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18 aprile 2016

Festival di Langeac

Siamo di nuovo in partenza.
Dopo un fine settimana trascorso all'insegna del festival di Nemoland, dove come ogni anno ci siamo superati (e lo dico con una punta di orgoglio neanche troppo nascosta), nell'accoglienza dei due strepitosi ospiti Masami Suda e Colin Chilvers (da leggere il post precedente per il solito report), oltre all'ospitata della domenica a Collezionando, la manifestazione organizzata da Lucca Comics e l'ANAFI e dove ero stato invitato da Tunuè, a promuovere il mio libro "Di altre storie e di altri eroi" e dove incidentalmente avevo "conosciuto" (in realtà mi sono fatto fare soltanto una foto) con Sidney Jordan, il papà di Jeff Hawke, uno dei personaggi di fantascienza più conosciuti degli anni '60-'70.



Il manifesto della manifestazione.

Oggi 8 Aprile siamo in partenza per il Festival di Langeac, località dell'Alvernia, nel dipartimento dell'Alta Loira, in pratica proprio nel bel mezzo della Francia, per cui, arrivando a Lione, ad occhio e croce mi dovrebbe aspettare un bel viaggetto in auto e, probabilmente, essendo in compagnia soltanto di un altro paio di colleghi italiani: Alessio Lapo e Simona Mogavino, posso dimenticarmi un bel ripasso del mio francese.




I moschettieri italiani: la simpatia di Simona ed Alessio (con lo sguardo da sciupa femmine), il faccione in primo piano è il mio.

Sono stato invitato con larghissimo anticipo, se non ricordo male addirittura l'anno scorso ed io, come spesso faccio, quando i festival che mi invitano sono delle novità e non ci sono mai andato e non sono ubicati in posti inaccessibili, generalmente accetto.
La mia ultima fatica il libro: "La lama e la croce" ha, come tutte le mie creature, bisogno del mio sostegno là dove io posso darglielo e, come un generoso cavaliere, mi immolo sull'altare del sacrificio e vado.
In realtà, e lo spiego a quelli che si domanderanno (e saranno migliaia, immagino) il perché mi piaccia farlo e mi capiti di prendere l'aereo così spesso per andare in Francia, la motivazione sta proprio nell'iper-produzione delle pubblicazioni di questo paese ogni anno, che ricordo si avvicini sempre intorno ai 4500/5000 albi prodotti. Ora, nel mare magnum di così tante edizioni, i nomi conosciuti e popolari (sia di personaggi, ma nel caso francese inevitabilmente anche dei loro autori) hanno il loro percorso di vendite già segnato dai successi precedenti, mentre le altre pubblicazioni o sono già promosse dal numero di copie stampate  dagli editori (che con la mole della quantità, riescono a guadagnarsi spazi di visibilità in libreria), oppure agli autori non resta che, oltre la normale distribuzione, l'alternativa promozionale nel frequentare le decine e decine di festival che a macchia di leopardo sono organizzati in tutta il territorio Franco-Belga, per farsi conoscere, fidelizzare nuovi lettori e promuovere così i propri lavori. Ma anche qui non dico che ci sia una selezione, ma i criteri di scelta da parte degli organizzatori sono personali, arbitrari e molteplici e farne parte comunque non dico che sia un privilegio, ma un'opportunità che non ha tutti è concessa.
Io quest'anno, oltre ad Angolueme (che coincide sempre con l'uscita dell'ultimo albo) e Grenoble (che è la manifestazione organizzata dal mio editore), ho già ricevuto oltre una decina di inviti, ovviamente non potrò andare a tutti per accavallamenti di impegni e per impossibilità personali, ma ho già un bel planning annuale che mi aspetta, non c'è che dire.

Unica preoccupazione del viaggio: è il ritorno.
Dopo una breve consultazione dei biglietti, sempre fatta con tempistiche sbagliate, mi accorgo che per il rientro da Lione devo fare scalo a Parigi, ma il peggio è che, seppur dal solito terminal, ho soltanto 40 minuti di tempo per il trasbordo e, conoscendo le tempistiche aeroportuali, c'è poco da stare tranquilli.
Sperem.

