topolino

4 marzo 2013

Cuba: la segunda vez.

Siamo partiti raschiando il ghiaccio dal lunotto dell'auto, per arrivare a L'Avana con una media di temperatura tra i 24° e i 33° gradi celsius. 
Così va il mondo, dall'altra parte del globo.
Ma è il caso di dire: partiamo per gradi.



Il manifesto della Fiera del Libro de L'Avana, quest'anno alla sua 22ima edizione.



Cataloghi, magazine, i miei libri, tickets, l'immancabile dizionario e ammennicoli vari.

A Parigi c'era un gran sole, il tempo era splendido e tutto presagiva per il meglio, inoltre a guisa di cotanta bellezza, al Charles De Gaulle i francesi avevano addirittura deciso di umiliare il resto del mondo, e tra un gate ed un altro, una pianista intonava musica classica tra i passeggeri in attesa d'imbarco con uno splendido Steinway a coda.
Si comincia bene.



Parigi, aeroporto Charles De Gaulle, a cornice di uno splendido mattino, anche le note di una pianista che intonava musica classica. 

Il volo Air France è stato ottimo (non pretendete dettagli sul menù di bordo) e all'arrivo al Josè Martì, l'aeroporto de L'Avana, una hostess con il mio nome scritto su un foglio, mi intercetta all'uscita dall'aereo e, passando davanti a tutti, ci dirigiamo verso un gabbiotto con scritta VIP per il controllo del passaporto...VIP? 
Sì, avete capito bene: very important person, e scusate se è poco.
Accesso alla sala Paradise per i clienti di riguardo, con bevuta di un cocktail a scelta (era una semplice aranciata, ma fa scena) e non mi fermo neanche a prendere il bagaglio perché è l'hostess che si premura di andarmelo a prendere e recapitarmelo, ed il tutto con sorrisi e una gentilezza invidiabile.
Di bene in meglio.
Poi arriva Miguel Mejides (amico, scrittore oltre che direttore dell'ICAIC) con il fido autista Carlito, che mi portano al Park View Hotel, un albergo situato tra il Paseo del Prado e il Museo de le Revoluciòn, in piena Havana Vieja.
Comincia così, la mia seconda "avventura" cubana.




Il Paseo del Prado, ne L'Avana Vieja, a due passi dall'albergo.

All'interno dell'albergo, si comincia ad entrare in piena atmosfera locale, tutto è leggermente sotto tono, l'albergo e ben frequentato ed ha una dignità tutta sua seppure un po' demodè, qualche pecca di stile, una perdita d'acqua che scende dal piano superiore, un rumore di là, la tenda doccia che pende, ma L'Avana è così e l'albergo è a totale gestione locale.
Fatto sta che io pernotto per quasi una settimana con il rumore costante di uno scarico che perde e che chissà per quanto tempo perderà ancora.
Ma a me affascinano anche queste cose, cose che altrove probabilmente non tollererei, e che qui invece non solo sopporto senza dargli peso, ma che riesco perfino a giustificare. 
Non sono imparziale, lo riconosco.
E comunque ho il televisore in camera e prende addirittura un canale RAI.



Il Floridita, il locale dove Ernest Hemingway amava consumare i suoi daiquiri.

Il primo giorno faccio un salto all'ufficio di Artex Ediciones Cubanas con Monica Olivera, l'editrice della mia serie, si devono firmare scartoffie contrattuali, l'ufficio, dopo alcuni ghirigori per il parcheggio, scopro che si trova accanto al mitico Floridita (il famoso locale dove Hemingway amava consumare uno dei suoi cocktail preferiti: il daiquiri) e poi di corsa alla Fiera per rendersi conto del tutto.
In aeroporto su un magazine locale avevo letto dell'intervento di Carlo Lucarelli insieme a Daniel Chavarria, ma l'incontro leggo che si è effettuato il lunedì, due giorni prima e sicuramente non è più in fiera, poteva essere una simpatica occasione per incontrarlo.



