topolino

23 aprile 2016

Italia-Giappone: 1 a 1

Il titolo del post non rende giustizia a due momenti che, nella loro piccola universalità, sono stati indimenticabili.

L'ho già descritto in occasione del viaggio in Giappone, ma devo per forza fare un richiamo per ricordarlo.
In occasione dell'ultimo dell'anno del 2013, ci trovavamo a Kyoto, per un viaggio di piacere-studio-affari, che ci ha permesso, oltre che di consolidare le nostre amicizie e conoscenze in quel paese, di invitare il maestro dell'animazione giapponese Isao Takahata, coro datore con Miyazaki dello Studio Ghibli.
Terminata la cena, che in occidente sarebbe stato "cenone", in un orario del tutto normale, senza botti, urla e brindisi di rito, ci dirigiamo, usciti dal ristorante, con la nostra amica Meyko, verso un indeterminato tempio dove si sarebbero dovute suonare delle campane, per annunciare l'arrivo del nuovo anno, così, semplicemente, senza gazzarre e feste.
Dopo svariati minuti di cammino, in un clima piuttosto mite per la stagione, ma col cielo che lasciava cadere qualche pericolosa goccia di pioggia, ci ritroviamo in una sperduta ed anonima periferia, senza alcun motivo di turistica curiosità.
Poi, è ancora oggi non so bene se per caso o per volontà di Meyko (al quale non l'ho mai chiesto), ci siamo imbattuti in questo slargo, tra delle civili abitazioni moderne, dove un tempio buddista si ergeva a sentinella di religiosità in quella landa apparentemente desolata.
Il tempio, seppur piccolo aveva una piccola pagoda sotto la quale era possibile scorgere un bellissimo dragone scolpito in legno a sbalzo che, come ci venne raccontato, era stato studiato per mesi da un critico ed esperto d'arte francese.
Nel mezzo di questa spianata, intorno ad un fuoco, c'erano diverse persone, con bicchieri in mano, qualcuno con tute rilucenti tipiche come la nostra Protezione Civile, insomma, qualche decina di persone che sembrava volesse festeggiare, al contrario del resto della popolazione della città, il passaggio da un anno all'altro.
Ci invitano a bere, scambiamo alcune battute, siamo italiani e qualcuno intona, con voce impastata dal sakè, alcuni canti italiani, uno su tutti il sempreverde è mai appassito "O sole mio", vero inno nazionale a dispetto della hit del Mameli; il momento, tanto inaspettato quanto anomalo, è di quelli che si fa ricordare, tanto più quando, ad un certo punto vicino alla mezzanotte, quello che sembrava il Pigmalione della serata, il gran cerimoniere di quell'inatteso incontro, appare nel vestito di sacerdote shintoista.
Era il vicario del tempio, il suo sacerdote e custode.
Ci fotografiamo insieme e lui, carinamente, ci invita alla cerimonia che di lì a pochi minuti verrà celebrata, una cerimonia che testimonierà l'addio al vecchio anno ed il benvenuto al nuovo.
Noi, ubbidienti ed onorati, ci togliamo le scarpe ed entriamo.
Nell'omelia, il sacerdote celebra il nostro incontro come un auspicio di fratellanza di due religioni, l'inaspettato arrivo di occidentali è stato un segno divino, la volontà celeste di un incontro di religioni, un gesto di fratellanza.
Siamo commossi.




Il normale capodanno a Kyoto.


Il bellissimo drago di legno che decora il soffitto del tempio Takio.


Milo, il sottoscritto e Sasaki in abiti civili, durante la serata, mentre sorseggiavamo sakè.


Il momento in cui Sasaki-san è tornato vestito con l'abito talare da sacerdote.


I protagonisti della serata, gli intrepidi occidentali che per primi hanno varcato la soglia del tempio Takio di Kyoto, rigorosamente dalla sinistra dal basso Milo, Carlo,Francesco, io, Luca e Meyko.

Un capodanno che sembrava dirigersi su un binario di anonimato, salvato solo dall'eccezionalità e dall'esotismo del Giappone, si è trasformato invece in un momento di spiritualità.
È stato bellissimo, ed ha raggiunto quasi dello "storico" quando il sacerdote ci ha comunicato che noi eravamo stati i primi occidentali ad entrare nel suo tempio.
Ci abbiamo messo del tempo per realizzare che quel"primato" fosse assoluto, noi eravamo stati i primi nella storia del tempio Takio, a metterci i piede.
Quindi, ricordatevi in futuro che noi, i protagonisti di questo episodio, siamo"storia", e quindi, portateci rispetto, perdiana!

Non è finita qui.