Firenze Peretola, che oramai è stato intitolato al navigatore Amerigo Vespucci, è un aeroporto che è carino nella sua parte nuova, ovvero nell'area check- in, che ha spazi importanti e un respiro internazionale, ma che nell'area di passaggio, di duty-free e ristoro presenta i limiti di ciò che era, ovvero un passato non a livello della fama e dell'importanza culturale e turistica della città.
Voliamo con Hop! la compagnia con cui abbiamo già volato, destinazione Saint Exupery, un aeroporto che conosciamo bene. Il volo è su un ATR 42, una cagatina di aereo che è poco più grande di un autobus granturismo, un turboelica che ha un passato poco rassicurante e diversi posti sono vuoti, mi auguro non per questo motivo.

Il volo, anche se in un paio di punti si balla un po', è piuttosto tranquillo.
All'arrivo non c'è Mathieu come previsto, attendo una decina di minuti e poi la mia impazienza ha il sopravvento e telefono, è da quelle parti e mi recupera poco dopo, è già in compagnia di Julie Ricossé e poco dopo si avvicinano anche due slavi: Maza (bosniaco) e Banovic (serbo) che erano anch'essi in attesa dell'incaricato.
Il viaggio in direzione di Langeac è tranquillo ma, come da previsione, lunghetto.




Perignac, tappa del viaggio verso Langeac.

Dopo avere scambiato qualche battuta con Julie, una giovane e carina autrice che non conoscevo, scambiandosi informazioni sulla nostra professione, comincio ad appisolarmi a tratti, cullato dalla guida piuttosto isterica del nostro driver, ma per niente turbato dai frequenti scatti e relative frenate.
Giusto il tempo di constatare l'alternarsi del sole con le nuvole che costellano il cielo del nostro viaggio, e verso le 17,30 ci troviamo fermi nella piazzetta della Mairie, il municipio, luogo deputato alla manifestazione, dove in un salone del quale non conosco l'uso originario, sono allestiti file di banchi con la segnalazione dei nostri nomi e delle rispettive postazioni. Una lunga fila di tavolini che costeggiano il contorno perimetrale della sala, all'estremità della quale si va a collocare la libreria che rifornirà tutti i volumi necessari alle dediche. Il luogo è piuttosto parco e scevro di dettagli, e si ha l'impressione che quando la macchina delle dediche comincerà a girare a pieno ritmo, con tutti i disegnatori a pieno regime ed occupanti le loro postazioni, i gomiti si toccheranno e gli spazi risulteranno angusti. Adesso c'è posto e non ci sono problemi, ma domani vedremo.
Intanto si comincia.
Questa manifestazione infatti prevede anche una sessione di dediche dalle 17,00 alle 19,00 del venerdì, poco prima dell'inaugurazione del festival, con gli avventori che al momento saranno presenti. 

Io sono proprio là, pensa che culo!




Due pagine dell'opuscoletto distribuito dall'organizzazione durante il festival, con programma ed ospiti della manifestazione. Inaspettatamente l'illustrazione sotto il programma l'hanno presa dai risguardi del mio volume Haitiano, curioso.

Mi guadagno subito la stozza facendo la mia buona sessione di dediche, anche se i presenti non sono molti, probabilmente la maggioranza di loro, come sempre, sono lì per assistere alla presentazione, per omaggiare il sindaco e fare il loro dovere civico di fronte alle personalità locali.