La bandiera cubana sventola sul porto dalla fortezza della Cabana, sede della Fiera del Libro.



Il castello del Morro, visto dalla Cabana, e da me tante volte rappresentato sulle dediche dei miei albi di Hasta la Victoria!


il pubblico all'interno della Fiera.

La fiera è organizzata all'interno della Cabana, la fortezza che vigila sul canale che la divide dalla città, fortezza dalla quale il Che Guevara comandò la guarnigione della capitale appena terminata la rivoluzione, e dalla quale il "Cannonazo" sparava (e spara tutt'oggi ma in modo del tutto simbolico) l'ultima salva per avvertire i cubani che la catena che impediva il passaggio delle navi nel porto era stata calata. 
I vari spazi sono i locali della guarnigione stessa: magazzini, camerate, uffici ed altri ampi disimpegni che adesso ospitano gli editori che vengono da tutto il Sud America.
Gli stand non sono progettati da grandi architetti, né ci sono coreografie che impressionano gli intervenuti, tutto è al minimo denominatore, degno di quei popoli che non possono permettersi fronzoli ed orpelli inutili ma mirano direttamente al sodo, per cui stand e librerie, espositori, ripiani e tavoli, tutto il necessario per esporre al propria merce senza niente di superfluo.
Ma il caos è enorme, la gente divertita e divertente si aggira con allegria tra i vicoli della fortezza alla ricerca dei libri, gadgets, passatempi e divertimenti, una vera e propria festa popolare con i colori tipici dell'isola.
Negli spazi di Artex mi vengono presentati tutti i presenti, collaboratori, hostess addette alla vendita, responsabili editoriali, della comunicazione e io dispenso cortesia a tutti, anche perché tutti mi dimostrano simpatia attraverso i loro sorrisi.

Qui incontro Ida Garberi, la mia "agente a L'Avana" (come ama definirsi), amica con cui condivisi dei bei momenti anche nella mia precedente avventura cubana e che avevo preventivamente avvisato. E' con una sua amica argentina, Mariela Acevedo, conosciuta giorni prima ad un "corso giornalistico" sul femminismo.
Andiamo a mangiare insieme e la sera ci ritroviamo a Los Nardos, un ristorante di cucina Asturiana che già conoscevamo.

Ida, merita due parole, perché è una di quelle persone (poche) che per inseguire i propri ideali è andata a vivere là dove quegli ideali hanno avuto una concretezza nell'attuazione, una rivoluzionaria che ha seguito la sua rivoluzione non accomodandosi tra i morbidi cuscini di casa propria avvolta da tutti i comfort occidentali e discutendo di "rivoluzioni da salotto", ma decidendo di vivere in una città che non ha tutte le comodità a cui siamo abituati, è una cubana d'adozione (ma non manca di sano senso critico, a volte anche troppo) e vive a L'Avana lavorando per l'agenzia di stampa Prensa Latina (quella fondata dal Che e da Masetti) e per Cubadebate, curando le traduzioni degli articoli dallo spagnolo all'italiano e facendo varie attività giornalistiche tutte collegate alle proprie passioni e ai propri interessi. 

Detto questo, visto che le mie matite non erano richieste, nonostante la mia offerta di dedicare i libri realizzati (ricordo che ero a L'Avana per promuovere i primi due volumi di Hasta la Victoria!, Cuba 1957 e Mambo Cubano), i cubani evidentemente non conoscono l'uso di certe forme di promozione anche perché, in tutta sincerità, di fumettisti c'ero soltanto io e di munajitos (come chiamano loro i fumetti) non ce n'erano altri se non i miei.
Mi sono ritrovato ad avere così un paio di giorni liberi prima della presentazione prevista per il sabato, come da programma.

