere come fosse un segnale di un cambiamento, una sorta di mutazione genetica, di stile e di prospettiva della casa editrice, come in effetti sta accadendo.
Lo so, è una cosa del tutto arbitraria e perfino sciocca, ma la coincidenza involontaria ha segnato, almeno nel novero delle mie percezioni, una svolta significativa, anche tenuto conto dell'assenza di Mauro Marcheselli, il direttore della casa editrice che da giorni non si vedeva e che poi, nei giorni seguenti, è culminata con la dichiarazione che al suo posto sarebbe andato Michele Masiero, ma questa è ormai storia.
Nella vita si dà spesso valore a momenti che in sé magari non hanno niente di significativo (anche se non è questo il caso) ma che, correlati ad altri fatti, assumono un rilievo ed una importanza, se non altro nella cronologia dei nostri ricordi, ecco, questo momento per me segna davvero la fine di un ciclo, forse non ancora conclusosi neanche alla morte di Sergio Bonelli. Detto questo però, c'è da dire anche che la scelta di Michele Masiero, che apprezzo e stimo da anni, è e resta nel segno della continuità, è un collaboratore cresciuto internamente, che ha sposato da sempre la filosofia e che conosce nel profondo le dinamiche della casa editrice, ma che va a collocarsi in un momento di crisi particolare del mercato editoriale oltre che ai cambiamenti di rotta, le scelte di strategie diverse da quelle tradizionalmente battute nella sua storia, e verso spazi mai occupati da parte della casa editrice.
Staremo a vedere, e in questo momento che secondo me è sì di riflessione, ma dovrebbe spingere verso considerazioni da farsi a 360 gradi, che colleghi ed addetti ai lavori si dividono inusitatamente tra gli euforici ed i pessimisti, come di consueto, anche se mi par di constatare una certa propensione derivata da atteggiamenti che oramai fanno tendenza (Berlusconi prima, e Renzi oggi), e cioè si pensa più a raccontare e immaginare il presente, piuttosto che constatarne la realtà, ma forse è il mio atteggiamento quello sbagliato.




Sì, in effetto c'ero, riconosco le copertine dei libri.


Tuttavia mi voglio spingere a ricordare gli amici ed i colleghi con cui ho conversato, scambiato poche battute e magari pranzato insieme come Luca  Chiarotti e Marcello Toninelli, antico  compare di chiacchierate chilometriche, Andrea Mutti che una volta tanto incontro in patria, l'amico Riccardo Moni, con il quale mi ha fatto piacere sottolineare gli ottimi risultati ottenuti dall'organizzazione, il ritrovato Pasquale Ruggero della Magic Press, editore a suo tempo del mio primo Digitus Dei, in tempi in cui le edizioni speciali facevano davvero la polvere, tanto si vedevano bene, l'immancabile Mauro Bruni, patron ed anche novello Bruno Conti nella serata delle premiazioni, Carlo Bazan, l'amico di scorribande francesi Lele Vianello e Stefano Babini, l'immancabile Pierre Frigau, alla spasmodica ricerca di autori italiani da portare ad Illzach, Frederic Brremaud, Stefano Vietti e Luca Enoch, Emanuele di Giorgi e Massimiliano Clemente, Francesco Ripoli, Igort, Alberto Pagliaro, Paolo Guiducci, Sergio Pignatone, Fabio Civitelli, passato allo stand, Egisto Seriacopi, Paolo Bacilieri e Manuele Fior,  l'amico Bruno Brindisi con il quale avrei voluto stare molto di più ma impossibilitato dagli impegni ho potuto dedicargli con rammarico pochi minuti, Riccardo de Marino, passatolo a salutare nell'unica incursione nell'area Bonelli, dove ho incontrato Roberto De Angelis (in una sua rara sortita, e per questo preziosa) alle firme, con cui avremmo condiviso volentieri una cena insieme alla quale però ho dovuto rinunciare...e poi tanti altri, sicuramente me ne dimenticherò molti, perché anche se i giorni sono stati solo due, la concentrazione di amici e colleghi e tale e tanta che ogni minuto è scandito da incontri e saluti.




L'ultimo Nero Maccanti prima della partenza, avevo già rimesso penne e pennarelli nell'astuccio ma, di fronte al dispiacere di perdere una tua dedica ad un fedele lettore, che ti resta da fare?

Finisce così, alla luce di un tramonto bellissimo, poco prima che si mettano in marcia i visitatori del sabato, sotto un cielo rosso cupo che prelude ad una domenica altrettanto bella e ricca di ulteriori prelibatezze, ma io sarò altrove, per quest'anno è andata così, poteva andare anche peggio.
Accontentiamoci.

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