Al termine attraversiamo praticamente la strada e ci infiliamo tutti in un bar brasserie, c'è l'aperitivo, e qui ci
 sono anche tutti gli altri, già con i bicchieri in mano assaggiando stuzzichini, tra tutti la simpatica Karinka, Chantelouve, Valles, Nolane, Jean-Marc Stalner, Brocard, Chardon, Chandre, Rivera, e molti altri, ed è qui ci incontro gli amici connazionali Alessio e Simona che, come sempre, sono venuti in auto e sono arrivati da poco. 
Con loro è un piacere conversare, Simona ha dalla sua una simpatia istintiva e con Alessio non so, è una di quelle persone che mi mettono in pace con me stesso, mi rilassano, e la sua bonomìa ha un effetto terapeutico che mi induce alla serenità, mi fa stare bene. La serata così trascorre piacevole facendo due chiacchiere tra noi e, come spesso accade, trascurando i francesi che nonostante tutto, altamente se ne infischiano.
Nessuno di noi tre sapeva se l'aperitivo era solo aperitivo e dopo sarebbe seguito il rituale della cena, oppure se era il semplice appuntamento precedente al pasto serale come da canoniche indicazioni da vocabolario. La risposta è nata spontanea dopo che ci siamo accorti che il materiale commestibile che veniva portato, era di quantità sospetta ed esageratamente generosa per un semplice aperitivo, e siamo andati a letto così, mangiando tartine.

Mentre gli autori presenti sono stati dislocati un po' ovunque, io ed altri miei cinque o sei colleghi siamo finiti all'Ile d'Amour (L'isola dell'Amore) un albergo che, detto tra noi, di romantico e mieloso nido d'amore ha ben poco, una serie di camere con accesso esterno simile ad Hotel americani per serial killer, spaziosi ed ameni come tutti i locali che sono concepiti per stagioni che non sono questa.
Ma lo spazio è tanto e la stanza è grande, l'avvolgibile garantisce l'oscurità necessaria e la stanchezza c'è, per cui gli ingredienti per andare a letto ci sono tutti.
Buonanotte.

La giornata di sabato invece inizia nel migliore dei modi, un bellissimo sole entra dalla finestra e illumina la stanza con la sua rilucente allegria.
Questo sabato inizia come sempre con le sessione di dediche, niente di sconvolgente, l'affluenza di lettori ed appassionati è costante e graduale, niente ressa ma un flusso di  visitatori continuo fino all'ora di pranzo.
Pausa e poi di nuovo dediche fino alla chiusura.
Niente di rilevante, se non che, da osservatori che nonostante l'attenzione per le dediche rivolgiamo anche a ciò che ci circonda, al momento di sedersi nelle nostre postazioni, cominciamo a sentire un sospetto afrore che, almeno per me, riconduce ad un noto individuo che è solito frequentare questo tipo di manifestazioni.
È una persona gradevole e anche affabile a suo modo, difficile volergli male, ma di contro si trascina un odore forte ed acuto di piscio stantio che difficilmente  è dimenticabile al che, come in molte altre occasioni, lo identifica meglio di un passaporto anzi, perfino ne anticipa l'individuazione (fosse un terrorista avrebbe la carriera stroncata sul nascere), perché che era lui, l'ho immaginato appena entrato all'interno del salone delle dediche, senza neanche vederlo.
In questi casi la corsa è a fare la dedica più veloce in modo che sposti la sua locazione da un'altra parte.
Poco dopo è arrivato un suo sodale, credo per completare lo spettro di afrori che oramai evidentemente dovevamo catalogare, qui siamo intorno al sudore recidivo, quello che staziona per mesi sotto le ascelle delle magliette non lavate, niente di eclatante ed è perfino banale annotarlo, ma da minuziosi esperti quali siamo diventati, oramai ogni variazione sul tema, diventa un nostro naturale interesse.
Alle 17,30 la sala già è ai suoi minimi termini, e dopo poco ci smobilitiamo per tornare nei nostri alberghi e poi procedere alla cena.
Tranquilla e conviviale, la serata al ristorante "Entre Nous" con Simona, Alessio ed io, c'è la siamo goduta nella nostra piccola isola italica, tra chiacchierate intorno al nostro lavoro e digressioni su ogni argomento possibile, sempre però, tenendo presente il fondamentale apporto di Alessio che, dopo una notevole esperienza maturata nella visione di documentari che gli hanno ampliato gli orizzonti conoscitivi, ci ha permesso di fare valutazioni oltre la soglia del banale ma introiettando il tutto in dimensioni che, almeno per me e Simona, erano sconosciute.
(Questa è una piccola presa per il culo ad Alessio, fatta con benevola e amicale simpatia, so che storcerà un po' la bocca, ma ci sorriderà, ne ha lo spirito).