Sasaki-san, il sacerdote del tempio, un anno dopo ha sposato Meyko e Milo (il fidanzato della nostra interprete anch'esso tra i protagonisti del famoso capodanno) e un paio di settimane fa, come da lui promesso, ha voluto visitare Firenze.
Essendo, come noi, rimasto colpito dall'evento, ha voluto incontrare di nuovo quegli occidentali che sono arrivati quella famosa notte di Capodanno al suo tempio e noi, felicissimi, lo abbiamo accontentato.
Una sera di un mesetto fa, ci siamo incontrati al ristorante Palazzo Tempi, il nostro punto conviviale vicino alla scuola, e qui oltre che a Sasaki, gli stessi protagonisti dell'incontro di due anni fa, abbiamo incontrato anche la moglie e la figlia.




Il momento della consegna dell'illustrazione.



Milo, Meyko, Luca, Federica Sasaki-san, Francesco, io, la moglie e la figlia.


Mentre dedico l'illustrazione.


L'incontro tra la chiesa Cristiana e quella Shintoista, il Vicario di Firenze ed il sacerdote del tempio Takio di Kyoto.

La serata è stata, inutile dirlo, piacevole e simpatica, il sacerdote è un personaggio sui generis, ben lontano dalla figura dei nostri parroci, è un religioso come lo sono i buddisti shintoisti, deve provvedere al suo tempio di cui è vicario sì, ma di cui deve essere anche promoter, custode e guida spirituale e, essendo un piccolo tempio, le donazioni dei fedeli non gli permettono di vivere solo di sacerdozio ed è, perciò, anche un libero professionista, un agente di export-import.
La figlia invece è campionessa di pittura sulle unghie, realizza dei veri e propri capolavori nell'ordine di poche millimetri quadrati, una cosa che va vista.... se cela si fa, ad occhio nudo, davvero incredibile.


Non dovrei dirlo io, ma il clou è stato quando il sottoscritto (avvisato dell'incontro) all'ultimo minuto ho voluto fare un'illustrazione che sancisse iconograficamente quel momento, ed ho realizzato così una sorta di apologia di quella serata, con il dragone che si erge tra noi occidentali stupiti.
Non vi nego che Sasaski è rimasto senza parole, tanto gli è piaciuta l'illustrazione, che si è girata e rigirata tra le mani per interminabili minuti, guardandola e rimirandola insieme alla moglie e alla figlia, intervallando la visione con i soliti urletti di soddisfazione tipici dei giapponesi, con un'espressione di stupore misto a riconoscenza davvero gratificante. Gliel'ho dedicato lì per lì e Luca, puntuale e preciso come sempre, aveva previsto anche la cornice con passepartout. Un servizio espresso degno di una nazione che desiderava misurarsi alla pari con l'efficienza nipponica. 
Sasaki mi ha anche chiesto se poteva utilizzare l'illustrazione per realizzare delle cartoline promozionali per il tempio, ed ha voluto anche che i giorni successivi gli inviassi la biografia a delle foto da allegare il tutto.
Non ci sono santi o santoni in Giappone, per fortuna, altrimenti avrei corso anche il rischio di ritrovarmi beatificato in una cappella.
Comunque, devo dire che è stato un bel momento.

La serata è andata avanti in modo piacevole e cordiale, ma evidentemente, lassù qualcuno si sentiva in difetto e doveva ricambiare il favore...
Accanto al nostro tavolo, una quindicina di ragazzi avevano come capotavola un sacerdote in abito talare, non lo sapevamo, ma era un tavolo di giovani preti ed il loro mentore, neanche a farlo apposta, era il vicario di Firenze, custode del Duomo.
Qui non credo che si sia trattato della mano del destino, qui lo zampino deve essere stato sicuramente di qualcun altro ben più in alto, ognuno avrà pensato al proprio rappresentante, non sarò certo io a poter svelare il mistero.
Con l'aiuto di Silvano, il gestore del locale che conosceva il Vicario, abbiamo avvicinato i due sacerdoti e, con l'aiuto di Meiko si sono presentati e si sono scambiati i convenevoli, è stato un momento particolare, non potrei dire pieno di sacralità, perché la location era quella di un ristorante, qualcuno potrebbe anche considerarlo un "tempio" del buongusto, esagerandone la qualifica, ma tuttavia, sempre profano.

Nuovamente due mondi si sono uniti, oriente ed occidente, anche se in un ambiente circondato di stoviglie, bucatini e pizze, ma pur sempre connessione tra due religioni, ponte ideale tra due universi differenti ma non incomunicabili e tanto meno avversari... di che poi? E tra questi due modi di vivere la propria spiritualità, in una normale, amena serata fiorentina, si è creato un piccolo presupposto per dimostrare che, ci vuole davvero poco, perché diversità trovino punti di contatto, popoli si tendano la mano e, sopratutto, se la stringano.

Il Nobel per la Pace, pare troppo?

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