La decisione è stata presto presa, si va al mare: direzione Playa Santa Maria, a qualche chilometro da L'Avana.
Individuato un autobus in partenza da Plaza Central, i due giorni seguenti mi sono diretto verso il Tropicoco, albergo nella zona turistica di Santa Maria, per andarmi a fare qualche bagnetto, mangiarmi del pescado offerto (si fa per dire) da Lando, un cubano che appena visto il turista da corteggiare si è fiondato sul sottoscritto portandomi per due giorni un piatto di marlin, niente affatto male e le solite Bucanero, una birra cubana di ottima fattura che già conoscevo.
Acqua calda, poca gente (non è la stagione del mare per i cubani), musica caraibica da ogni parte, il mare con colonna sonora, niente male anche se mi sono sentito un po' solo.
Siamo così tornati (il plurale è majestatis) anche con una bella abbronzatura.



Orchestrine sulla spiaggia del Tropicoco, presso playa Santa Maria, anche a distanza di poche decine di metri l'una dall'altra, spandevano musica caribè tra gli avventori della spiaggia.

Il sabato giretto in centro con rinnovata curiosità verso quei luoghi scoperti sei anni fa, e con la piacevole sorpresa di ritrovarmi davanti una città che delle rovine faceva la sua caratteristica, e che invece risultava rimessa a nuovo con moltissime ristrutturazioni che hanno portato la bellezza dei decori, e delle architetture spagnole agli antichi splendori in una rincorsa a farsi bella, merito di un'apertura del governo cubano a imprese private che della ristrutturazione hanno fatto il loro cavallo di battaglia. Per cui tutto il centro città, L'Avana Vieja, la parte più visitata dai turisti è tutta un cantiere aperto.
Piacevole la sorpresa di ritrovarsi in Plaza Vieja completamente ristrutturata quando sei anni fa soltanto un paio dei palazzi prospicenti alla piazza erano stati rimodernati.
Qui, girovagando tra i colonnati della piazza, ho scoperto perfino la mostra di un collega bonelliano, Orestes Suàrez, disegnatore cubano di Tex  che aveva alcune tavole in esposizione, sono entrato sperando di incontrarlo, ma non era presente. Peccato, sarebbe stata davvero una simpatica occasione.



I mercanti di libri usati intorno a Plaza des Armas.


Plaza Vieja completamente ristrutturata.


Il manifesto della mostra di Orestes Suàrez.


Plaza de la Catedral.

Il pomeriggio del sabato alla Fiera del Libro, ho fatto varie interviste tra radio, televisione e agenzie e poi mi sono diretto alla presentazione dove c'erano vari intervenuti, se ne aspettavano anche altri ma per l'enorme affluenza alla fiera (mi si dice che non fosse mai capitato) si è bloccato il passaggio sotterraneo che passa sotto il canale che divide la Cabana dalla città, questo ha impedito l'arrivo anche di Olivera (omonimo perfino del dottore protagonista della mia serie) il più famoso animatore cubano che doveva presenziare l'incontro.
Abbiamo fatto senza.
Prima dell'incontro, con un fair-play degno di un cerimoniale al Campidoglio, mi è stata regalata una habanera (la camicia tradizionale cubana, firmata Compay Segundo, che pare siano le migliori) oltre a regalarmi un mazzo di fiori (che ho prontamente regalato ad Ida, che oltre al fatto che lo meritasse, mi ha tolto dall'imbarazzo di portarmelo dietro), a quel punto ho letto una dichiarazione che mi avevano suggerito di scrivermi, e Ida, che simpaticamente si era proposta di farmi da traduttrice per tutta la giornata, l'ha tradotta per i presenti, poi la fila di persone per farsi fare le dediche (ma senza disegni, per fortuna) ed un ultima intervista.
I miei impegni ufficiali praticamente si sono fermati qui.


Il momento dell'intervista alla radio.


Il pubblico della fiera del sabato pomeriggio, un caos totale, stand affollati, il sottopasso del porto completamente intasato e file di auto per rientrare in città.