Due dediche realizzate durante la manifestazione.

Domenica all'insegna del sole, o le previsioni erano state pessimistiche o l'arrivo degli italiani in Alvernia ha portato caldo e sole come nella penisola.
La mattinata è abbastanza moscia, in tutto il mondo evidentemente, il sole non è un alleato di organizzatori di mostre indoor, scatena quel sano desiderio di andare all'aria aperta a prendersi i primi raffreddori di stagione, disertando però le manifestazioni che vorrebbero la pioggia come deterrente alla gita fuori porta, ma c'è poco da fare, l'originalità non fa parte delle qualità che ognuno di noi crediamo di avere, altrimenti non ci troveremmo mai incolonnati in file chilometriche nelle canoniche occasioni dove pensiamo di essere alternativi. Comunque, dopo un'oretta cominciano a farsi vivi e primi avventori ed arrivano così all'ora di pranzo, prima però di avere fatto una bella foto di gruppo con tutti gli autori presenti.
Restaurant le Central, pasto a base di canard come il giorno precedente, contorno di lenticchie (legume locale) anch'esso come il giorno precedente, purea di carote e patate tagliate finì con besciamella e gratinate, anch'esse piatto ricorrente nella cucina d'oltralpe.
Con noi al tavolo c'è Pierre Benoist, il direttore del festival, parliamo del più e del meno, della complessità italiana e delle invasioni che ne hanno condizionato la governabilità e la cultura ma che le ha anche donato una diversità ed una poliedricità a tutti i livelli che ne esalta pregi e difetti. 

Ma qui ci scontriamo con la sua considerazione un po' omologante che considera tutti i popoli condizionati a vario grado dalle stesse implicazioni storiche, non concede all'Italia quel primato alla diversità riconosciuto da decine e decine di culture e popoli che sono venuti a pisciare sul nostro suolo, rompendoci sì gli zebedei, ma anche lasciando inevitabilmente testimonianze e diversità che hanno fatto di noi, con pregi e difetti, ciò che siamo. Ma Pierre è un francese ed ha difficoltà a riconoscerlo, noi tacciamo per onor di public relations, ma ovvio che non ci trova molto d'accordo. 
Noi italiani in fondo siamo in parte fieri di essere dei cazzoni, cialtroni e inaffidabili, sono abiti che stigmatizziamo ma che vestiamo con una disinvoltura forse dovuta all'abitudine, ma ci facciamo belli anche della nostra originalità che pensiamo sia il nostro forte, quando invece ci declassifica puntualmente, posizionandoci come fanalini di coda in tutte le classifiche europee possibili ed immaginabili. Detto questo però, non rinunciamo mai alla polemica.
Ma non ci basta, andiamo oltre, anche la storia a noi ci fa un baffo, ed affrontiamo per motivi contingenti, anche un argomento che di, per sé, disquisendone con un francese, ha una sua difficoltà intrinseca: la guerra d'Algeria.
Parentesi storica che interessa Simona per motivi professionali, ma che per i francesi è una ferita ancora aperta, e se ne percepisce dalla vaghezza con cui ne parlano, è infatti uno dei momenti più bassi del loro colonialismo di cui non vanno affatto fieri, perché anche loro, i nostri cugini, di nefandezze ne hanno fatte, e tante, non vorrei essere menagramo, ma ho l'impressione che come un debito mai pagato, il conto debba essere rimessi di questi tempi, è già vediamo le file agli sportelli per la riscossione.




Foto di gruppo in un esterno: gli ospiti ed organizzatori al gran completo.

Rientriamo giusto in tempo per terminare una dedica lasciata a metà, che il paziente lettore aveva atteso dopo la pausa pranzo, chiamatomi per la foto di gruppo, in realtà il locale era stato chiuso ed il malcapitato fatto uscire, lasciando così il "lavoro" a metà.
Dopo di lui, si avvicina il gestore della Libreria che rifornisce la manifestazione della materia prima, fa parte del gruppo Momie Folies, una catena (come ce ne sono molte) di librerie monomarca, questa è di Clermont Férrand e mi da la più bella notizia del weekend. Magari sarà una notizia parziale, i resi dovranno rientrare o una miriade di lettori non contenti dell'acquisto riporteranno tutti i libri vanificando la fondatezza dell'informazione ma, con mio immenso stupore, mi dice che il mio ultimo libro "La lama e la croce" uscito i primi di Marzo, è epuisé: ovvero esaurito.
Fatico a crederci, mi sembrerebbe una notizia troppo bella e l'esaurimento mi pare perfino troppo repentino, per cui lascio la veridicità del tutto in sospeso, ma mi fa piacere però riportarlo, anche se sono altresì convinto che rientrerà.
Vedremo.




La libreria Momie Folies di Clermont Ferrand incaricata della vendita degli albi.

Il volo da Lione per Parigi imbarca, decolla e arriva nei tempi cronometrici previsti, non ho neanche il tempo materiale per preoccuparmi tanto la puntualità ha azzerato ogni rischio, una cordialissima hostess dal sorriso smagliante e l'espressione accattivante mi si avvicina avvisandomi perfino della concomitanza del terminal di arrivo, un servizio efficiente e puntuale da lasciare senza fiato.
Arrivo e mi metto in coda per l'imbarco al gate F35, e sono addirittura uno dei primi a salire sul velivolo, è un Airbus 318/319, siamo in file di sei ma i posti non sono tutti occupati, tra me ed il mio vicino il posto è vuoto e si sta anche larghi, nonostante un rompicoglioni alle mie spalle disquisisce su tutto quasi fosse sicuro che tutti i passeggeri pendano dalle sue labbra per sentire le mischiate che dice, avrei voglia di metterlo di fronte alla dura realtà avvertendolo che la gente muore dalla voglia di mandarlo a quel paese, ma rinuncio preferendo lasciarlo da solo a cullarsi nell'illusione di essere una persona interessante, ma mentre scrivo queste righe mi sento prendere lo stomaco da delle mani invisibili, è l'aereo che a mia insaputa, preso a battere con gli indici sul mio IPad, sta decollando.
Parigi sta tingendosi dei colori della notte, la giornata è stata magnifica e il sole ci ha ricordato che le giornate stanno allungando, concedendosi più ore di luce.

L'inverno è alle spalle, ora dico io: ma dovevo andare in Francia per accorgermene?

25 marzo 2015

Festival di Villefranche sur Saone.


Partiti come un tempo, io che raggiungo Capannori, lascio lì la macchina, prendiamo il rombante Diesel del Peugeot di Gradimir Smudja, e partiamo in direzione della Francia.
Era almeno un paio d'anni che non facevamo un viaggio/festival insieme, noi che ne abbiamo fatti parecchi negli anni scorsi, spesso anche con Zorica, la moglie.
Avevamo di dircene di cosette, e Gradimir non è certo uno che si tira indietro nella chiacchiera e così il viaggio è stato piacevole, come sempre.
La sosta, come al solito, nell'area di servizio prima del Frejus, non che sia migliore delle altre, ma è quella che, all'ora di pranzo, in base al nostro rollino di marcia rimane concomitante, un panino, un succo di frutta ed un caffè.
Constatiamo l'aumento dell'A/R del tunnel, ben oltre i 50,00€, quando l'avevamo lasciato a 48,00€, giusto per ricordarci che, ad ogni anno che passa, anche se il panorama resta lo stesso, c'è sempre qualcos'altro che cambia, e non necessariamente in meglio.






 Il centro di Villefrancher sur Saone, al nostro arrivo.