Il momento della presentazione dei libri, in ordine: Monica Olivera, il sottoscritto, Ida Garberi e María Elena Pérez la responsabile della comunicazione di Artex.

La domenica di nuovo al mare, e poi un ulteriore incontro con Maurizio, una persona che potrebbe avere contatti anche per il mercato argentino, un personaggio che potrebbe essere stato descritto dalla penna di Graham Greene, e poi un'ultima intervista per Prensa Latina, con Nubia, la responsabile dell'agenzia e con fotografo al seguito, il lascito dei giornali di Tex a Gioia Minuti  (responsabile di Grandma International Italiana, fresca dal rientro dall'Italia per le elezioni e grande appassionata del ranger di casa Bonelli) e poi via, via verso la fine del viaggio.



Il Tropicoco la domenica, una spiaggia affollata di gente, caldo, mare e sole.



Una delle foto scattatami da Tamara Gispert durante l'intervista all'agenzia Prensa Latina.

Già, le elezioni, quest'anno non ho potuto votare, è al prima volta che, mio malgrado, mi sottraggo a questo dovere che ho sempre vissuto con molta responsabilità. 
Quest'anno a causa dei miei impegni ho dovuto saltare anche se, con spirito ottimistico, mi ero portato dietro il certificato elettorale, illuso di poter votare in ambasciata (non capisco ancora perché non lo si possa fare, neanche alcuni residenti all'estero possono farlo, prova evidente è quella di Gioia Minuti che per esercitare il proprio diritto è dovuta andare in Italia), ma è stato inutile. 
E' vero, mi sono evitato l'ultima settimana di dibattiti, talk-show fatti di vane promesse, di insulti gratuiti e di smentite incrociate, e Dio solo sa quanto ringrazio Cuba per avermi risparmiato tali scempiaggini, tuttavia, anche se consapevole che il mio voto poco avrebbe cambiato, il fatto di non avere depositato la scheda nell'urna è una cosa che continua a dispiacermi.

Infine, c'è da annotare che l'organizzazione cubana non aveva previsto l'ultima notte del lunedì, la fiera terminava la domenica ed evidentemente a loro i conti tornano soltanto in modo aritmetico, per cui sono stato ospite in casa di Ida che mi ha offerto una delle sue camere nel suo nuovo appartamento del Vedado (uno dei quartieri residenziali della capitale cubana), cosa di cui la ringrazio calorosamente.

Accompagnato all'aeroporto dalla Lancia Dedra un po' scassata di Carlito, sono partito in perfetto orario da L'Avana il martedì pomeriggio per 17,30 per arrivare a Parigi alle ore 2,30 (cubane), in realtà le 8,30 ora locale della capitale francese, sei ora d'attesa al Charles De Gaulle, e questa volta senza l'accompagnamento delle armonie del piano a coda, ma assorbito dalla lettura de la Repubblica sui risultati delle recenti elezioni politiche, e arrivo a Pisa il pomeriggio alle 17,20 in perfetto orario.

Il tempo, per fortuna, non era come quello descrittomi dagli sms che mi sono pervenuti dall'Italia per tutta la settimana precedente, fatti di nevicate, piogge e freddi polari, qui il tempo era coperto, rari raggi di sole e temperatura apprezzabile, seppur sempre invernale.
Nessun problema, avevamo previsto la tecnica della "cipolla", vari strati di indumenti da sovrapporre al diminuire della temperatura, oramai siamo capitani di lungo corso e siamo pronti ad ogni evenienza.



Un tramonto a L'Avana.

Ma il sole de L'Avana, è un'altra cosa.










1 commento:

  1. bhé, grazie, Stefano, per ricordarmi, è stato un piacere regalarti la mia disponibilità affinchè il tuo viaggio fosse più facile......oltretutto sono o non sono la tua agente a L'Avana???...bacioni Ida

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