 Arrivo intorno alle 16,30, anche qui in orario, non c'è stato traffico, niente intoppi o ingorghi imprevisti, il tempo buono, è tutto è andato come previsto.
Il ricordo di Villefranche (festival al quale abbiamo partecipato insieme ben quattro anni fa), è un po' appannato e fatichiamo a ricordarci la disposizione topografica della città, ma è bastato tornare nella via centrale della cittadina, per ricordarne i particolari.
Parcheggiamo la macchina e ci dirigiamo dove  ricordavamo essere il centro congressi adibito alla manifestazione, nessuno dei due aveva né l'indirizzo dell'hotel, né un telefono di chicchessia.
Ci vengono incontro Mo e Jean-Louis, amici da sempre e con la cordialità che li contraddistingue, parliamo, beviamo un po', e poi andiamo all'albergo dal nome curioso Ici&La, della catena Mercure, a due passi (letterali) dal festival e di recentissima costruzione, bello, moderno, elegante e confortevole, non si potrebbe chiedere di meglio. Ci rilassiamo e aspettiamo l'ora di cena.



La bella, moderna e confortevole camera dell'Hotel Ici&La, che ha reso ancor più piacevole il soggiorno.

Più tardi ci ritroviamo in una tenuta di produzione del Beaujolais, il vino che si produce da queste parti, un vino conosciuto ed apprezzato, qui prendiamo l'aperitivo (ed iniziano le danze dei bicchieri) poi, dopo che sono arrivati altri autori, ci dirigiamo verso una saletta a vetri poco distante anzi, proprio di fronte. Nell'aia della tenuta danno infatti due locali tutti a vetri, uno esalta un vecchio frantoio in legno, il locale antistante invece ha dei tavoli per le degustazioni e, come nel nostro caso, per una cena.

Tra gli autori molti volti conosciuti in altri festival, Hernst, Achde, Martinet, Mitton...oltre che a Vincenzo Cucca e Cristina, gli unici altri italiani presenti alla manifestazioni, ma molti altri arriveranno il sabato mattina, come Ciro Tota, italiano trapiantato in Francia da anni, Skiav, Arniuchkin, Roosvelt, Turrell.
La cena è di quelle francesi, insalata a e dopo una sorta di agnello con delle verdurine, in compenso, il tutto è abbondantemente annaffiato dal suddetto Beaujolais che, c'è da dire, la fa da padrone.
Inevitabilmente, quando tra gli invitati c'è Jean-Yves Mitton, appare per incanto una chitarra e lui, con la sua voce calda ed appassionata cerca di coinvolgere tutti in canti dal sapore degli anni '60, un po' di Beatles, un po' di Elvis è molto folk. Mitton è un decano della BD e del fumetto, eh sì, anche di fumetto perché per anni ha lavorato in Italia collaborando con la Casa Editrice Dardo per la realizzazione del Grande Blek, non so quanti se ne ricordino il trapper dal panciotto di pelo e dal cappello di castoro, in patria è un autore stimato ed apprezzato come solo i transalpini sanno fare con le loro vecchie glorie, e la sua presenza ai festival è sempre indice di buon umore e simpatia.
La serata finisce così, tra una canzone, una chiacchiera e l'altra.
Una veloce doccia, una sistemazione più accurata, e poi il sonno che arriva di botta, così, senza avvisare, appena sfiorato il cuscino.




Vincenzo Cucca e me (ai lati) con l'amico Jean-Louis, uno degli organizzatori della manifestazione.


Io, Cristina e Vincenzo a cena, il fotografo è Gradimir, mi accorgo adesso che non è stato immortalato neanche in una mia foto, sorry.

Sabato  petit-dejeneur, la sala è elegante come tutto il resto, il buffet è all'altezza della situazione, e anche la colazione scorre liscia con croissant, cappuccino e altre brioches, poi andiamo ad imbracciare gli strumenti di lavoro e partiamo...tanto facciamo veloci, a cronometro dall'albergo alla manifestazione si conteranno sì e no, tre minuti, tanto è vicina.
Mattinata moscia, non tantissima gente, ma il tempo si riempie comunque e le dediche si fanno agevolmente, poi pausa pranzo.

Ci rimettiamo tutti in gruppo per raggiungere il ristorante poco lontano, mi si avvicina un simpatico autore che non avevo notato, è arrivato la mattina alla chetichella, si presenta, è Damien Vidal, un disegnatore che lavora insieme a Laurent Galandon, lo sceneggiatore con cui ho realizzato "La venus du Dahomey" , abbiamo un amico in comune, è simpatico, alla mano e molto gentile, fraternizziamo subito e si aggrega alla combriccola italiana, composta dalla coppia Cucca, Tota ed il sottoscritto (Gradimir è rimasto alla manifestazione, preferendo saltare il pranzo),  lo agevoliamo un po' con il francese per non escluderlo dalla conversazione ed anche il pranzo scorre veloce.
Volete il menù? È presto detto, certo non rinunciate mai a conoscere le prelibatezze che la cucina francese ci mette a disposizione, curiosi! Comunque la solita insalatona con dei gamberetti, la scelta tra un piatto o di pesce (che escludo per la poca prossimità al mare della materia prima) è un poulet, il consueto pollo, immancabile (in alternativa c'è altrimenti il canard, l'anatra, ma questa volta mi smentiscono), poi un dolcetto ed il caffè che, anche se ci impuntiamo a richiederlo stretto, c'è lo portano sempre brodo loro, ma io oramai non ci faccio più caso, lo bevo senza colpo ferire e mi accontento, altrimenti salto, tanto inutile pretendere di più. Per finire anche un dessert, il tutto però, devo dire non male, mangiabile, non pesante e gradevole.
Nei quattro passi fatti tra il ristorante e il salone, con Damien facciamo un po' il punto della situazione, lui è un insegnante che, con "Lip" il libro pubblicato con Dargaud, ha coronato il sogno della sua passione, ma in realtà insegna design ad una scuola superiore, come me è convinto che il lavoro del fumettista è sempre più difficile è si sta facendo sempre più precario ed anche lui, con due figli, ha dovuto scegliere una soluzione che gli garantisse una qualità della vita più tranquilla e meno incerta. È una persona per bene, è calmo ed ha un bel modo di ragionare, un volto simpatico ed accomodante: mi piace.
Poi rientro alla manifestazione, il pomeriggio è più vitale, più gente, maggiori dediche ed un pochino più di intasamento, ma neanche troppo, l'idea è che la ressa non ci sia.
La giornata finisce senza sbalzi, senza impennate e con la sensazione, non solo da parte mia, che la presenza di lettori ed appassionati non sia quella come avevamo registrato l'ultima volta che eravamo venuti, non vorrei che la mia constatazione sappia di pessimismo ma l'idea che l'aria anche da queste parti un pochino sia cambiata, si fa sempre più convinta.
Ma gli organizzatori pare siano soddisfatti, e se è così, chi siamo noi per non esserlo?
Cena all'ultimo piano dell'albergo in un salone per le grandi occasioni, tre portate (il solito polletto con riso come da convenzione) dolce incluso, in un tavolo fatto di italiani come Cucca, Cristina ed il sottoscritto e para-italiani come Ciro Tota e Gradimir che però di passaporto conta come un connazionale, Arniushkin, Roosvelt e Peltier.
La serata scorre tranquilla bagnata dal solito Beaujolais e uno Chardonnay che si fa apprezzare, due battute, un po' di stanchezza e la solita confusione da sabato sera, quando ti trascini la stanchezza ed anche ascoltare costa fatica, quando specialmente quel che devi sentire non è neanche nella tua stessa lingua. Gradimir ed Andreij si staccano per primi, ma anch'io dopo un po' li seguo, ho bisogno di tranquillità, altrimenti non riesco minimamente a staccare, Lunedì devo ripartire per Firenze ed al ritorno sarò nuovamente con la valigia in mano.
Salgo in camera, doccia, abluzioni varie e IPad dove concentro le mie ultime residue forze per la descrizione di questo sabato a Villefranche, pronto a fare la valigia per l'indomani.

Domenica, the last day, le petit-dejeneur alla manifestazione, oggi il rifocillamento è organizzato con il catering all'interno del festival, nessun problema, la scelta è ampia e sembra che il buffet dell'hotel sia stato spostato di sana pianta in un altro luogo senza sacrificarne l'assortimento, facciamo colazione in compagnia di amici e colleghi.




Il salone delle feste dove si è tenuta la manifestazione.

Prima di ripartire un piccolo aneddoto.
La sera prima, Gradimir si era fatto dare dal bar del festival tre birre da portarsi in camera (una anche per me, seppur non richiesta), uno dei volontari si era apprestato ad avvisarci del fatto che il "vuoto" andava restituito, diciamo anche con una certa insistenza, al punto che ero quasi stato tentato di lasciargli direttamente la bottiglia, sicuro come ero che me ne sarei dimenticato. Ma poi, nel breve tragitto, ridendoci sopra, ci siamo detti che ci sembrava una esagerazione, e che se ne sarebbero dimenticati.
Non è stato così.
Ligi alla sollecitazione, entrambi la mattina le avevamo riportate, io, per non averla neanche aperta (non avendo né la sete necessaria per aprirla, né il cavatappi per farlo), e Gradimir evidentemente perché, nonostante tutto, era stato impressionato dall'insistenza della sera prima e intenzionato a non irritarli.
Io l'ho lasciata sul bancone del bar, ma il tizio probabilmente non mi/ci ha visto e successivamente è venuto da Gradimir a reclamarne la restituzione, e c'è da dire che abbiamo dovuto spiegargli con una certa insistenza di averlo fatto, ora, nessun problema, anche se ci abbiamo riso un bel po' sopra anche dopo parlandone con dei colleghi, ma la domanda nasce spontanea, la caccia al "vuoto" è così incalzante ed imprescindibile in Francia?





Due tra le mie tante dediche.

La mattinata è scivolata via abbastanza tranquilla anzi, per i miei standard anche un po' troppo, ma non ripeterò la considerazione già fatta.
Poi il pranzo, al buffet e piuttosto ricco, come al solito (ma sono sicuro di non essere stato il solo), ho esagerato nella quantità, sarà perché rimasto entusiasta del fatto di non trovarmi nuovamente il pollo con il riso, sarà perché per noi italiani il pranzo e la cena non sono soltanto il soddisfacimento di un bisogno primario, ma il compimento di un atto che ha del religioso, fatto sta che ho esagerato nelle quantità, specialmente nell'imminenza del viaggio da intraprendere.
A tavola con Vincenzo e Cristina, le ultime due chiacchiere, il caffè e poi il saluto a tutti prima della partenza, un abbraccio a Mo e Jean-Louis, ineccepibili e gentili padroni di casa, un abbraccio ad amici e conoscenti e poi via, verso il parcheggio.

Il viaggio è stato lungo e con un imprevisto che si è risolto, per fortuna, in una bolla di sapone, una spia del cruscotto che, probabilmente si è rivelata essere solo un contatto, per cui il timore di una sosta tecnica è svanito in appena questa è tornata a spengersi così, come per magia.
Una volta tanto la stagione è peggiorata una volta entrati in territorio italiano, le Alpi divideva il grigiore francese in una neve intensa e copiosa che ci ha accompagnati fino a Susa, per trasformarsi poi in una pioggia che a tratti e con alternanza, ci ha accompagnati praticamente fino a casa, per un totale di sette ore abbondanti di viaggio.
Non so, ma io non ho né la tenuta, né la voglia di continuare a fare viaggi di questo tipo, forse possibili e tollerabili soltanto in compagnia, di sicuro non pensabili da soli, anche se ne ho fatti in passato, e neanche pochi.

Comunque anche Villefranche è andata, domani si riparte per Firenze.
E vai...

2 dicembre 2010

Schizzi estemporanei


Il giovedì di questo fine 2010 sono impegnati all'Accademia Nemo, corsi di E-design I, II e III, tutto il giorno per nove ore di lezione....non poco, ma i ragazzi sono stimolanti e l'insegnamento mi piace. Tuttavia, nei rari momenti in cui gli allievi disegnano ed io mi prendo pochi minuti di relax, a volte mi capita di scarabocchiare qualcosa...non sempre, ma questi sono degli schizzi realizzati con la biro, sul retro di chissà quale scarto di foglio, fatti lì per lì...